- Autore: Cesare Pavese
- Genere: Classici
- Categoria: Poesia
- Casa editrice: Einaudi
- ISBN: 9788833815442
Le biblioteche scolastiche riservano sorprese molto belle e particolari. Il mio incarico di responsabile mi conduce anche a catalogare libri di ogni genere con perle davvero preziose; tra queste ho trovato Poesie del disamore di Cesare Pavese in edizione Einaudi, volume che raccoglie i componimenti poetici non compresi in Lavorare stanca.
La prima parte, che dà il titolo all’opera, "Poesie del disamore", è costituita da liriche scritte tra il 1931 e il 1936, fatte di poemetti narrativi in cui emergono amore per la campagna, solitudine, personaggi tristi, che si potevano trovare nella stessa epoca nella poesia americana di cui Pavese era studioso. La raccolta comincia con "Vino triste", la visione di un ubriaco la cui solitudine a stento viene mascherata dalla disinvoltura con cui si siede. E la sua storia personale non comprende più l’amore e la donna, simbolo di vitalità e di energia primordiale. Sempre nella stessa raccolta, un ricordo infantile dell’alter ego dell’autore è contenuto in "Il ragazzo che è in me", storia di una vicenda che condiziona nell’età adulta la vita del poeta.
Le poesie hanno versi molto lunghi, un andamento narrativo in cui i confini tra prosa e poesia sembrano perdersi secondo modelli di oggettività presenti negli anni Trenta. I personaggi di cui parla Pavese sono gente ai margini, vagabondi di un’Italia rurale che ora non esiste più, ma si insinua anche Torino, città magica e austera. Di essa viene colto il tramonto, in particolare la collina o il passeggio di un amico con cui l’autore cerca di instaurare un dialogo senza riuscirci.
Città e campagna sono diverse tra loro, ma Pavese le mostra entrambe come luoghi non felici, anzi tristi, che fanno da cornice alla malinconica solitudine dei personaggi. Nell’edizione Einaudi sono comprese altre raccolte o poesie isolate dei tardi anni Quaranta, momento in cui l’autore si allontana dagli schemi narrativi e scava dentro se stesso come, ad esempio in "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi". Sono poesie intime, soggettive, che vanno oltre i temi sociali. Pavese diventa protagonista delle poesie che sono fatte di versi brevi, come settenari e novenari, che permettono una poesia più concentrata ed espressiva.
In alcune tardive, il testo poetico è dedicato a una donna amata che si può identificare con la ballerina americana Constance Dowling, a cui dedica esplicitamente due poesie scritte in inglese che si rifanno a modelli whitmaniani e non solo. Pavese paragona la donna a elementi della natura, rifacendosi all’esperienza del poeta sudamericano Neruda che nei tardi anni Quaranta cominciava ad essere noto in Italia in un contesto non certamente favorevole.
Che dire? Poesie del disamore è una raccolta che sarebbe utile far conoscere ai giovani per non dimenticare un grande autore del passato.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Poesie del disamore
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