Datata “1-2 Settembre 1928”, la lirica Sei scomparsa per sempre fa parte di Le febbri di decadenza, una raccolta giovanile di Cesare Pavese che comprende scritti venuti alla luce fra il 1923 e il 1929, in cui si palesa già quell’inquietudine esistenziale che in seguito dominerà l’intera opera dello scrittore piemontese.
Sei scomparsa per sempre è essenzialmente una lirica sulla perdita e la solitudine: l’assenza ormai definitiva di una donna amata nel passato, ma ancora viva nel cuore e nella mente, lascia spazio a una nostalgia che si esprime anche nel dolce e malinconico trascolorare del paesaggio autunnale circostante. E qui siamo di fronte ad un altro punto cardine della poetica pavesiana, ovvero il tenace legame fra umano e natura: la figura femminile, alla quale quasi si assegna un potere salvifico, si intreccia indissolubilmente con l’ambiente tutt’intorno.
“Sei scomparsa per sempre”: testo della poesia
Sei scomparsa per sempre
nella stagione moribonda
che si matura all’ultimo sole
ed è triste di tutta la dolcezza
dei suoi ultimi doni.Tu sei stata per me la giovinezza
della vita, adombrata dal terrore
della fine o chissà, della tristezza
del desiderio sazio.
E mi ritorni in cuore
colla calma straziante della terra
che si raccoglie languida nel sole
e gli offre a rattenerlo
per un attimo ancora
tutta la sua bellezza.È nell’aria il sapore dolce ed umido
della tua bocca triste di passione,
sotto l’ardore biondo
delle foglie arrossate,
delle nuvole accese,
e l’azzurro cupissimo del cielo
pesa, come negli occhi la tua anima,
dalla disperazione della vita.
I frutti vengon meno
acri dalla dolcezza,
e si disfanno sotto le rugiade,
come il tuo corpo triste,
come il tuo seno stanco dell’attesa.Presto l’ultimo addio
cadrà e la terra morirà di gelo.
Sei sparita non mia,
tu che un giorno lontano,
l’unica, mi hai amato.
E dovunque tu viva sulla terra,
per sempre ormai, per tutta l’esistenza,
nell’agonia autunnale,
mi struggerà quest’anima
la tua tristezza bionda.
“Sei scomparsa per sempre”: stile e linguaggio della poesia
Sei scomparsa per sempre è una poesia elegiaca ed intimista che si dipana su versi liberi, sciolti, disposti musicalmente in modo da favorire il flusso emotivo della memoria.
Più che attraverso i passaggi discorsivi, il componimento si struttura su una serie di efficaci immagini dal forte potere evocativo, in particolare quelle della natura, rese con tratti pittorici, con espressioni e colori che afferiscono anche all’interiorità colma di dolore dell’autore e non solo al paesaggio fisico che lo circonda.
Il linguaggio, che si fonda sull’alternanza di termini ed espressioni tenui e garbate (dolcezza, giovinezza, desiderio, cuore, languida nel sole, bellezza, sapore dolce e umido, anima) e altre più cupe (moribonda, ultimo sole, terrore, straziante, azzurro cupissimo, corpo triste, seno stanco, la terra morirà di gelo), è funzionale al contrasto che la poesia mette in luce fra il passato ricolmo d’amore e il presente che invece ne è privo e quindi vuoto.
Da segnalare, infine, le sensuali similitudini fra la donna e gli elementi naturali: il corpo "triste" di lei è come un frutto maturo che irrimediabilmente si disfa, è come la terra che "muore di gelo", nonché condannato a struggersi in un’eterna "agonia autunnale".
Analisi della poesia: il ricordo, la nostalgia e la natura
Sei scomparsa per sempre è una poesia sull’assenza, la nostalgia e la potenza della memoria. Vi si ravvisa una duplice perdita, ovvero la figura femminile una volta amata e un’intera stagione della vita (“tu sei stata per me la giovinezza della vita”), e allo stesso modo un duplice ruolo della donna, che da una parte è promessa e desiderio, dall’altra sconforto e fine.
Accanto a questi punti cardine, se ne aggiunge un altro tipicamente pavesiano, e cioè il parallelismo con la natura. Femminilità e paesaggio si intrecciano e si fondono l’una nell’altro, dando origine a una rappresentazione lirica di grande suggestione nella quale lei diventa tutt’uno con la terra, prima madre che nutre, accogliente e amica, poi respingente e consumatrice.
L’autunno è il periodo dell’anno che meglio di ogni altro può simboleggiare il senso di privazione che deriva da un’assenza pesante, e per questo esso trova una chiara e comprensibile corrispondenza nell’interiorità di chi scrive, uscendo dalla sfera meramente naturalistica per trasporsi in quella dell’umano e diventare una stagione dello spirito. "L’azzurro cupissimo del cielo" non pesa solo sulla terra, ma anche sull’anima dell’autore: l’oscurità del luogo è la stessa che gli ottenebra la mente e gli lacera il cuore.
La "tristezza bionda" dell’amata, alla quale è ormai impossibile ricongiungersi, fa parte di un paesaggio che con le sue peculiarità finisce per sottolineare ed acuire il senso di vuoto e di mancanza. Il ricordo, lungi dall’essere una consolazione, è qualcosa a cui il poeta si abbandona lasciandosi sopraffare dal dolore.
E, nella certezza di essere condannato a struggersi per l’intera sua esistenza, si rivela tutta quell’inquietudine caratteriale che è la cifra umana e artistica di Pavese.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Sei scomparsa per sempre”, la struggente poesia di Cesare Pavese sull’amore passato
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