L’amore inevitabile. Storie di genitori, storie di figli
- Autore: Chiara Valerio Tommaso Giartosio Lia Levi Alessandro Barbaglia Raffaella Romagnolo Eleonora Marangoni Mauro Covacich Antonio Franchini Romana Petri Giuseppina Torregrossa
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2025
L’amore inevitabile. Storie di genitori, storie di figli (Mondadori, 2025) è una silloge di racconti di noti autori italiani, costruita attorno ai temi della genitorialità e della filiazione. Più che soffermarsi sul fil rouge editoriale, già chiarito dalla quarta di copertina, il testo invita a riflettere sul significato del titolo: un amore definito “inevitabile”, quindi sottratto al controllo e alla scelta individuale. Si tratta di un legame che sfugge alla logica romantica, ma piuttosto è arcaico e necessario, che esiste “malgrado noi stessi”, come esigenza profonda dell’essere umano in quanto essere relazionale. Richiamando la figura greca di Ananke, la necessità, l’amore viene inteso come forza inevitabile e ambivalente, non sempre positiva, ma primaria. Proprio questa tensione rende il titolo originale e denso: un apparente ossimoro che apre a una riflessione complessa sulla natura dell’amore come legame ineludibile.
Nell’immaginario mitologico e archetipico, il padre incarna il principio dell’ordine, della legge e della separazione. È colui che introduce il limite, che taglia il legame originario e apre il mondo della responsabilità, del linguaggio e della storia. Può apparire come re, dio celeste o legislatore, ma anche come padre terribile o assente: in ogni caso rappresenta la forza che struttura e, talvolta, opprime.
I padri per eccellenza sono spesso divinità sovrane, legate al cielo, al mare o all’ordine cosmico; si pensi a Zeus padre severo ma giusto, ma anche Poseidone padre impetuoso e violento, Ade, sovrano dell’aldilà, della soglia e della trasformazione, Marte, energia istintiva dell’impulso, così come Odino nella mitologia norrena, Ra in quella egizia, creatore e garante dell’ordine cosmico. Dunque un principio, quello del padre, che si declina in varie forme.
La madre è il grembo primordiale, la matrice della vita e del ritorno. Archetipo dell’accoglienza e della fusione, governa i cicli naturali di nascita, nutrimento e morte. È dea della terra, acqua sorgente originaria, notte fertile; ma porta in sé anche il volto oscuro della madre divorante, che trattiene e annulla. In lei convivono protezione e minaccia, origine e dissoluzione. La madre per eccellenza è la Grande Madre, Gea stessa, la terra che genera, il principio da cui tutto deriva. Demetra incarna la madre che nutre, dea delle messi, la quale, quando perde la figlia Kore/Persefone, fa terra bruciata intorno a sé. Kali, figura centrale dell’induismo, è invece la madre del tempo e della trasformazione.
Tuttavia, il materno, come archetipo, non coincide esclusivamente con la maternità biologica, ma con una qualità generativa più ampia: è la capacità di accogliere, trasformare e dare forma. È fertilità simbolica, forza che rende possibile la creazione di opere, pensieri, linguaggi, mondi interiori. Il materno nutre ciò che è ancora informe, gli offre tempo e protezione, e poi lo lascia emergere. In questo senso, è un principio creativo che attraversa l’arte, la scrittura e ogni atto di produzione: non genera soltanto altre vite, ma senso, possibilità e futuro.
I figli incarnano il movimento, la possibilità del nuovo e della trasformazione. Sono gli eroi in potenza, come Ercole, coloro che devono separarsi dai genitori per compiere il proprio destino, come Kore, la fanciulla, che diviene Persefone, spesso attraversando prove, esili e metamorfosi. Nell’archetipo del figlio si concentra il conflitto tra fedeltà e rottura: è il futuro che nasce dal passato, ma che per esistere deve superarlo.
Nel contesto di tali archetipi si muovono i racconti, alcuni autobiografici, altri no, dei dodici autori che hanno contribuito alla composizione di quest’opera. Allora perché non citarli?
Edoardo Albinati si cimenta con il tema dell’adozione, ma non si ferma qui. Affronta anche il delicatissimo passaggio dall’essere genitori adottivi a diventare genitori biologici. Due forme di genitorialità per un’unica forma di amore, necessario e inevitabile.
Come ho detto, non ti ho mai visto piangere tranne quella volta della tazza rotta.
Alessandro Barbaglia descrive un banale episodio, due genitori che si stringono intorno al figlio e allo scampato pericolo. L’uso di nomi “padre”, “madre”, “figlio” dovrebbe conferire universalità, tecnica stilistica abbastanza sfruttata dalla narrativa contemporanea degli ultimi anni.
Mauro Covacich, dallo sguardo di un uomo di mezza età senza figli per scelta, osserva la potenza dell’istinto materno pronto a dare la vita pur di salvare quella del figlio neonato. Tale sguardo sembra tuttavia più interessato alla madre (“i tonici glutei polacchi”) in quanto giovane donna atletica e determinata piuttosto che al bambino (“lo stronzetto ride”) evidente fonte di irritazione per l’autore.
Dario Ferrari ci regala una riflessione sui genitori separati dalla voce del figlio.
Ho tantissima fiducia in mio papà, ma ogni tanto dice qualche bugia. Me l’ha detto la mamma in confidenza.
Antonio Franchini ci offre uno spaccato di vita tra un padre e un figlio adolescente e le riflessioni del primo sul confronto generazionale.
Almeno questo ti è riuscito nella vita, hai condiviso con i tuoi figli le emozioni che mai spartisti coi genitori tuoi.
Tommaso Giartosio propone una riscrittura da nuova angolazione di un’esperienza autobiografica: la riproduzione assistita con donatore. La riflessione verte sulle radici biologiche, sulla legittimità del desiderio di un ragazzo di voler conoscere la donatrice grazie alla quale è nato, nonché sul senso materno di una donatrice anonima di ovuli.
Chi è che ha detto: “le radici profonde non gelano?”
Lia Levi: chi la conosce sa cosa attendersi, una scrittura piana, elegante, sincera, autobiografica. Qui ci propone un ritratto di sua madre attraverso le note vicende della sua famiglia ebrea durante la guerra.
Mia madre sapeva come trattare l’infelicità. Combattendola. È tanto semplice.
Eleonora Marangoni propone un racconto stile sliding doors: cosa accade se il destino ci riserva la maternità oppure ce la nega? I due immaginari a confronto.
Romana Petri, già nota per la sua predilezione per le biografie, ci propone quella di Charlize (in esergo), figlia della violenza ma anche di una madre coraggiosa.
Mi ha insegnato il coraggio. […] Le devo tutto. Anche la pace che mi ha dato.
Raffaella Romagnolo affronta il tema della sterilità con uno stile altrettanto sterile.
Giuseppina Torregrossa, di formazione medica specializzata in perinatologia, dipinge un quadro familiare difficile eppure tenuto insieme da un amore inevitabile per una donna ciclotimica.
Infine, Chiara Valerio ripropone un racconto rivisitato già pubblicato circa venti anni prima su una possibile maternità inaspettata, temuta, da una donna che non si sente all’altezza rispetto a un modello materno irraggiungibile.
“Tua madre ti chiama sempre a quest’ora?”
“Quest’ora quale? Tutte le ore sono delle madri.”
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’amore inevitabile. Storie di genitori, storie di figli


Lascia il tuo commento