- Autore: Virginia Woolf
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2021
Virginia Woolf era una lettrice attenta e meticolosa che non aveva paura delle opinioni altrui. Il “Times Literary Supplement” la ebbe come lettrice per vent’anni, trovando nei suoi scritti il genio, al punto che le recensioni della Woolf erano più belle di alcuni libri. Non è un caso che sia uscito un saggio dal titolo Genio e inchiostro. Le più belle recensioni scritte per il Times Literary Supplement (HarperCollins, 2021, prefazione di Ali Smith e di Virginia Wade, trad. di Sara Sullam); l’acronimo TLS consegnava alla Woolf uno o due libri alla settimana, ma con la consapevolezza che lei avrebbe scritto quello che le pareva, anche di romanzi di un altro secolo. La Woolf era contenta della collaborazione, ma paradossalmente più le facevano complimenti, più non aumentavano i soldi per ogni singolo scritto.
Il primo saggio recensione è datato 1916 ed è su Charlotte Brontë, di cui non scrive su un singolo romanzo ma sulla intera opera. Ma non è poi così poco vigile nei suggerimenti del TLS; se scrive di Charlotte Brontë è perché, nel 1916, è il centenario della sua nascita.
Virginia si dispiace che la scrittrice sia morta a soli trentanove anni, proprio quando il suo stile sta diventando imperioso e importante. La Woolf non fa sconti, anche se sa che le autrici di romanzi non sono molte, ma pochissime. Nondimeno molta scrittura di Charlotte Brontë, la Woolf la trova piuttosto scadente, ma non è la prima a sorprendersi che Jane Eyre sia un capolavoro. Lo scrive più volte:
Ma quando si legge Brontë, è impossibile sollevare gli occhi dalla pagina. Ci tiene per mano, ci obbliga a seguirla, a vedere le cose che vede lei, come le vede lei. Non si assenta per un solo momento, né tenta di nascondersi o di falsare la propria voce.
Che scrittura centrata, precisa, senza sbavature, preziosa, e solo poche righe indietro, come abbiamo già scritto, trovava Charlotte Brontë scadente e noiosa. E come controbattere su Jane Eyre, se effettivamente l’abbiamo letta e riletta, uomini inclusi, restando a bocca aperta, portata sullo schermo televisivo più volte o con film al cinema?
Poi ci sono una lode per le biblioteche del Regno Unito e le sue chiacchiere con i suoi amici di Bloomsbury. Le sue recensioni sono per la Woolf come un monito: leggere è bellissimo, leggere con gli amici dello stesso libro è entusiasmante. Perché sono solo opinioni, gusti personali, ma lei non ci crede molto. La sua voce svetta perché ha assorbito anche le tecniche per un’ottima recensione.
Ma ci sono cose che non si dicono. Lo scrittore che lei ama moltissimo, ma è anche lontano dal suo mondo, è l’americano Henry James. Con lui è difficile trovare un giudizio univoco. È uno scrittore magnifico che ha abbandonato gli Stati Uniti per vivere in Europa; ci torna negli States, ma ormai le sue città sono Londra, Parigi e Roma, con una preferenza sulla capitale inglese, ma solo per la lingua e i suoi contatti editoriali. Molto sicuro di sé stesso e delle sue capacità creative, è spesso quasi scandalizzato dalla presenza ancora così importante delle aristocrazie europee. Da "americano", però, ne subiva il fascino. Il mini saggio della Woolf è di maestosa maestria e sorrideva dello sconcerto di Henry James, che uscì con due romanzi che ebbero pochissimo successo commerciale, The Bostonians e Principessa Casamassima, entrambi del 1886.
Virginia Woolf poi si mette in cattedra, quando scrive di Thomas Hardy, dando a noi lettori la consapevolezza che recensioni inutilmente cattive non ce ne sono. Saggio prezioso.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Genio e inchiostro
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