Nel 1991, nella sua preziosa attività saggistica sulla storia militare del Novecento, Luigi Emilio Longo, psichiatra ed ex ufficiale paracadutista, ha dato alle stampe uno studio accurato sulle nostre unità d’assalto di specialisti volontari. Dopo alcune riedizioni, quel testo è tornato nella più recente per i tipi Mursia, I reparti speciali italiani nella Seconda Guerra mondiale 1940-1943 (maggio 2026, 356 pagine, comprese 32 facciate d’inserto fotografico centrale in bianconero), nella collana “Testimonianze fra cronaca e storia 1939-1945”.
L’autore, di origini astigiane (1931-2010), è stato ufficiale medico di stormo e ha condotto studi sui piloti: il fattore umano della sicurezza in volo. In seguito, per oltre vent’anni ha operato da esperto di sicurezza anti-intrusione delle basi aree e collaborato col 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”. Ha diretto successivamente servizi d’intelligence nazionali. Tra gli altri titoli come saggista: L’Esercito Italiano a Trieste nel 1918 e 1954 (2002) per lo Stato Maggiore Esercito e I vincitori della guerra perduta, sugli incursori del 1940-43 (2003).
Le fonti del lavoro in esame sono la storia, i documenti e le testimonianze dirette. Per l’Esercito italiano, i reparti speciali creati e impiegati nel corso della guerra 1940-45 sono stati: il 10° Reggimento Arditi, il Battaglione Alpini sciatori Monte Cervino, il I Battaglione Carabinieri paracadutisti. Per la Marina: la X Flottiglia MAS, i Battaglioni NP (nuotatori paracadutisti) e il Reparto G (guastatori) del Reggimento San Marco. Per l’Aeronautica: il I Battaglione d’assalto paracadutisti, il Battaglione riattatori Loreto e il Battaglione ADRA. Erano unità create ex novo, per compiti di elevata specificità operativa, legati alle particolari esigenze di ciascuna forza armata. Si rendeva necessario l’impiego di personale volontario, selezionato sulla base di determinati requisiti fisici, psico-attitudinali e di una specifica qualificazione specialistica. Andrebbe aggiunto anche il Raggruppamento reparti speciali, unità alle dipendenze funzionali del SIM (Servizio Informazioni Militari), mancano però però notizie consistenti, dal momento che il suo erede diretto, il SISMI (Servizio Informazioni e Sicurezza Militari) era per sua stessa natura di segretezza “poco o niente affatto incline a consentirne l’accesso”.
Apparentemente, potrebbe sembrare che abbiano titolo ad essere inclusi anche altri reparti, come i paracadutisti e guastatori dell’Esercito o gli aerosiluranti dell’Aviazione, ma pur rispondendo anche questi in tutto o in parte ad alcuni requisiti, risultavano più che altro una specialità della forza armata di appartenenza. Era il caso delle due Divisioni di fanteria paracadutista Folgore e Nembo, dei Battaglioni guastatori del Genio, dei Battaglioni Camicie Nere d’assalto e da sbarco della Milizia (MVSN), dei Plotoni di arditi reggimentali della fanteria, dei Plotoni sciatori dei Reggimenti alpini, dei Gruppi e delle Squadriglie aeree.
Da parte italiana, già nella Grande Guerra aveva avuto buon esito la creazione di Reparti d’assalto, gli arditi, nel tentativo d’innovare, per spezzare la ripetitività sterile degli attacchi frontali. Erano unità speciali capaci di agire risolutivamente in battaglia, per mentalità, addestramento ed equipaggiamento, con offensive in profondità. Il ruolo era autonomo rispetto alla fanteria e la differenza maggiore risiedeva nel diverso approccio alla guerra, “accettata senza entusiasmo dalla massa dei combattenti, talora con riluttanza e cercata invece dagli arditi con trasporto e ostentata convinzione”.
La scelta di fondo che distingueva gli uomini dei Reparti d’assalto era il desiderio di fare la guerra e di farla bene, fino alla vittoria. Questo forte presupposto motivazionale faceva nascere una categoria nuova di combattente “entusiasta e quindi efficace”, rispetto all’alpino o al fante contadino, obbedienti e affidabili, soprattutto però nel difendere e che maledivano la guerra, bestemmiavano contro chi l’aveva voluta, accettando con rassegnazione il destino e gli ordini di superiori a volte amati, a volte detestati.
Il secondo conflitto mondiale ha ricalcato il primo, sotto alcuni aspetti, non sentito né gradito, proprio come il precedente, ammesso che nella storia dell’umanità ce ne siano state di guerre sentite e gradite dalla massa. Inoltre, anche gli italiani, per quanto più tardi dei principali belligeranti, compresero l’efficacia di pochi uomini, con particolari caratteristiche psico-attitudinali e un elevato livello di specificità operativa, da impegnare contro i centri nevralgici del nemico (posti comando, basi terrestri, aeree e navali, depositi logistici, impianti industriali, retrovie).
Leggendarie le imprese della X MAS, i mezzi d’assalto della Regia Marina, tanto esaltati dalla cronaca, pubblicistica e cinema, fatta la tara della segretezza. Nacque nel 1939 come I Flottiglia MAS, nella base militare del Varignano, promontorio del Golfo della Spezia tra Portovenere e Le Grazie. Nel novembre 1910 aveva accolto la Scuola Palombari, poi col tempo vi furono sperimentate e perfezionate le tecniche d’immersione e d’offesa, con o senza mezzi (siluri a lenta corsa, i cosiddetti “maiali” e barchini esplosivi). Nel marzo 1941, il reparto d’assalto della Marina prese il nome di X Flottiglia MAS.
Gli operatori che si addestravano al Varignano non erano in alcun caso paragonabili a combattenti suicidi, come i kamikaze: quello che contava era l’offesa insidiosa da portare alle unità nemiche, però gli operatori subacquei dovevano sempre avere più di una risorsa per sottrarsi non solo all’esplosione, se possibile anche alla cattura, nella base ostile violata.
Poche centinaia d’incursori affondarono o resero inutilizzabile quasi il 40% del naviglio nemico, comprese più di 72mila tonnellate di navi da guerra.
- Autore: Luigi Emilio Longo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I reparti speciali italiani nella Seconda guerra mondiale 1940-1943
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