Questione di qualche mese, poi il mezzo secolo del Settantesette mediatizzato verrà restituito attraverso la solita stereotipia memorialistica della crisi, del piombo e dei lutti conseguenti. Verranno come al solito riesumati – c’è da giurarci - le pagine di pubblicistica scritta e orale, i testimoni e i milites gloriosi e i testimoni del tempo, gli enfisemi armati del Movimento, le lotte continue, la P38, gli schermi di piombo, il riflusso alle porte, l’eroina che uccide, l’inevitabile (a)simmetria rivoluzionaria col Sessantotto, i carrarmati di “Kossiga” a militarizzare Bologna, eccetera. Se la linfa immutabile che intesse scalette e palinsesti mediatici di coccodrilli e ricorrenze storiche è ancora adesa alla pigra tradizione come ai tempi in cui sono cresciuto, ecco quello che succederà di qui a poco. E del resto cinquant’anni sono già storia bell’e buona, basterebbe solo raccontarla da obiettivi meno generici. Se possibile, ancor meno unilaterali. Nel suo freschissimo 1977. L’Italia leggera nell’anno del movimento, Pasquale Palmieri asseconda, ad esempio, i focus quasi sempre obliati dell’Italia leggera. Cioè dell’Italia del 1977 che rintraccia nella “cultura sottile” un’ulteriore chiave interpretativa.
Per dirvela tutta e senza parafrasi, non è che si piangesse o si sparasse soltanto nel Settantasette. Al contrario dei sessantottardi fratelli maggiori, votati al rigorismo e alla rinuncia consumistica come schiaffo al Capitale, gli agitatori politici del movimento del ’77, magari con la scusa dell’esproprio proletario, non rifuggono, per esempio, il richiamo delle merci. Tra le anime fiammeggianti della galassia studentesca, fanno anche parte i caratteri dissacranti degli indiani metropolitani, quelli degli a-politici, dei pre-edonisti, e forse persino dei proto-discotecari. Inoltre, anche se ha tutt’altro che scritto la storia, nel ‘77 c’è stato anche chi è sopravvissuto senza grilli politici per la testa, tirando la carretta di ogni giorno.
L’italiano medio che davanti la televisione empatizza con altri italiani medi che sdoganano invenzionucce proprie e/o si fidanzano a Portobello. C’è stata Vincenzina davanti alla fabbrica (Jannacci) che proiettava i suoi sogni sognando le vite degli altri attraverso le pagine dei rotocalchi illustrati che fiorivano all’epoca. Le riviste lecite ("Oggi", "Sorrisi & Canzoni TV", "Gente", "Domenica del Corriere"; sul versante più politico "Panorama", "L’Espresso", "L’Europeo"), e meno lecite ("Le Ore", "Playman", i fumetti erotici e quelli vietati ai minori con la K nel titolo). Oltre al tardo barricadero, nel ’77 c’è stato inoltre chi ha sognato incontri ravvicinati di qualsiasi tipo con gli alieni (spopolavano i libri di fanta-storia di Peter Kolosimo, così come gli avvistamenti di dischi volanti); chi ha discusso di calcio nel bar del quartierino; chi con il boom delle televisioni commerciali è diventato vittima della prima invasione merceologica su vasta scala (corpi-merce - sui piccoli schermi privati impazzava lo striptease alla buona -, e la televendita di merci di ogni tipo) dopo che il più parco Carosello ha chiuso i battenti il 1 gennaio proprio di quell’anno. Ci sono stati i romanzi-specchio delle tensioni di un Settantasette drammatico Un borghese piccolo piccolo (Vincenzo Cerami), politicizzabile-sessualizzabile - Boccalone (Enrico Palandri) e Porci con le ali (Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice) - ma ci sono state anche le gustose annotazioni di costume degli articoli e dei libri di Luca Goldoni, della filosofia “alla partenopea” di Luciano De Crescenzo (Così parlo Bellavista), il Bar Sport (a proposito di Bar Sport) di Stefano Benni.
Nonostante il clima ansiogeno che percorreva le strade la vita quotidiana delle persone comuni, insomma, è andata avanti anche nel 1977. Fuori dal coro dell’opinionismo coeforo, Pasquale Palmieri, ne esplora l’altra faccia, del resto, attraverso usi, costumi e desiderata degli italiani. Al netto di assunzioni monolitiche, il Settantasette andrebbe di fatto interpretato come anno crossover, un anno di passaggio. Di cambiamento. Come si legge a pagina 180 del saggio di Palmieri:
è in questa prospettiva che dobbiamo leggere la fine di Carosello, la crescita della nuova pubblicità e delle emittenti private, l’esordio della tv a colori, la fitta circolazione dei settimanali illustrati., il successo di Portobello e delle trasmissioni incentrate sulla ‘gente comune’, l’avanzata del cinema di genere, la fortuna della pornografia, la nuova fisionomia dei concerti e delle rassegne estive, la passione per l’occulto, la ricerca di vita extraterrestre, l’affermazione di contenuti nostalgici. Questi fenomeni segnalano un cambiamento che appare quasi inesorabile, in grado di entrare nelle vene profonde di un paese senza sollevare il clamore tipico delle grandi battaglie. La stessa dialettica fra politicizzazione e depoliticizzazione appare inefficace per leggere queste trasformazioni. Il 1977 non si limita a proporsi come ultimo grande sussulto di una stagione di mobilitazione collettiva, né può essere considerato come anticamera di un riflusso repentino e generalizzato. È piuttosto un anno di sovrapposizioni e di frizioni, in cui la radicalità della lotta convive con una crescente attenzione per la prosperità individuale e per il godimento del superfluo.
In ultima analisi: più o meno tutti conosciamo a memoria il Settantasette delle molotov, dei fuggi-fuggi per strada, dei passamontagna, delle camionette e delle azioni repressive della polizia. Nell’eccellente 1977. L’Italia leggera nell’anno del movimento, Pasquale Palmieri affronta la portata ulteriore di un anno coacervo di istanze sociali-culturali prodromiche di cambiamento. Nonostante in Italia non tiri una buona aria, la nazione continua insomma a sognare, ascoltare, osservare, sperimentare, correre in braccio alla modernità, desiderare un futuro.
Se migliore o peggiore, ce lo ha detto la storia recente, ce lo sbatte in faccia l’insulsa realtà delle merci reiterata in questi "strani giorni" (F. Battiato). Ma questo è un altro discorso, e forse ci porterebbe troppo lontano.
- Autore: Pasquale Palmieri
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: il Mulino
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: 1977 L’Italia leggera nell’anno del movimento
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