- Autore: Elsa Morante
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- ISBN: 9788806216528
Cesare Garboli, critico letterario e uomo coltissimo, pur recensendo i libri di Elsa Morante, era anche suo amico e la scrittrice si confidava della sua presunta "pesanteur", una scrittura senza leggerezza, ma densa, materica, come i sampietrini che troviamo al centro di Roma. Garboli le dava corda e replicava quale altra scrittrice giovane avrebbe avuto il coraggio di sostenere il peso del primo libro della Morante, Menzogna e sortilegio, lunghissimo, pieno di incisi, di avvenimenti tragici, di sentimenti di felicità che causavano la disperazione di altri personaggi nel romanzo. Il critico le diceva che non era sempre così, che la scrittura si può variare a piacimento, o meglio lei lo sapeva. Il mondo salvato dai ragazzini ne era l’esempio, dove non vi è traccia di nessuna pesantezza nei versi che la poeta scriveva.
Ancora di più, le sue prime prove di scrittrice che vennero ordinate nel libro di racconti dal titolo Aneddoti infantili (Einaudi editore, 2013). E sempre Garboli definiva queste primi raccontini come espressione di giocosità, di ironia. Due racconti totalmente inediti e gli altri mutuati da I racconti dimenticati, sempre per Einaudi. Ma più di cento tra racconti e abbozzi di romanzi, la Morante li bruciò tutti.
Il primo racconto La prima della classe sembra arioso e leggero rispetto allo stile "tragico" della Morante, ma in realtà dall’incipit si capisce che la vita della scrittrice era un atto autodistruttivo. E fa così:
Ero la prima della classe. Le altre bambine mi mettevano in tasca, di nascosto, dei torroncini o dei "coccetti", e cioè delle piccolissime pentole o padelle di coccio.
Ma io sapevo che esse non mi amavano e facevano tutto per interesse, affinché io suggerissi o lasciassi copiare i compiti. Nessuna meraviglia, del resto, perché io stessa non mi amavo.
Una giovane Morante, che già viveva per conto suo, che non ce la faceva proprio a essere pienamente leggera - e non erano scelte di stile, ancora parlava di sé, senza la finzione della letteratura. E poi quei due congiuntivi uno dietro l’altro, quando poteva osare l’indicativo, o almeno "le lasciassi copiare" togliendo "compiti". Non mi intendo di revisione, ma la sensazione di accumulo c’è in tutti i racconti, anche se altri mantengono una prosa non artefatta.
D’altra parte parliamo di una ragazza che aveva trattato il signor Morante come se fosse suo padre a tutti gli effetti, mentre era figlia di un altro signore con cui la madre aveva avuto una relazione. E lei non voleva stare più in quella casa e andò a vivere in una stradina che dava su via del Corso, a Roma, dove lei accettava qualsiasi lavoro pur di pagare l’affitto. Chi ama Elsa Morante è stufo di credere a quasi tutto, anche se di fatto non ci mise molto a irretire Alberto Moravia, che amava fare il mentore con tutte le donne importanti della sua vita. Che poi sceglievano la scrittura, da Dacia Maraini a Carmen Llera. La prima moglie scriveva per conto suo già da tanto tempo, prima di conoscerlo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Aneddoti infantili
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