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Roberto Saviano è il vincitore del Premio Elsa Morante Ragazzi “Impegno civile” per il libro L’amore mio non muore (Einaudi, 2025). La vittoria di Saviano si sposa perfettamente con il filo conduttore scelto per il quarantennale del Premio: I ragazzini salvati dal mondo. Parafrasando la celebre opera di Elsa Morante, il comitato scientifico presieduto da Dacia Maraini auspica che lettura, formazione e cultura possano essere strumento per proteggere i ragazzi dalle derive del presente.
Accanto a Saviano, sono stati premiati altri due autori di rilievo: Matteo Bussola per la Narrativa con Il talento della rondine (Salani); Luigi Garlando per la Biografia con Sandro libera tutti (Rizzoli).
I tre libri passeranno ora nelle mani di una giuria popolare straordinaria composta da diecimila studenti in Italia e nel mondo, che decreterà il vincitore del Premio Elsa Morante Scuole.
L’evento conclusivo, a cui assisteranno dal vivo mille ragazzi, si terrà il 12 maggio al Teatro Diana di Napoli, città simbolo per la storia del Premio.
L’amore mio non muore di Roberto Saviano: la storia di una vittima di ‘ndrangheta
di Rosario Previtera
Nel romanzo di Roberto Saviano L’amore mio non muore che ricostruisce una storia vera, i personaggi vivono, si amano, rischiano la vita e muoiono, sulla base di un concetto o di un modus vivendi: essere o diventare stranieri rispetto al sistema e all’ambiente ‘ndranghetistico. Stranieri in casa propria, stranieri in casa altrui, stranieri nel cuore della persona amata. E Rossella Casini, la protagonista insieme al fidanzato Francesco Frisina, è colei che muore proprio per amore, un amore che nonostante tutto non la rende intranea ad una famiglia: ella rimane in fondo “la straniera”, quella straniera che prova a salvare l’amato convincendolo a pentirsi davanti al magistrato per diventare egli stesso “straniero” rispetto alla sua famiglia di origine, alla sua terra, al suo essere ‘ndranghetista dentro, prima inconsapevolmente e poi consapevolmente e attivo in tutti i sensi. Ma Francesco venne costretto dalla famiglia a ritrattare le sue deposizioni ai giudici e, di conseguenza, fu arrestato. A nulla valse lo sforzo di Rossella di provare a vivere a Palmi (RC) lavorando la terra della sua nuova famiglia e abitando nella casa del fidanzato con le future probabili suocera e cognata, per poter incontrare il suo amato. Francesco infatti dopo la guarigione vive il carcere a Palmi insieme al cognato anch’egli detenuto e in assenza dell’anziano capofamiglia ucciso durante la faida nel ’79, qualche settimana prima del rientro a casa di Francesco proprio per compiere la vendetta per l’omicidio del padre. Ma Rossella, che riuscì a salvare il fidanzato dalle ferite alla testa di una sparatoria facendolo ricoverare a Firenze, non riuscì a salvarlo successivamente dall’influenza della famiglia. La giovane faceva la spola tra Firenze e Palmi ma sempre straniera era e per di più “infame” poiché aveva parlato. E il destino di chi si pente o testimonia è segnato per sempre. Non c’è scampo, non c’è perdono.
La storia, ben raccontata da Saviano anche nella descrizione dei luoghi e con una lunga e attenta introspettiva dei vari personaggi, si dipana nella Firenze della metà degli anni ’70 e si incrocia casualmente e per amore con la feroce “faida di Palmi” scoppiata nel 1977 tra le ‘ndrine Gallico e Condello che ha visto decine di morti ammazzati in un susseguirsi di botta e risposta in termini di omicidi fino agli anni ’90. Tra le vittime anche Rossella, uccisa nel febbraio 1981 a quasi 25 anni, probabilmente con l’assenso del fidanzato che lei voleva proteggere e per il quale sperò fino all’ultimo in una redenzione. Tutto inutile, e i mandanti e i colpevoli che dovevano lavare il disonore ricevuto non sono mai stati individuati realmente; Rossella è stata dichiarata vittima di ‘ndrangheta dallo Stato recentemente. Niente di più, fin quando qualche altro pentito di mafia contribuirà ad aggiungere qualche altro tassello alla storia della sua terribile fine: violentata, uccisa, smembrata e gettata in mare.
Rossella e Francesco si innamorano in una Firenze viva, rivoluzionaria, tra lotte di classe, impegni di studio e voglia di vivere e di amarsi nel pieno della propria vorace giovinezza. Ognuno nasconde i propri misteri o i propri lati oscuri. Rossella possiede quelli classici della giovane universitaria, “incasinata” sentimentalmente e con una famiglia di estrazione operaia che la ama con tutti i propri limiti e i complicati rapporti con i genitori e tra i genitori. Francesco vive in un nuovo mondo e cerca di dimenticare e di nascondere il suo pesante cordone ombelicale che lo tiene connesso alle sue radici calabresi ma ancora di più, purtroppo, a quel sottofondo nero di relazioni familiari malate e di stampo mafioso, la cui esistenza nel profondo dell’animo non ti fanno sentire “straniero” se non solo all’apparenza. Anche se Francesco in fondo vorrebbe estraniarsi, diventare altro e altrove. A Firenze è con la sua Rossella, forse per sempre, lontano da tutto. Si illude e nel profondo del suo cuore lo sa. Dalla Calabria giungono i richiami di guerra. A Firenze compaiono e vengono ospitati quegli “amici” a cui nessuno può dire no: per compiere una rapina e poi per anticipargli che dovrà “scendere” giù. Gli tocca. Egli deve, perché non è uno straniero e non potrà esserlo mai. La sua famiglia nella sua contrada rurale con i parenti alleati da sempre a quella cosca, potrà avere bisogno di lui da li a poco. Si profilava infatti una faida a causa dei giovani delle due famiglie rivali e per motivi che sembrano futili, per chi non vive e respira le regole del sistema. Una faida che purtroppo comincia e che diventerà cruenta e lunga, con tante vittime sul campo e con il terrore della popolazione.
Come in una guerra vera e propria, all’ordine del giorno ci saranno le armi, le regole di ingaggio e le strategie, gli agguati e i tradimenti, la sofferenza a tutti i livelli e la morte. La morte è in agguato sia per le vittime innocenti, sia per i gregari del clan o per i loro parenti. La morte diventa necessaria e appare come giusta e dovuta in certi ambienti, quasi un “fatto d’onore”, un rischio calcolato che non dà scampo perché forse è scritto nel destino di un soldato affiliato per il quale è difficile, anzi quasi impossibile, diventare straniero, liberarsi e scappare. Nemmeno davanti all’amore. Un amore che sarebbe potuto essere strumento di liberazione, se non fosse stato per quel “germe” difficilmente sradicabile e che cresce e si propaga. Rossella muore tragicamente per amore ma il suo amore non muore: oggi ne parliamo ancora.
Recensione del libro
L’amore mio non muore
di Roberto Saviano
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Roberto Saviano vince il Premio Elsa Morante Ragazzi sezione “Impegno civile” per il libro “L’amore mio non muore”
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