Mettere al centro i diritti delle persone, direi si possa individuare in questa premessa il cuore del libro di Cinzia Sciuto Diritto o barbarie. Contro la legge del più forte (Feltrinelli, 2026). Poiché il discorso riguarda non l’Italia ma l’umanità intera, è al diritto internazionale che guarda l’autrice, direttrice di Micromega, che rifiuta di abbracciare il velenoso assunto che poiché il diritto internazionale fa fatica a imporsi tanto vale farne a meno.
In questo secolo esso appare terremotato da incursioni violente che ne evidenziano la strutturale fragilità. L’autrice ricorda le parole di Piero Calamandrei:
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Figurarsi, aggiunge la studiosa, quanto possano valere queste riflessioni se trasferite sul piano in sé più precario del diritto internazionale. Non si tratta di discutere la necessità del diritto - l’alternativa è la barbarie che premia il più forte, e su un piano globale mai è apparsa così in grado di prevalere dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Rivitalizzarlo significa centrarlo sulle persone e non sugli Stati, altrimenti “le persone compaiono solo in modo derivato, subordinato, riflesso, e il limite resta inscritto nella sua stessa struttura”. Problema che implica quello della rappresentanza, visto che in quella attuale i cittadini appaiono nulla più che un’appendice vuota degli Stati, che funzionano per un arbitrario “valore in sé”, dimenticando le concrete ragioni degli individui, peraltro inficiando in partenza la possibilità, vitale, del conflitto sociale e politico all’interno degli Stati stessi. Un assetto, quello attuale, che salvaguarda il potere dei dittatori e nulla garantisce alle persone - esempio palmare, per dirne uno, quello dell’Iran, che invoca per sé l’autonomia dalle ingerenze internazionali ma nello stesso tempo opprime e uccide i propri cittadini.
L’inizio della piega attuale, Sciuto lo individua nell’11 settembre del 2001. Alla caccia di Bin Laden, capo di Al-Qaida, considerata responsabile dell’attentato, gli USA invadono l’Afghanistan, facendo migliaia di vittime civili e conseguendo l’unico risultato di riconsegnarlo, 20 anni dopo, nelle mani dei talebani. Sempre al genio americano dobbiamo l’invenzione della “guerra preventiva”, dottrina che dal 2003 serve ad attaccare l’Iraq, inserito da Bush nel cosiddetto “asse del male” in compagnia dell’Iran e della Corea del Nord - il primo al centro della drammatica situazione odierna, e a pensarci con motivazioni ufficiali analoghe anche se la locuzione di cui sopra è sparita dai media: non sostiene forse Trump che occorre prevenire un attacco nucleare degli iraniani? In quegli anni si affannarono nell’inutile ricerca di armi di distruzione di massa, mentre oggi l’arsenale nucleare di Kim Jong-un non toglie il sonno allo psicopatico della Casa Bianca, che usa il coreano per i suoi disegni neoimperiali. Trattandosi degli USA, l’ostilità verso il multilateralismo e le istituzioni internazionali assume un peso ovviamente maggiore, né bisognerebbe dimenticare che tale atteggiamento non è ascrivibile solamente al tycoon. Si ricorderà come dispositivi legislativi quali il Patriot Act abbiano consentito gli orrori di Abu Ghraib e pratiche di tortura verso le quali il resto dell’Occidente liberale non mostrò particolare sconcerto. Ugualmente, la forza oggettiva degli Stati Uniti è alla base dell’ignavia, o della negazione tout court, che i paesi occidentali, il nostro in prima fila, riservano al genocidio di Gaza, fatti salvi interessi diretti che l’economia italiana condivide con Israele. Condivisibile inoltre il giudizio sull’altro imperialismo, quello russo, da molti non riconosciuto come tale, anche per via di uno stolido anti-occidentalismo di maniera. Sciuto, ricordando come l’argomento-fantoccio dell’allargamento della Nato sia speso costantemente da Putin per giustificare l’invasione Russa in Ucraina, nota non senza sgomento che le rare manifestazioni di piazza della sinistra nostrana non abbiamo mai contemplato l’appoggio agli ucraini.
Volendo ricostruire i passaggi riguardanti le zone più calde dell’epoca che stiamo vivendo, non può mancare un capitolo su Gaza. Come per la guerra russo-ucraina, correttamente l’autrice smonta la fallacia argomentativa del chi ha iniziato prima (“la storia è un flusso di eventi e decidere di ‘farla iniziare’ in un momento o in un altro è una scelta che può avere a che fare con ragioni storiografiche ma anche ideologiche”), e ripercorre i fermenti che un secolo fa portarono alla nascita del movimenti sionisti, le differenze fra loro e con gli antisionisti, il conflitto successivo di Israele col mondo arabo e palestinese, fino a oggi. In tutti i casi, i passaggi storici più recenti mostrano come ora più che mai il diritto vada difeso contro la sempre più massiccia esibizione di forza delle grandi potenze. Il punto è che le sue istituzioni vanno ripensate per renderle più efficaci. L’universalismo che ha nutrito il diritto internazionale non ha trovato gli strumenti giusti per attuarsi, poiché gli Stati più potenti hanno buon gioco per sabotare le decisioni a loro sfavorevoli. Succede persino con la Corte penale internazionale (tutti sanno dell’attacco che sta subendo in queste settimane, da Trump in primis), che pure rappresenta un passo avanti rispetto alle precarie possibilità giurisdizionali dell’Onu. Resta il fatto che gli attacchi odierni indeboliscono il diritto internazionale per via della sua fragilità strutturale, perché, come si scriveva all’inizio, “è incapace di far rispettare le proprie decisioni quando queste entrano in rotta di collisione con gli interessi delle grandi potenze”. Su questo ad avviso dell’autrice si dovrebbe lavorare per evitare una giustizia a uso e consumo dei vincitori.
- Autore: Cinzia Sciuto
- Genere: Politica ed economia
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Diritto o barbarie. Contro la legge del più forte
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