Nel 2025, gli Stati Uniti D’America sono sotto il controllo del regime più potente di sempre: la televisione. Come in 1984 di Orwell, lo schermo e lo spettacolo televisivo governano un mondo distopico, in cui i poveri sono chiamati a essere oggetto di intrattenimento delle masse e di manipolazione per i ricchi. Ben Richards, un uomo povero con moglie e figlia malata di polmonite, decide di rischiarsela tutta e partecipare a "L’uomo in Fuga", un gioco televisivo in cui si viene lasciati in giro per l’America e perseguitati da soldati il cui unico compito è ucciderti. Ogni giorno che sopravvive sono centinaia di dollari in più. Se riesce ad arrivare fino alla fine, vince un miliardo di dollari, soldi con cui può permettersi le cure per la figlia.
Cento capitolo posti come conto alla rovescia (da 100 fino a 0), come il tempo che manca alla fine dei giochi. Pubblicato originariamente sotto pseudonimo di Richard Bachman nel 1982 da Urania, poi da Oscar Mondadori e infine dalla Sperling & Kupfer, e tradotto originariamente da Delio Zinoni, L’uomo in fuga è il romanzo fratello de La lunga marcia, altro romanzo distopico di Stephen King in cui si gioca a competizioni pericolose pur di avere qualche posto nel mondo.
Ben Richards non è un personaggio buono, ma un padre di famiglia che mette a rischio la propria vita per salvare la famiglia. Il romanzo è angosciante in tutta la parte in cui Ben è sul campo e tutti possono riconoscerlo e denunciarlo. Illustra un mondo che forse è più vicino a quello che è la realtà di oggi (dopo oltre quarant’anni, è più attuale ora di quando fu all’epoca). Il futuro è ancora più spietato con i poveri, mentre i benestanti incitano e godono quando i giocatori muoiono in TV, come se stessero tifando in una partita di calcio. La gente non guarda le storie degli altri, non è empatica con essi, ma preferisce lasciarsi andare nella cosa più facile e idiota che si possa fare: giudicare un immagine. Si giudica la reputazione di una persona in base a quello che racconta la TV, prendendo la divulgazione come verdetto di una sentenza.
Uno dei romanzi più tristi scritti sotto pseudonimo Richard Bachman, in cui non ti puoi fidare di nessuno e tutto è una corsa contro la morte. Se nella Lunga marcia si camminava, qui si corre e ci si nasconde. Le sole speranza dell’intera storia sono gli incontri con la poca gente che trova in campo.
Il personaggio di Amelia Williams, appartenente alla classe ricca, è il punto di svolta in tutto questo orrore di mondo effimero e fasullo. Peccato per il finale, che batte tutti gli stereotipi del lieto fine da eroe, ma è uno di quelli più veri che King potesse scrivere. Ciononostante, la differenza con gli altri suoi libri è quello che lo rende, forse, più cattivo degli altri.
- Autore: Stephen King
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Sperling & Kupfer
- Anno di pubblicazione: 2014
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’uomo in fuga
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