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Recensioni di libri

Ma la vita è una battaglia di Charlotte Brontë

L’Orma Editore, 2016 - Charlotte Brontë, personalità volitiva, nata in una sperduta canonica del Lancashire, sembra in queste lettere urlare il suo fuoco segreto: l’afflato di quella battaglia combattuta quotidianamente nel mezzo della selvaggia brughiera.

Alessandra Stoppini
Alessandra Stoppini Pubblicato il 30-11-2016

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Ma la vita è una battaglia

Ma la vita è una battaglia

  • Autore: Charlotte Brontë
  • Genere: Classici
  • Categoria: Narrativa Straniera
  • Anno di pubblicazione: 2016

“Lettere di libertà e determinazione” è il sottotitolo di “Ma la vita è una battaglia” (2016, L’Orma Editore, a cura di Laura Ganzetti), breve raccolta di lettere scritte dalla grande autrice inglese Charlotte Brontë (Thornton, 21 aprile 1816 - Haworth, 31 marzo 1855) tra il 1832 e il 1854.
Edito nella Collana I Pacchetti, i primi libri da chiudere, affrancare (con un francobollo da euro 1,50) e imbucare in una qualsiasi cassetta postale, che racchiudono le più originali e sconosciute lettere dei massimi pensatori, artisti e uomini politici di tutti i tempi, il volumetto dà voce alle riflessioni di una donna i cui romanzi sono diventati dei classici della letteratura inglese.

“Ma la vita è una battaglia. Che si possa tutti combatterla al meglio”

così scriveva il 24 settembre 1849 l’autrice di “Jane Eyre” in una lettera a Ellen Nussey, una delle sue più intime amiche conosciuta nel 1831 alla Roe Head School diretta da Margaret Wooler. Le giovani strinsero un’amicizia destinata a durare una vita, furono oltre cinquecento le lettere che Charlotte scrisse a Ellen.
21 luglio 1832.

“Mia cara Ellen, mi chiedi di raccontarti le mie occupazioni quotidiane da quando ho lasciato la scuola: non ci vorrà molto, il resoconto di una giornata vale per tutte quante...”.

Charlotte, aspetto minuto e fisico fragile che celavano una personalità volitiva, nel bicentenario della nascita, in una sperduta canonica del Lancashire, qui sembra urlare il suo fuoco segreto. Quella battaglia combattuta quotidianamente nel mezzo della selvaggia brughiera

“per venire considerata in maniera indipendente da qualsiasi connotazione di genere e obbligo, soprattutto per ciò che riguardava la sua attività di scrittrice”

come sottolinea nell’Introduzione del testo la curatrice Laura Granzetti. Ed è questa la modernità di Charlotte Brontë che fu sempre divisa tra due opposti canoni di felicità: quella privata e tradizionale simboleggiata dall’immenso cielo tempestoso dello Yorkshire e quella pubblica che tendeva verso l’esterno, verso la realizzazione dei propri sogni di scrittrice.

“Sono la figlia maggiore di un pastore che, tenendo in considerazione le sue modeste risorse economiche, ha speso quanto ha potuto per la mia formazione”.

Frase tratta da una lettera scritta nel dicembre 1836 a Robert Southey (1774-1843), poeta, saggista e editore, redatta da Charlotte per conoscere la sua opinione su alcune poesie che gli aveva inviato. Maggiore di età tra le tre sorelle Brontë, Emily (1818-1848), autrice di “Cime tempestose” e Anne (1820-1849), autrice di “Agnes Grey”, alle quali sopravvisse, Charlotte era la più ambiziosa delle tre e certamente la più determinata. Charlotte, donna intelligente e acuta, aveva osato affermarsi in una società nella quale il mestiere di scrittore era riservato agli uomini. L’amore, quello con la A maiuscola, in questo caso non corrisposto, Charlotte lo riservò nei confronti del professor Costantine Héger, sposato, che aveva conosciuto nel 1842 a Bruxelles, quando con Emily era andata nella città belga a studiare francese. 8 gennaio 1845, Haworth-Bradford-Yorkshire:

“Ciò che so è che non posso e non voglio rassegnarmi a perdere del tutto
l’amicizia del mio maestro. Preferirei patire i più grandi dolori fisici che avere il cuore lacerato da rimpianti tanto cocenti”.

Forse per comprendere l’anima delle sorelle Brontë e del loro fratello Branwell, mente geniale ma psichicamente fragile, nato nel 1817 e morto di tubercolosi nel 1848, occorre compiere una visita alla canonica di Haworth, dove il reverendo Patrick Brontë si era trasferito con la famiglia nel 1820. L’edificio è sede del Brontë Parsonage Museum che conserva cimeli e reliquie delle famose sorelle. L’intera zona dello Yorkshire occidentale in cui sorge l’edificio è stata rinominata Brontë Country ed è teatro di un costante pellegrinaggio letterario da tutto il mondo. L’epistolario si conclude con la lettera datata 30 marzo 1855 che Arthur B. Nicholls, il nuovo curato di Haworth e marito di Charlotte scrive a Ellen Nussey per comunicare il decesso della grande romanziera che si spegne a 39 anni di età portando in grembo un figlio.

“Cara signorina Nussey, la lettera del signor Brontë l’avrà preparata alla triste notizia che le devo comunicare. La nostra cara Charlotte non c’è più; è morta la scorsa notte consumata dalla malattia. Nelle ultime due o tre settimane la nostra preoccupazione per le sue condizioni era cresciuta, ma è stato domenica sera che abbiamo purtroppo compreso che la sua permanenza tra noi sarebbe stata breve. Il funerale si terrà mercoledì mattina. Mi creda sinceramente suo, A. B. Nicholls”.

Ma la vita è una battaglia. Lettere di libertà e determinazione

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© Riproduzione riservata SoloLibri.net

Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ma la vita è una battaglia

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