La cucina italiana è patrimonio immateriale dell’Unesco. Il recente riconoscimento corona una delle eccellenze del nostro paese, che da sempre ha un posto speciale nell’album dei ricordi di turisti e visitatori provenienti da tutto il mondo. Un plauso alla buona tavola che trova d’accordo anche gli intellettuali, ovviamente. Sono tantissimi gli scrittori che nelle loro opere hanno reso omaggio al legame delle ricette con la cultura e il territorio: che siano piatti antichi o recenti, locali o nazionali. E tra gli appassionati ai fornelli non troviamo solo le grandi signore della letteratura, al contrario la cucina è spesso un fatto maschile. Proviamo allora ad immaginare un menù, magari in vista delle feste, ispirato proprio dai libri, rigorosamente italiani.
Antipasto: il casio in pastelletto di Umberto Eco
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Per l’antipasto, perché non rivolgersi al grande Umberto Eco e riproporre, direttamente da Il Nome della Rosa (edito da Bompiani nel 1980), il suo casio in pastelletto. Una ricetta, versione medievale del frico friulano, che rappresenta il segno tangibile dell’attenzione che lo scrittore dimostra per la cultura e la storia. Non poteva essere altrimenti. A cucinarlo è il monaco Salvatore, con tanto di istruzioni nella sua lingua particolarissima, composta da espressioni in latino, volgare, francese, tedesco e dialetti:
Pigli al casio che non sia troppo vecchio, né troppo insalato e tagliato in feteline a boconi quadri o sicut te piace.
Gli ingredienti? Formaggio, ovviamente. E poi burro, zucchero di canna e cannella in polvere.
Primo: timballo di maccheroni con Tomasi di Lampedusa
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Il primo piatto è un grande classico: il timballo di maccheroni de Il Gattopardo (Feltrinelli, 2025), un tripudio di sapori che ben rappresenta la tradizione aristocratica della Sicilia descritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Contiene l’esagerazione sontuosa dei pranzi domenicali e insieme l’abitudine rassicurante che è il significato principe dell’intero romanzo. Fa sorridere il sollievo dei commensali che temono il potage, barbarica usanza forestiera. Così sono fremiti di ammirazione che accolgono la portata:
L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.
Secondo: l’ospitalità di casa Agnello Hornby per i secondi piatti
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Il trionfo dei sensi e dell’ospitalità è anche la cifra della cucina di Simonetta Agnello Hornby che alla tradizione di famiglia ha dedicato libri e ricordi. Primo fra tutti Il pranzo di Mosè, dal nome della tenuta nelle campagne di Agrigento che fa da sfondo alle estati dell’infanzia: il volume, edito da Giunti nel 2014, è anche una rubrica video che mischia ricette e ricordi.
Seduti al tavolo della sala da pranzo, gustavamo il cibo divertendoci e chiacchierando, senza dimenticare di accudire gli ospiti.
Così per i secondi piatti c’è l’imbarazzo della scelta: è possibile replicare i medaglioni con ragù e per gli amanti del pesce le sarde a beccafico. Buono anche il suggerimento di un’alternativa per i vegani, come le cotolette di melanzane.
Contorno: la caponata di Camilleri
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Il contorno? Spetta di diritto ad Andrea Camilleri e al suo Montalbano, grande intenditore di cucina e buongustaio. Tantissimi i suoi omaggi alla tradizione siciliana, capaci di ricreare sapori e profumi nel ricordo di chi legge: così la caponata rievocata ne La gita a Tindari (Sellerio, 2000) dove il celebre commissario riconosce ancora una volta il talento dell’impareggiabile Adelina.
Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. C’è di che festeggiare. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida. Canticchiandole, raprì la porta-finestra doppo avere addrumato la luce della verandina. Sì, la notte era frisca, ma avrebbe consentito la mangiata all’aperto. Conzò il tavolinetto, portò fora il piatto, il vino, il pane e s’assittò.
Dolce: crostatine con noci e miele per Alessandro Barbaglia
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Per il dolce vale la pena un salto nella contemporaneità e ne Il ladro geniale di Alessandro Barbaglia, edito da De Agostini, 2025. Una rilettura del furto della Gioconda dal Museo del Louvre da parte di Vincenzo Peruggia. La bis bis nipote del presunto ladro, Caterina, è appassionata di biscotti e regala ai lettori giovani e meno giovani un ricettario tutto da sperimentare. Da provare le crostatine con noci e miele: essenziali per entrare a far parte della Banda Biscotti e per conoscere la storia del quadro più famoso del mondo. Ma ovviamente le combinazioni sono infinite come le possibilità di scelta.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un menù per le feste ispirato alla letteratura, dall’antipasto al dolce
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