Portrait d’une femme noire, di Marie-Guillemine
Bella schiava è un sonetto appartenente al filone sentimentale della raccolta La Lira di Giambattista Marino.
Il componimento esplora le tematiche della bellezza femminile e dell’amore ribaltandone la prospettiva usuale, attraverso l’elogio della pelle scura e non di quella diafana, considerata il massimo dello splendore, e la fascinazione per l’esotico e lo strano piuttosto che per il consueto.
Per garantire l’effetto stupefacente, che è lo scopo principale della sua poetica, Marino utilizza l’espediente stilistico del paradosso, dando vita a un sapiente e originale gioco di contrasti che fa di Bella schiava una delle liriche più rappresentative della letteratura barocca.
Analizziamo approfonditamente il testo dal punto di vista metrico, formale e critico.
“Bella schiava”: testo della poesia
Nera sì, ma se’ bella, o di Natura
fra le belle d’Amor leggiadro mostro.
Fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura
presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro.Or quando, or dove il mondo antico o il nostro
vide sì viva mai, sentì sì pura,
o luce uscir di tenebroso inchiostro,
o di spento carbon nascere arsura?Servo di chi m’è serva, ecco ch’avolto
porto di bruno laccio il core intorno,
che per candida man non fia mai sciolto.Là ’ve più ardi, o sol, sol per tuo scorno
un sole è nato, un sol che nel bel volto
porta la notte, et ha negli occhi il giorno.
“Bella schiava”: parafrasi della poesia
Sì, sei nera, però sei bella,
o magnifico dono della natura
cara tra le donne scelte dal Dio Amore.
L’alba, rispetto a te, si rabbuia
l’avorio e la porpora perdono
la loro lucentezza e si oscurano
accostati al nero (della tua pelle)
Ma quando, ma dove il mondo antico o quello di oggi
videro mai tanta luminosità sprigionarsi
dall’inchiostro scuro
o uscire tanto calore dal carbone spento?
Sono servo della mia stessa schiava
i cui capelli scuri legano il mio cuore
che da nessuna mano dalla carnagione chiara può essere sciolto.
O sole, là dove tu splendi, solo per umiliarti,
è nato un altro sole che nel suo viso richiama la notte
anche se nei suoi occhi ha il giorno.
“Bella schiava”: metrica, stile e figure retoriche
Bella schiava è un sonetto con schema rimico ABAB BABA CDC DCD.
La principale caratteristica di questa poesia è il totale ribaltamento della classicità, che vediamo non solo nell’uso delle metafore di ispirazione petrarchesca (qui l’ammirazione è per la pelle scura invece che per quella chiara), ma anche nella riproposizione del tutto personale di una citazione contenuta nel biblico Cantico dei Cantici, dove si trova l’espressione “Nigra sum sed formosa”.
L’impatto sbalorditivo del testo e il sovvertimento dei valori sono garantiti dall’utilizzo massiccio ed esperto di figure retoriche adatte allo scopo, ovvero:
- Antitesi: "Nera sì, ma se’ bella" (v.1). La carnagione nera, all’epoca, era considerata "brutta", invece Marino ne sottolinea l’insolita ma indiscutibile bellezza; "porta la notte, et ha negli occhi il giorno" (v.14);
- Ossimoro: "leggiadro mostro" (v.2);
- Iperbato: "mostro ... di Natura" (vv.1-2); "bruno laccio avvolto intorno il core" (vv. 9-10);
- Anastrofe: "Fosca è l’alba" (v.3);
- Metafora: "un sol che nel bel volto porta la notte" (vv. 13-14); "et ha negli occhi il giorno" (v.14);
- Allitterazione della “v”, “i” ed “s”: v. 6: "vide sì viva mai, sentì sì pura"; della “r” ed “s”: vv. 3-4: "Fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura / presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro”; v. 7-8: "o luce uscir di tenebroso inchiostro, / o di spento carbon nascere arsura?”; v. 10: "porto di bruno laccio il core intorno";
- Apostrofe: "O sol" (v.12);
- Paronomasia: "sol, sol" (v. 12); il primo si riferisce al sole, il secondo sta per "solo";
- Polisindeto con parallelismo: vv. 7-8 “o luce uscir di tenebroso inchiostro, /o di spento carbon nascere arsura?";
- Enjambement: vv. 1-2; vv. 3-4; vv. 5-6; vv. 9-10; vv. 13-14.
Il rovesciamento dei canoni estetici classici, l’inno alla bellezza esotica e il virtuosismo barocco
Nella frase "è del poeta il fin la maraviglia / chi non sa far stupir vada a la striglia", Marino definisce compiutamente la propria poetica. Da maestro della letteratura barocca qual è, l’artista napoletano rifiuta drasticamente la tradizione classicista e il petrarchismo imperante, per dedicarsi a un lirismo del tutto diverso, fortemente incentrato sul virtuosismo stilistico, che pertanto diviene la cifra che più e meglio di ogni altra definisce la poesia del ’600.
Bella schiava simboleggia alla perfezione le peculiarità tipiche del filone amoroso contenuto nella raccolta La Lira, dove il sentimento viene completamente spogliato delle implicazioni drammatiche del petrarchismo per divenire puro esercizio di stile, sfoggio di talento atto a suscitare stupore in chi legge. Per raggiungere lo scopo, Marino coglie e fa sue tutte le spinte innovative dell’epoca in cui vive, riutilizzando in maniera personale e del tutto originale il materiale letterario che ha a disposizione.
Il fatto che nel componimento l’autore esalti la bellezza fisica di un’africana risponde ai dettami barocchi che prediligono ciò che è strano ed esotico rispetto all’ordinario; inoltre la condizione sociale di schiava è un’estrema conseguenza della tendenza seicentesca a cogliere la donna in momenti di vita quotidiana mentre svolge azioni banali come pettinarsi o innaffiare i fiori. Anche per Bella schiava il procedimento compositivo è quello tipico di Marino, che consiste nel combinare in maniera moderna immagini tratte dalla tradizione letteraria precedente; lo scopo dichiarato è quello di suscitare meraviglia attraverso virtuosistici giochi di parole nell’ambito di un tecnicismo lirico del tutto fine a se stesso, senza altri intenti a parte quello di sorprendere.
Attraverso il paradosso, l’ossimoro, l’antitesi esasperata e un pregevole gioco di contrasti (luce/tenebre, ardore/ciò che è spento, sole/notte/giorno), Marino ci ricorda che non può esistere un’idea univoca di bellezza e che essa può trovarsi anche dove mai ce l’aspetteremmo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Bella schiava”, la poesia di Giambattista Marino sulla bellezza femminile non convenzionale
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