Si fa fatica a pensare che lo scrittore Nicola Lagioia, che compose La ferocia, premio Strega 2015, sia lo stesso che narra un lunghissimo romanzo dal titolo Santa Barbara (Einaudi, 2026), dove la storia di più famiglie prende vita dagli anni ’30 del secolo scorso. Se La ferocia era farcito di uno sperimentalismo spericolato, tanto da farci dire “ma cosa ho letto? non ho capito bene”, ora le uniche varianti sono poche pagine non in terza persona, ma vergate dagli stessi personaggi del romanzo. Per il resto è la storia di due e più famiglie che vivono a Capurso, in Puglia. Lo sperimentalismo qui diventa emozione alternata; ci sembra di camminare coi personaggi.
Nunzia Battista, una sera del 1930, ha un rapporto sessuale fugace con Nicola Pisapia. I due ragazzi non sanno esattamente cosa hanno fatto, ma Nunzia resta incinta e quindi devono sposarsi, e poi lei è devota a Santa Barbara, che legge nel cuore delle donne, soprattutto i tormenti. Vivono in una spelonca, con giacigli di paglia. Il bambino nato si chiama Domenico; sembra destinato a morire, ma più cresce più diventa forte. Il padre parte per la guerra e torna miracolosamente a Capurso, quasi illeso. Una miseria nerissima vede Nunzia mangiare una cipolla col pane raffermo. Il marito parte per il Venezuela e la moglie si presta a qualsiasi lavoro per vivere. Domenico va bene alle scuole superiori, ma deve lasciare per lavorare e nel frattempo ha amici: Vito, magro con uno scheletro, e Filippo. Dopo la gavetta, lavora per l’avvocato Cosentino e nel frattempo intrattiene relazioni sessuali con ragazze delle case chiuse insieme agli amici.
Non è necessario sapere la trama a menadito, perché i personaggi ci sono arrivati nella mente e ci sembra di vivere nel romanzo. L’Italia è nel pieno del boom economico, e Domenico con Vito, figura che ha una certa importanza, e Filippo si mettono a confezionare salviette per il thè o altro col pizzo francese. I soldi iniziano ad arrivare e c’è bisogno di ricamatrici e stiratrici. Poco prima Lagioia scriveva di Giovanni, che voleva diventare l’artefice e il capo dell’oleificio locale; non ha successo, ma ha terre a disposizione e nel frattempo sposa Caterina, incatenata in questo matrimonio sbagliato con due figlie da crescere: Stella, la maggiore, scialba e bruttina, e Anna, bellissima e misteriosa. La vita di Stella fu orribile, veniva picchiata regolarmente dal marito e i bambini avevano paura, ma la sorella non se ne accorse perché per sposarsi aveva rinunciato a finire gli studi superiori, senza un lavoro, ancora senza patente.
Domenico andò a letto con moltissime donne, ma poi si innamorò di Anna, che Lagioia rende spesso voce narrante. Lo scrittore è talmente vicino alle cose scritte che noi ci sentiamo un pubblico di lettori pugliesi. Gli anni Settanta in Italia, ma anche in Puglia, furono tormentati soprattutto al Nord, ma le propaggini arrivarono fino a Bari. Con la strage di Piazza Fontana, a Milano, nel 1969, si fece avanti il terrorismo nero, ma l’autore con passaggi temporali voluti va avanti e ricorda la strage di Bologna del 1980. Non nomina le Brigate Rosse. In realtà, nel decennio preso in esame, Anna è innamorata di un altro uomo, ma Domenico ha intenzione di rovinarla. I lettori si accorgeranno della fine con un po’ di sconcerto.
Quando ci liberiamo del libro ci viene dietro un pezzo di cuore. Chi poteva immaginare un Nicola Lagioia così maturo, leggibile, intriso sentimentalmente della sua regione natale in modo così sfacciato? Come farà a togliersi di dosso questo libro a tratti bellissimo, per tornare ad altri stili, ad altre trame? Chi scrive dimentica spesso i romanzi di narrativa attuale; questo me lo porterò dietro per un bel pezzo.
- Autore: Nicola Lagioia
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Santa Barbara
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