La lunga vita di Marianna Ucrìa è un romanzo storico di Dacia Maraini, pubblicato per la prima volta nel 1990 e vincitore, nello stesso anno, del prestigioso Premio Campiello. Partendo da queste premesse, ci si aspetta di immergersi in una lettura ipnotica, capace di catturare l’attenzione e suscitare l’emotività del lettore fin dalle prime pagine. In questo straordinaria è la maestria di Dacia Maraini, raffinata scrittrice e drammaturga, tra le voci più autorevoli del femminismo italiano, che ci restituisce una storia ispirata alla figura di una sua antenata, la principessa Marianna Alliata Valguarnera.
La storia è ambientata nella Sicilia del Settecento, tra Palermo e Bagheria. All’epoca, l’isola si trova in una situazione politico-sociale particolarmente delicata: dopo essere stata sotto il dominio degli Asburgo e successivamente dei Borbone, è caratterizzata da un sistema di potere in cui la nobiltà feudale esercita una forte influenza su ogni aspetto della vita dei siciliani, tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica. È proprio in questo contesto che prende forma la storia di Marianna Ucrìa, nata in una famiglia dell’alta nobiltà siciliana e costretta, all’età di appena tredici anni, a sposare lo zio Pietro per volontà della famiglia. Nel romanzo, quest’ultimo viene indicato con l’appellativo di "signor marito zio".
Marianna è una bambina vivace, intelligente e perspicace, ma è sordomuta. Questa condizione, tuttavia, non la accompagna fin dalla nascita: in seguito a un evento traumatico, ovvero l’abuso sessuale subito durante l’infanzia proprio per mano dello zio Pietro, suo futuro marito, perde la capacità di parlare e di udire. Nel corso del romanzo seguiamo la crescita di Marianna e la sua evoluzione interiore: dal matrimonio alla nascita dei figli, assistiamo al percorso di una donna che sembra inizialmente prigioniera di un sistema che decide al posto suo. La sua condizione, però, comincia lentamente a trasformarsi, fino a un momento che rappresenta un vero e proprio spartiacque nella sua vita: l’incontro con i libri e con il pensiero degli intellettuali illuministi. Per Marianna, avvicinarsi a questi testi significa intraprendere un percorso di cambiamento interiore. Pur senza allontanarsi fisicamente dalla propria dimora, entra in contatto con idee profondamente distanti dalla realtà in cui vive. Se in casa è spesso sottomessa prima al padre, poi ai fratelli e infine al marito, i libri di autori inglesi e francesi le permettono di scoprire il concetto di libertà e di maturare una nuova consapevolezza di sé e del mondo che la circonda. Lentamente, questa apertura mentale e interiore finisce per coinvolgere anche le donne che le stanno accanto.
Interessante è, a mio avviso, il passaggio in cui una delle figlie di Marianna prende coscienza della propria infelicità coniugale e riconosce di essere innamorata di un altro uomo. Dopo aver ascoltato le confidenze della figlia, Marianna non la invita a rispettare a ogni costo i doveri matrimoniali, ma sceglie di assecondarla e di comprendere i suoi sentimenti. Quello che oggi potrebbe sembrare un atteggiamento del tutto naturale assume un significato ben diverso se collocato nel contesto storico e sociale dell’epoca: rappresenta, infatti, un gesto di apertura e di emancipazione rispetto alle convenzioni del tempo.
Come accennato in precedenza, accompagniamo Marianna lungo tutto l’arco della sua vita, fino alla morte del "signor marito zio", che la lascia vedova e alle prese con una nuova fase della propria esistenza che le farà scoprire, per la prima volta, l’amore. Tenera e coinvolgente è la storia d’amore che vede protagonista lei e il giovane Saro.
Dal punto di vista strutturale, il romanzo segue con coerenza il filo cronologico di un’intera esistenza. La scrittura della Maraini è raffinata: innesta nella prosa gli intercalari del parlato siciliano senza mai perdere l’aulicità della struttura sintattica. Merita una menzione anche la grande verosimiglianza della storia: l’unicità della penna sta nella capacità di assorbire il lettore dentro la vicenda, fino a fargli vivere gli eventi dal punto di vista di Marianna, senza poter udire nulla e senza poter proferire parola. Con straordinaria finezza l’autrice ci fa percepire il mondo attraverso i limiti della protagonista: anche noi, come lei, non sentiamo, eppure ci accorgiamo di tutto ciò che accade intorno.
La lunga vita di Marianna Ucrìa è un classico che non può mancare nella libreria di chi ama la penna verista di Verga o di De Roberto. Si ha la sensazione di essere trascinati in un altro tempo, di respirarne gli odori, le sensazioni, l’aria. Un tempo solo in apparenza lontano che svela una grande illusione: i tempi, per le donne, sono davvero così diversi? Oggi la donna, per emanciparsi, ricorre alla cultura o ad altre strade? Sono interrogativi aperti e personali: ciascuno risponda a proprio piacimento, dopo aver goduto di questa storia.
- Autore: Dacia Maraini
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Rizzoli
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La lunga vita di Marianna Ucrìa
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