La malinconia, il tempo che inesorabilmente passa e i brutti ricordi che tornano a galla proprio quando si credeva di averli gettati per sempre dietro le spalle: sono queste le tematiche affrontate da Hermann Hesse in Sera d’estate (titolo originale Sommerabend), una poesia che trasporta il lettore nel cuore della bellezza di una calda serata agreste d’estate, ma che sopra ogni cosa parla di una struggente, angosciosa, intensa nostalgia.
O meglio, di Sehnsucht romantica, ovvero di quella tipologia tormentosa di nostalgia che nasce per un periodo della vita perduto che la mente pensava di aver scordato e che invece se ne stava soltanto rincantucciato nell’anima in attesa di emergere di nuovo.
Analizziamo il testo di Sera d’estate, contenuto nella raccolta In cammino (Wanderung) e scopriamo tutta la portata del messaggio universale che trasmette ai lettori.
“Sera d’estate”: testo della poesia
Riposa e canta un falciatore,
gode il trifoglio maturo il suo profumo –
O tu, che l’antico mio dolore
col canto hai risvegliato dal profondo!Canti del popolo, canti d’infanzia vanno
sommessi e lievi nel vento della sera,
e tornano a dolere i vecchi affanni
che ormai scordati e cicatrizzati erano.Nubi di tarda sera passano leggiadre,
la terra esala un caldo e ampio respiro…
Che vuoi da me, stasera, ancora,
perduto tempo della mia giovinezza?
“Sera d’estate”: metrica e figure retoriche
Per quanto riguarda l’aspetto metrico, Sera d’estate è costituita da strofe composte da versi brevi, mentre il ritmo piuttosto cadenzato imita la pace che di solito il momento del crepuscolo porta con sé. La musicalità fluida e malinconica è data dalle rime alternate o baciate, tipiche della poetica tedesca di inizio ’900.
Il tono lento e meditativo trova piena corrispondenza con quanto suggerisce l’atmosfera del particolare momento della giornata preso in esame, il crepuscolo, quando la luce del giorno lascia il posto al buio della notte.
Le figure retoriche principali sono:
- personificazione:: è quella della sera, che viene quasi umanizzata. Essa scende sul mondo anche per esortare al pensiero e alla riflessione;
- metafora: il meraviglioso scenario naturale che l’autore descrive riflette pienamente il suo stato d’animo;
- ossimoro: la tranquillità esteriore del paesaggio estivo descritto contrasta con l’inquietudine dovuta al risveglio di un dolore dell’infanzia mai davvero superato.
“Sera d’estate”: analisi della poesia
Un falciatore si riposa dopo il lavoro e canticchia allegramente nella campagna inondata dai colori e dai profumi intensi dell’estate, sui quali spicca quello dolciastro e penetrante del trifoglio ormai maturo. No, non è il soggetto di un quadro impressionista, ma l’inizio apparentemente sereno e bucolico di Sera d’estate, una delle poesie più suggestive di Hermann Hesse.
Ma ecco che subito un rimprovero giunge a interrompere il normale flusso del discorso: l’io lirico, rivolgendosi direttamente al canto, lo accusa di aver risvegliato in lui dolori che credeva di aver sepolto sotto il peso degli anni e delle esperienze e che invece, evidentemente, se ne stavano soltanto rintanati nei meandri più profondi dell’anima in attesa di riemergere più acuti e forti che mai.
A volte, infatti, succede che un suono, un gesto, un odore o un sapore, riescano a risvegliare emozioni che si credevano sopite e a riaprire vecchie ferite mai rimarginate: sotto questo aspetto, il canto del contadino, penetrando la spessa coltre di solitudine che lo avvolge, sortisce per Hesse l’effetto di un corto circuito.
In questa prima strofa, inoltre, appare chiaro un concetto che verrà ripreso e approfondito in seguito, e cioè che la bellezza della natura non rende immuni dalla sofferenza interiore; anzi, in un certo senso la amplifica riflettendo come uno specchio le nostre debolezze.
All’inizio della seconda strofa Hesse esplicita la natura dei suoni che trasportati dal vento serale riecheggiano nella campagna: si tratta di canti popolari e nenie per bambini. Il cuore del discorso, tuttavia, il concetto che più di ogni altro caratterizza e qualifica il componimento, si evidenzia subito dopo nella perfezione dell’espressione (in lingua originale) "Und wieder schmerzen alle Wehn, Die doch vernarbt, vergessen sind", dove l’autore utilizza il verbo che si riferisce alla cicatrizzazione dei vecchi dolori.
Sperare di guarire dalle sofferenze passate, dice Hesse, è soltanto un’illusione che in concreto non può realizzarsi; il tempo, scorrendo incessantemente, ci dà l’impressione che le ferite siano lenite o addirittura ci convince di aver dimenticato, ma è pura utopia perché la guarigione razionale non esiste. Anche se le pene e i traumi del passato tendono a sbiadire con il trascorrere degli anni, le cicatrici restano bene impresse nell’anima, pronte a riaprirsi per un nonnulla, proprio come accade al poeta nell’ascoltare il canto intonato dal falciatore. Il soffio del vento serale o l’eco di una melodia lontana, infatti, possono bastare a scardinare le nostre capacità logiche, ad abbattere le nostre difese più radicate e a riattivare vecchie ferite ancora sanguinanti e intrise dello stesso, identico dolore avuto in passato.
La terza e ultima strofa del componimento apre uno sguardo sull’infinito ed è un nostalgico tributo alla giovinezza. Ogni cosa sembra essere al proprio posto e tutto, nella natura circostante, appare leggero e positivo: le nubi della tarda serata attraversano lievi l’orizzonte, mentre la terra sembra esalare un grande e caldo respiro che sa di riscatto e libertà. Peccato che a cotanta pace non corrisponda l’animo del poeta, che si ritrova ad essere drammaticamente solo e gravato dal peso dei propri ricordi.
Ecco perché in chiusura di Sera d’estate la domanda retorica, che Hesse rivolge alla sua stessa giovinezza, è il termometro che più e meglio di ogni altro ne attesta e ne misura lo stato di struggente malinconia: l’interrogativo è destinato a restare senza risposta ma dice tanto, forse tutto, su colui che lo ha formulato.
Al momento della composizione di Sera d’estate Hesse ha appena 26 anni ma comincia già ad avvertire la spiacevole sensazione del tempo che fugge via troppo velocemente; nel quesito finale, dunque, si riassume un primo, precocissimo bilancio esistenziale del poeta, che nonostante sia ancora giovane sente sempre più vicino l’ingresso nell’età adulta e scivolare via gli anni della spensieratezza e delle illusioni.
Però la giovinezza perduta non lo abbandona, anzi, in una tiepida serata estiva lo viene a cercare e a esigere il suo tributo di pianto e poesia, perché il passato non svanisce nel nulla, resta dentro come una forza vitale pronta a esplodere e a tormentare il nostro presente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Sera d’estate”: la poesia di Hermann Hesse sulla nostalgia, il tormento e il fluire doloroso dei ricordi
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