Una recente campagna di dismissione ha mandato in pensione molte delle tradizionali cassette delle lettere rosse. Come buste, carta personalizzata e francobolli, non si usano più; è il segno del mutare dei tempi a favore dei moderni sistemi di messaggistica che agevolano i contatti tra persone. E introducono una sorta di epistolario semplificato, ma privo di emozioni.
Scriviamo ad amici, conoscenti, colleghi di lavoro, vicini di casa in una comunicazione la cui cifra è la rapidità e l’efficienza. Niente a che vedere con l’eleganza raffinata delle lettere del passato. Eppure niente vieta di prendere in prestito un po’ di quell’eleganza raffinata per le interazioni quotidiane; in fondo, sapere che qualcuno ha speso tempo e impegno alla ricerca di una frase speciale è il segno più efficace di interesse e affetto verso il destinatario.
E allora, vale la pena fare un salto indietro nel tempo e curiosare tra la corrispondenza degli scrittori. Si scopre che le lettere, anche quelle informali, dirette a parenti o amici, erano capolavori di stile e raffinatezza.
Leopardi e la bellezza nel quotidiano
Certo, Giacomo Leopardi è esempio inarrivabile. Ma quanta bellezza c’è in certa sua prosa.
Tutto ciò mi interessa infinitamente, e io non saprei esprimere il piacere che voi mi avete procurato intrattenendomi su questi particolari. È veramente dolce vedere i segreti di un cuore come il vostro.
(dalla lettera ad Andrè Jacopssen del 23 giugno 1823)
Un complimento affettuoso per un amico, ma espresso con grande delicatezza. Così come la confessione di una profonda malinconia.
Sono così stordito dal niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prender la penna per rispondere alla tua del primo.
(a Pietro Giordani 19 novembre 1819)
Recensione del libro
Epistolario
di Giacomo Leopardi
Le lettere d’amore, da Montale a Nabokov
Restando ai poeti, innegabile è il fascino delle lettere d’amore.
Tra tutte quelle di Eugenio Montale a Irma Brandeis, la Clizia della letteratura: è indirizzato a lei quel capolavoro di non detto e malinconia struggente:
E se non mi vorrai, non preoccuparti di me e non rispondere alle lettere che qualche volta ti manderò, non leggerle, se credi; ma lasciami questa illusione di essere ancora vivo per qualcuno.
(“Lettere a Clizia”, Mondadori, 2024)
Scrive d’amore anche Vladimir Nabokov, che d’altronde spedisce alla moglie e musa Vera Slonim 300 lettere. La sua dichiarazione più bella è anche un’ammissione di parità intellettuale e artistica:
Tu sei l’unica persona a cui posso parlare del grido di una nuvola, del canto di un pensiero e del fatto che quando oggi sono andato a lavorare e ho visto ogni girasole in faccia, mi hanno sorriso anche loro con i loro semi.
(da “Letters to Vera”, edito da Knopf, 2015)
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Le lettere d’amore famose più belle di sempre
Cartoline di viaggio con Virginia Woolf
Come uguagliare le descrizioni dei paesaggi di Virginia Woolf in vacanza in Italia? In una lettera del 14 aprile 1927 scrive alla sorella Vanessa:
Ieri notte abbiamo esplorato Siracusa al chiaro di luna. Ma come faccio a raccontare senza annoiarti, soprattutto senza che tu abbia bevuto una bottiglia di vino e sia mezza sbronza come ero io … la baia, le golette, il cielo azzurro, con le colonne bianche che si stagliano come carta e le nuvole che le solcano, e la gente che va a spasso, e un uomo sui trampoli – no, non mi viene.
(“Se vedi una luce danzare sull’acqua”, il Saggiatore, 2024, a cura di Liliana Rampello).
Graham Greene e l’arte di non dire niente
Più recente ma sempre oltre Manica, Graham Greene non si smentisce. E fa scuola anche quando non scrive niente, senza mai scadere nell’ovvio. Come nella lettera inviata alla fidanzata e futura moglie.
Se non avete voglia di dilungarvi potreste dire come lui:
Cara, non ho niente da dire e tuttavia non oso fermarmi. Sento che c’è qualcosa di orribile nel chiudere la busta senza riuscire ad aggiungere altro. Mi sento come se dovessi continuare a discutere, discutere, discutere con te finchè non avrò ripreso il controllo. Chiacchierare, chiacchierare, chiacchierare, chiacchierare. Ancora e ancora e ancora.
(“Roulette russa” di Richard Greene, Sellerio, 2021, traduzione di Chiara Rizzuto)
Kafka e i ritardi postali
Il podio? Va a Franz Kafka che sa lamentarsi di un ritardo del sistema postale con impareggiabile grazia:
I baci scritti non arrivano mai.
(“Lettere d’amore a Milena Jesenska”, Garzanti, 2024, traduzione di Giulia Frare)
Recensione del libro
Lettere a Milena
di Franz Kafka
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le lettere degli scrittori, da Leopardi a Kafka, e i libri in cui leggerle
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