Continuano i festeggiamenti di Miss Austen, mentre solo gli intellettuali e chi bazzica Internet sanno che 40 anni fa, il 25 novembre 1985, è mancata la grande signora della letteratura italiana: Elsa Morante. Ma non è una sorpresa: è tipicamente italico il vezzo di premiare il talento venuto da lontano piuttosto che gli scrittori nostrani.
“Aracoeli”: un testamento spirituale inatteso
Cosa ci ha lasciato la Morante? Grandi opere, soprattutto l’ultima, Aracoeli, che è un testamento spirituale, ma anche un’opera che disorienta e spariglia le carte per chi ha letto i libri precedenti.
Se ne La Storia ha elevato a dramma universale una vicenda personale (una delle tante) e ne ha fatto un capolavoro, in Aracoeli la tematica della maternità viene vista dagli occhi di un uomo maturo, Manuel, che fa un viaggio verso il paese di Aracoeli (la madre del protagonista), l’Andalusia, terre di gitani ma anche paese assolato e misero che crea agli occhi di un bimbo un altare del cielo, Aracoeli appunto.
Non ho intenzione di fare una recensione del libro, che già esiste in questo sito ed è ottima, ma vorrei soffermarmi su certe caratteristiche dell’opera e dei personaggi.
Innanzitutto il romanzo esce nel 1982, otto anni dopo La Storia, anche se l’elaborazione è stata molto lunga e preannuncia il cambiamento tra gli anni Settanta e Ottanta, dall’impegno sociale al riflusso (come si diceva allora), ed è un cambiamento di non poco conto.
Autori come la Morante (ma anche il marito Moravia) apparivano di un’altra epoca rispetto a scrittori più giovani, o la letteratura in sé era in forte crisi rispetto al mezzo televisivo allora in piena espansione ancorché in senso biecamente commerciale.
“Aracoeli”: personaggi e temi
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Aracoeli è in fondo la storia di un individuo insignificante, inadatto alla vita (più che inetto) che, invece di volgere lo sguardo al futuro (il finale però lascia trasparire una speranza), ritorna al passato per ritrovare la madre perduta, Aracoeli.
Ma io mi chiedo: è un voler fare i conti con il passato o una regressione infantile?
La risposta non ho la pretesa di darla io, ma ognuno la può evincere leggendo il libro, che è diviso equamente in due parti a seconda di come il protagonista vede la donna (santa e bambina nella prima, meretrice nella seconda), che rimane sempre madre e a cui Manuel è legato simbioticamente.
Noi non abbiamo la versione di Aracoeli purtroppo; il protagonista parla di un’infanzia felice, di una disillusione e, infine, forse di un perdono.
La Morante è molto abile nel presentare quest’uomo morbosamente legato alla madre, ma impaurito dalle donne (è omosessuale, ma lo vive in modo drammatico); la sua maestria sta nel delineare la sua narrazione di bambino che osserva gli adulti e specialmente il suo universo di madre.
Aracoeli è una donna scissa, da angelo da cui dipende il mondo del figlio a disperata madre che perde ogni rispetto per sé per una malattia che Manuelito osserva con stupore e orrore.
Il rapporto sembra segnato dal famoso complesso di Edipo, che nel 1982 era ancora alla base di ogni conflitto familiare. Giovani contro vecchi, giovani contro uomini adulti, in misura minore madri contro figlie. Ma il triangolo era quello classico: padre, madre e figlio maschio.
In Aracoeli la madre è stata fino a un certo momento più forte, come la Dea Madre che ha preferito il figlio giovane al padre. Manuel è il paredro (amante) d’Aracoeli, ma piano piano si legge una separazione. Elsa Morante ha una visione della virilità particolare: essa si manifesta nei ragazzi, nei giovani uomini; il maschio adulto è noioso, brutto anche fisicamente, poco sessualizzato. Rappresenta l’autorità (ma non sempre), ma non il potere dell’erotismo, privilegio dei giovani. Inutile dire che le donne nell’universo morantiano non esistono: giovani vivono una breve stagione di fertilità, vecchie sono inservibili alla vita.
Manuel alla fine diventa uomo. Abbandona la simbiosi con la madre e accetta il padre nella sua debolezza di vecchio, e ne piange la morte. La madre-dea ha perso il suo carisma: il figlio la allontana da sé - è solo, ma libero.
Per questo io dico che Aracoeli è il canto del cigno della Morante, in quanto tutte le tematiche dei romanzi precedenti si sono fuse in una sola: un personaggio che si congeda dalla sua creatrice.
Recensione del libro
Aracoeli
di Elsa Morante
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Aracoeli”: temi e personaggi del canto del cigno di Elsa Morante
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