Lina e il sasso
- Autore: Mauro Covacich
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: La nave di Teseo
- Anno di pubblicazione: 2026
Nel romanzo appena pubblicato da La nave di Teseo Lina e il sasso, lo scrittore triestino ma ormai divenuto romano Mauro Covacich ci racconta le favole che Max, uno scrittore in crisi di ispirazione, è abituato a narrare alla piccola Lina, la figlia della sua compagna Elena. Covacich costruisce una storia con diversi personaggi e diversi punti di vista, ambientata in una Roma contemporanea divisa in zone e quartieri lontani fra loro per edilizia, qualità della vita, identità degli abitanti.
Elena è una fisioterapista che lavora in un circolo sportivo frequentato da professionisti anziani che vogliono tenersi in forma: massaggia pelli stagionate munita di guanti, per mettere una distanza anche fisica con i corpi di cui deve occuparsi. Abita in una lontana periferia, a Le Torri, con sua figlia Lina, una bimba down con qualche difficoltà fisica e relazionale; il padre della piccola, che lei chiama Papino, le ha lasciate, e ora con loro abita lo scrittore Max, che si è conquistato la fiducia della piccola, con cui passa parecchio tempo. L’uomo aveva avuto una lunga relazione con Carlotta, una bella donna disinibita che lavora a un programma tv molto popolare, ma che, munita di parrucca corvina, tramite un sito di incontri fa sesso sotto lo pseudonimo di Alcesti, con uno o più uomini, anche se il suo pensiero corre spesso a Max, che ha preso il suo borsone e l’ha lasciata improvvisamente qualche anno prima.
L’intreccio che Covacich ha costruito è una trama piena di sorprese, che lasceranno il lettore perplesso e stupito. Tuttavia la parte migliore del libro è la descrizione del rapporto affettivo tra Max, che scrive chiuso in un piccolo locale nel già minuscolo appartamento di Elena, e Lina. Una ragazzina alle soglie della pubertà, divisa tra l’amore per il padre lontano e l’affetto per l’uomo con cui divide molto del suo tempo, quando la madre non c’è; è lui che le racconta la favola della zuppa di sasso, una storia di lontana origine ungherese che coinvolge e affascina Lina, ed è lui che, quando sa che viene chiamata a scuola mongolina, compra una grande carta geografica della Mongolia e le racconta la meraviglia di quel grande paese asiatico - forse ci potrà andare un giorno anche lei; infine è ancora Max che si trova in grande imbarazzo quando la ragazzina, che deve fare il bagno, lo esorta a entrare nella vasca con lei. Quando la scuola manda a chiamare i genitori di Lina perché ci sono stati episodi di molestia in classe, scoppia una specie di bomba: pare che sia proprio Lina la protagonista di quelle molestie e non la vittima, come sembrava logico avvenisse.
Mauro Covacich ci mette di fronte a una situazione di grande ambiguità, in cui non contano l’età né la condizione economica o anagrafica. La presenza del sesso, nelle sue diverse declinazioni, erotiche, amorose, infantili, trasgressive, si manifesta nelle esistenze dei diversi personaggi che compongono questa storia romana, la quale si svolge in un’estrema periferia, fra esercizi commerciali modesti, immigrati che si arrangiano, pizzerie infime e deiezioni a cielo aperto, che si contrappone al centro città quale è il quartiere Flaminio, vicino al Tevere, dove si collocano gli esclusivi circoli sportivi, le istituzioni culturali, una borghesia rampante e danarosa.
Finale sorprendente, tappi che saltano, scoperte inquietanti concludono un romanzo che mette insieme a molti altri elementi l’innocenza della piccola Lina, costretta a vivere con adulti incapaci di realizzarsi, infelici, scontenti. Serrati i dialoghi tra i vari interpreti di questa tragicommedia, il cui punto più poetico è un mazzo di 24 rose rosse che puntualmente raggiunge l’anziana ma lucidissima madre di Elena: c’è ancora posto per l’amore romantico, sembra suggerire l’autore.
Lina e il sasso
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