- Autore: Hermann Hesse - Hermann Hess
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2020
Hermann Hesse non ha bisogno di presentazioni: è una delle maggiori personalità del secolo scorso, autore di Siddharta, Narciso e Boccadoro e altri romanzi di grande peso che gli valsero il Nobel nel 1946 e l’amore dei giovani di tutto il mondo. Questo elegante signore (almeno da come appare dalle foto) fu autore di un’opera minore, Favola d’amore (GAEditori, 2020), scritta e illustrata da lui stesso, che fu anche pittore di discreto talento.
La vicenda elaborata nella piccola opera è la storia di Pintor, pittore squattrinato che si trova in Paradiso e, vagando, incontra un uccello dai mille colori (palese il riferimento all’Uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck, vero capolavoro intimista) e lo interroga sulla felicità, ma il volatile, saggiamente, non gli risponde.
Pintor, deluso, prosegue il suo viaggio e purtroppo incontra il serpente (tutto è illustrato dallo stesso Hesse), che lo tenta e lo confonde cercando di fargli smarrire la strada, instradandolo verso la stabilità e la fossilizzazione, e intanto compare una pietra, un rubino, che affascina il giovane. Questi esprime un desiderio, e cioè quello di diventare albero, affascinato dalla stabilità dello stesso. Il desiderio viene esaudito, diventa albero e per qualche tempo tutto funziona, ma la trasformazione si ferma.
L’albero è la sua prigione. Pintor vede l’universo trasformarsi in un modo splendido (e anche splendidamente illustrato), mentre lui rimane allo stesso punto. Questo lo rende triste e lo fa invecchiare precocemente, come succede agli uomini che non hanno più desideri: è giusto che sia così. Tutto quello che non può seguire il divenire della vita decade e muore.
La vita di Pintor sembra concludersi, ma nel mezzo della narrazione compare una fanciulla bionda che si ferma a guardare l’albero e se ne innamora. L’amore crea, eleva; sentendosi amato, Pintor incomincia le sue trasformazioni e questa volta in consonanza con se stesso. Ma non solo: la fanciulla diventa parte del tronco e l’insieme si fonde saldamente, pur essendo fatto di due unità distinte. Così finisce la fiaba.
I disegni segnano la vicenda, sono colorati in modo surrealista. I fiori hanno mani, braccia, volti, tutte forme in cui l’unico elemento negativo è il serpente, simbolo del male, che cerca di confondere gli uomini. Ma l’amore è più forte di tutto, da questo il titolo di Favola d’amore. Il testo è infatti una favola bellissima in cui non ci sono principi, ma il protagonista non lo comprende fino in fondo, e lo stesso cammino lo fa la donna (è il destino dell’umanità) che diventa la compagna di Pintor. I simboli sono tanti: i fiori, l’albero della vita, il serpente, il viaggio, i simboli maschili e femminili, perché un individuo da solo non ce la può fare. Se si è in due ci si può scegliere e rimanere se stessi. Questo è il segreto dell’amore autentico, non banalizzato, e la felicità sta nel non fossilizzarsi nell’amore che muta e si trasforma, ma è eterno nella sua essenza. Il serpente è invece il simbolo della piattezza della vita, che è sempre uguale a se stessa e non cambia mai di fronte al fluire della vita, uccidendo la creatività. Una persona che odia se stessa e gli altri non può essere creativa e la felicità sta nel mondo e nel cuore.
Favola d’amore è un libretto bello, consolatorio e riflessivo, che forse è più da primavera che da estate piena (come siamo ora), ma è un sorso di acqua pura. Volete sapere come ho trovato questo libro che non conoscevo? Ero al Salone del Libro e stavo ammirando le opere di Brunella Gasperini nello stand della casa editrice GAE quando l’occhio si è fermato sul nome dell’autore Hesse che conoscevo già e, incuriosita, ho scelto di comprare un gioiello nascosto come la felicità nel racconto. Colgo l’occasione per elogiare la gentilezza di Gaetano Amoruso, che sta portando avanti una casa editrice dai titoli originali e poco conosciuti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Favola d’amore
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