È stato pubblicato per la collana Enigmi de iDobloni Edizioni il thriller Silenzi nascosti di Annelies Romanin, romanzo all’insegna della tensione e dei segreti.
Mentre una psicologa cammina in cerca della strada giusta, sotto il letto, in una cameretta colorata, un bambino sta brancolando nel buio.
La psicologa è Leni, la protagonista del romanzo, che viene chiamata a Freudental (immaginaria località montana) per aiutare Felix, un bimbo di 9 anni che improvvisamente ha smesso di parlare. “Immobile abitante di un mondo al quale solo lui può accedere”, Felix, bambino timido e chiuso a cui non piacciono le attività di gruppo, sceglie con il totale silenzio un isolamento drammatico, rinunciando a giocare e a rispondere persino ai propri genitori. Quel silenzio in realtà maschera un urlo di dolore straziante a cui Leni deve dare voce, avvicinando per quanto possibile Felix e interpretandone i gesti.
Le difficoltà sono molteplici per la giovane psicologa; prima fra tutte la fredda accoglienza degli abitanti di Freudental, che la vivono come “la ragazza con la puzza sotto il naso, con tutta l’arroganza di città stampata addosso”. Leni è percepita come una ficcanaso, un’intrusa arrivata per destabilizzare un equilibrio già precario, quello della famiglia di Felix, che appare non proprio collaborante.
Ben presto il lettore percepirà anche la fragilità della psicologa, che a sua volta nasconde in sé qualcosa di irrisolto che ha a che fare con la propria professione e il mondo dei bambini, e di cui Annelies Romanin semina lentamente indizi svelando in capitoli di flashback la vicenda della scomparsa dell’adolescente Chiara, avvenuta nove anni prima.
Annelies Romanin sa conquistare il lettore creando un tessuto di inquietudine intorno al piccolo Felix, a cui fanno eco minacciosi avvertimenti indirizzati a Leni (“Geah Weg. Non è un messaggio. È un ordine perentorio: vattene”) e l’atteggiamento particolarmente ruvido di tutti in paese (incluso il padre di Felix), accentuato dall’uso del dialetto anziché dell’ hochdeutsch, cioè il tedesco standard che parla Leni. Leni osserva e riflette, al contempo è spaventata e persino teme di non aver la capacità di aiutare Felix; Annelies Romanin trasmette al lettore tutto il disagio della protagonista e contemporaneamente il suo coraggio.
L’ambientazione del romanzo è a mio avviso uno degli elementi che maggiormente giocano a favore di questa diffusa sensazione di malessere, inquietudine, mistero e scontro con i paesani: Freudental inquieta perché si compone di assenze (mancano rumori, persone, movimento), e in quella staticità, oltre che nella poca luminosità della montagna in inverno, ciò che è nascosto può addirittura accrescere il timore ed i bisogni.
La scrittrice affronta nel thriller varie tematiche: la superficialità degli adulti, incuranti del ferire i bambini; le tante bugie che si raccontano per motivare le proprie azioni e con cui convivono quotidianamente; il moralismo; la mancanza di senso di responsabilità. Freudental è “un paese che osserva e giudica” ma che non sa dare l’attenzione necessaria a Felix, né rispettare il suo mondo ed i suoi affetti. L’altro elemento chiave del thriller è la precisa ricerca stilistica che Annelies Romanin affronta: l’uso delle espressioni dialettali permette al lettore una profonda immersione nella trama e nell’ambientazione di questo thriller psicologico, che è storia di segreti, ossessioni, fragilità.
- Autore: Annelies Romanin
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Silenzi nascosti
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