Toccare il cielo con un dito, assaporare fino in fondo un momento di felicità ma sentirne già la fine imminente e struggersi per questo: è la tematica intorno alla quale si strutturano i versi di Agosto (August), una breve e bellissima poesia di Hermann Hesse, che utilizza l’ottavo mese dell’anno come metafora per spiegare che il tempo, inesorabilmente, ci porta via ogni attimo che viviamo, anche e soprattutto i migliori.
In pratica, Agosto celebra la gioia che l’estate porta con sé un attimo prima che essa si perda negli iniziali, inconfondibili segnali d’autunno. Tale consapevolezza, che procura a Hesse una forte malinconia, diventa anche motivo per indagare il legame fra la bellezza, intesa principalmente come quella della natura, e la transitorietà della vita.
Analizziamo il testo di Agosto e scopriamone l’incanto che da oltre un secolo non smette di esercitare sui lettori.
“Agosto”: testo della poesia
Fu il giorno più bello dell’estate,
Ora, di fronte alla casa silenziosa
Tra il profumo e il dolce canto degli uccelli
Suona perduto per sempre.In quest’ora dal suo corno ricolmo
Versa con voluttà in rosso sfarzo
L’estate i suoi raggi d’oro
E festeggia l’ultima sua notte.
“Agosto”: metrica e figure retoriche
Agosto si compone di due quartine di versi brevi. Lo schema rimico è incrociato o alternato (ABAB CDCD), mentre le figure retoriche principali sono le seguenti:
- personificazione: l’estate viene descritta come una creatura viva che "festeggia l’ultima sua notte" e "versa con voluttà in rosso sfarzo" i suoi doni;
- metafora/simbolo: il "corno ricolmo", ovvero la cornucopia, simbolo di ricchezza e prosperità. Prima di esaurirsi, l’estate elargisce frutti e luce;
- ossimoro: in tutta la poesia si alternano immagini positive e cariche di pienezza, come i "raggi d’oro" e il "rosso sfarzo", ad altre che indicano un senso di perdita e di fine, come "perduto per sempre" e "ultima sua notte". Tale gioco di contrasti serve a evidenziare il tema molto sentito da Hesse della caducità del tempo e della vita;
- sinestesia: l’espressione "tra il profumo e il dolce canto degli uccelli" mette insieme sensazioni olfattive e uditive.
“Agosto”: il contesto biografico della poesia
Non è possibile conoscere a fondo né capire pienamente il significato di Agosto se prima non si dà una breve occhiata al contesto biografico nel quale la poesia nasce, poiché essa va a incastrarsi in un momento assai significativo della vita di Hesse, che, specialmente durante la giovinezza, si caratterizza per la tensione costante fra costrizione e voglia di libertà.
Originario di Calw e appartenente a una famiglia che gli impartisce un’educazione molto severa, Hesse è costretto fin dalla più tenera età a fare i conti con le ingenti aspettative del padre, che lo influenzano al punto tale da spingerlo a fuggire e addirittura a tentare il suicidio nel 1882, mentre studia in seminario. La prima svolta positiva arriva nel 1895, quando Hesse riesce a strappare il permesso di farsi le ossa come apprendista libraio a Tübingen, una circostanza che rappresenta il suo primo, vero atto di emancipazione. Tübingen, inoltre, è una città universitaria carica di fervore e di scambi culturali; pertanto qui Hesse ha modo di conoscere e frequentare un gran numero di intellettuali, coltivando al meglio la propria innata vocazione letteraria.
La seconda tappa di questo importante percorso formativo umano e artistico è Basilea, dove Hesse si trasferisce nel 1899 per impiegarsi presso la libreria Reich, finalmente libero e posto in condizione di lavorare proficuamente sulla propria identità e il proprio ruolo nel mondo. Il trasferimento avviene nel mese di agosto ed è adesso che vede la luce l’omonima lirica.
“Agosto”: il tempo passa e tutto svanisce
Agosto è la forma lirica attraverso la quale l’autore ci parla della malinconia che ci assale quando una gioia che ci ha reso felici si dissolve, un’evenienza inevitabile, anche e forse persino più dura se la suddetta gioia è pura.
I versi di questa bellissima poesia, scritta agli sgoccioli dell’800, sono il modo con cui Hesse ci comunica quanto sia struggente assaporare la felicità, specialmente la più autentica, avvertendone la fine imminente quando essa è ancora in corso, poiché è ben radicata in noi la consapevolezza che tutto finisce lasciando dietro di sé solo la nostalgia per ciò che è stato e ora non è più.
Agosto comincia all’insegna della malinconia: da una casa silenziosa, simbolo di quiete ma anche di distanza temporale e fisica da ciò che ormai è soltanto un ricordo, Hesse si riferisce alla bella esperienza vissuta (il trasferimento a Basilea nel 1899) usando la metafora del giorno più bello dell’estate che ormai è "perduto per sempre". Eppure egli si trova immerso in un paesaggio ricco di suoni e colori, circondato com’è da piante profumate e canti di uccelli; però il giorno più bello dell’estate no, non c’è più e non c’è modo di recuperarlo.
Ad un certo punto l’estate diventa una dea buona e generosa che inonda il mondo di luce, calore e bellezza, traendoli fuori dalla sua cornucopia; è il momento più sensuale, quello che segna la vetta dell’esperienza emotiva che si sta attraversando; ma proprio adesso che è al culmine essa inizia inesorabilmente a scemare.
La conclusione non ha nulla di tragico né di cupo, semplicemente "l’ultima notte" va vissuta con cognizione e con l’intensità che merita, perché la gioia diventa addirittura più ardente e degna di memoria mentre sta per spegnersi. La bellezza non può fare a meno del suo stesso svanire, ci dice Hesse, e più e meglio lo dirà in seguito, ampliando un concetto che diverrà uno dei capisaldi della sua produzione letteraria.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Agosto”: la poesia di Hermann Hesse sull’estate struggente
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