Il giardino di Bloomsbury
- Autore: Mario Fortunato
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2024
Vanessa Bell fu l’artefice del gruppo di Bloomsbury, con l’aiuto della sorella Virginia Woolf, e tutti quelli che ruotavano loro intorno amarono Virginia, perché era l’immagine del talento ma anche della nevrosi, sempre con un taccuino in mano. Di loro si racconta nel romanzo di Mario Fortunato Il giardino di Bloomsbury (Bompiani, 2024).
Anche se La Woolf con Vanessa cercava di essere meno ossessionata dai suoi personaggi cartacei, alle due sorelle bastava semplicemente dirsi qualcosa che si capivano. Questo prima della casa a Charleston, che era un luogo appartato dove poi si trasferirono, nel Sussex, Virginia Woolf e Leonard Woolf, con la scrittrice di Mrs Dalloway che non ebbe bisogno di cambiare cognome. Vanessa si trovò un marito ma continuava a dipingere, e poi Nessa, come la chiamavano gli amici, era convinta, a ragione, di essere una donna pratica e tollerante. Quando sposò Clive Bell lo fece per stabilizzare e rendere sicura la casa di Charleston, che era piena di crepe, con il giardino che era un’accozzaglia di piante secche senza acqua, anche quando arrivarono gli altri di Bloomsbury, nome che passò a Charleston, dopo le dovute ristrutturazioni. In realtà i primi ad arrivare furono i Bell, soprattutto.
Una donna bravissima a dipingere, una donna dai mille talenti, ma la sorella, senza volerlo, sapeva che in tutto il gruppo, quando parlavano di letteratura, era la Woolf a primeggiare. Ancora non si sapeva dei problemi nevrotici di Virginia; solo il marito ne intuiva qualcosa, marito che spesso andava ai treni perché la moglie voleva scappare da Charleston, ma non faceva poi niente, perché Leonard la tranquillizzava. Nel 1940 il secondo conflitto mondiale era alle porte; i coniugi Woolf erano angosciati, ma come tutti. Nel frattempo Clive disse che la moglie le piaceva, ma il suo desiderio erano i giovani maschi che arrivavano da Londra. Non solo l’arrivo di Duncan e Bunny era un corteggiare senza requie tra i due uomini, ma Vanessa li sentiva litigare e poi fare l’amore incessantemente. Nessa spinse Duncan a riprendere i pennelli, per non passare l’estate improduttivo. Era un artista, doveva dimostrarlo. Quelli che cercavano di entrare a Bloomsbury, dovevano avere un talento: non bastavano gli studi, e nemmeno l’aristocrazia, ma il talento nell’eloquio, la capacità di fare motti di spirito senza volgarità. Infatti scrive Mario Fortunato:
La sera, dopo mangiato, Nessa aveva stabilito, fin dai primi giorni l’abitudine di leggere ad alta voce, davanti al camino, un romanzo di Dickens. Lesse David Copperfield e Casa desolata. Gli altri si raccoglievano intorno a lei nel salotto che, al momento, era arredato solo col divano e il tappeto cinese regalati da Maynard e per il resto sembrava un deposito dei materiali più disparati.
A sentire Fortunato, il gruppo di Bloomsbury era diverso; in primis c’era Maynard Keynes, Lytton Strachey, Roger, Clive, Duncan. Nomi importanti, che hanno fatto il meglio all’Inghilterra. Poi un epilogo terribile. Il 28 marzo del 1941, Virginia Woolf si buttò con i sassi ben saldi nelle tasche nel fiume Ouse, nel Sussex. Il dolore è più forte del previsto, e tutto cambiò in quel di Charleston, ma tutto rimase anche come prima.
Il giardino di Bloomsbury
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