Papà Mumin scriveva e scriveva pensando a quanto si sarebbero pentiti tutti leggendo le sue memorie. Questo lo mise di buon umore. "Ben gli sta!" disse tra sé.
Con queste parole che ben rappresentano la sapiente ironia, la sincera spontaneità e la rassicurante serenità che sa donare ai suoi lettori Tove Jansson, può essere introdotto il libro Le memorie di Papà Mumin della famosa scrittrice finlandese (Salani, 2025, trad. di Annuska Palme Larussa Sanavio). Si tratta del quarto capitolo della saga dei Mumin, i troll simili a piccoli, simpatici e miti ippopotami, che hanno reso celebre questa autrice in tutto il mondo. Il protagonista non è come spesso avviene il troll Mumin accompagnato dai suoi amici e dai suoi familiari, ma Papà Mumin, suo padre appunto e capo della sua famiglia, che è completata da Mamma Mumin.
Papà Mumin si prende un giorno un bel raffreddore, perché nei paesi nordici, come l’autrice spiega, è facile passare dalle lunghe estati dove il sole non tramonta mai e il clima sembra più mite a giornate più ventose e piovose, e i repentini cambiamenti del tempo possono portare dei piccoli malanni. Così, essendo costretto al riposo per guarire dal suo raffreddore, Papà Munin, su suggerimento di sua moglie Mamma Mumi, decide di scrivere su di un quaderno le sue memorie e in particolare le vicende tragicomiche della sua infanzia e gioventù, caratterizzate da ostacoli ma anche da avventure, esperienze e amicizie degne di essere raccontate. Egli rivela quindi di non essere stato sempre un bravo padre di famiglia, ma anche un giovane ambizioso e desideroso di vivere molte avventure. Cresciuto in un orfanotrofio gestito da una severa Emula, uno dei tanti originali e bizzarri personaggi creati dalla geniale mente di Tove Jansson, riesce a fuggire e a crearsi da grande una sua vita indipendente, fino all’ incontro con Mamma Munin, della quale si innamora e che poi sposa.
Prima di questo però vive tante avventure emozionanti insieme ai suoi simpatici, ma anche stravaganti amici, come Fredrikson, geniale inventore che si interessa di meccanica e che crea un’imbarcazione, "L’Orchestra Marina", con le quali insieme a Carabattola, Girotondo e appunto a Papà Mumin, vive delle spassose e pericolose avventure, tra le quali quella che li porta a immergersi nelle profondità del mare e imbattersi in un terribile pescecane. Carabattola si rivela in seguito essere in particolare il padre di Tabacco e Girotondo quello di Sniff, due tra i migliori amici del troll Mumin, che finora ignoravano l’esistenza di chi fossero i loro genitori.
Tutti i personaggi della saga sono comunque sempre ricordati per caratteristiche e immagini nel loro aspetto fisico e caratteriale in ogni singolo libro, all’inizio o in fondo alla storia, in modo che i lettori che non hanno familiarizzato ancora con essi, non li ricordino o che conoscono un personaggio nuovo, possano avere un quadro chiaro dei protagonisti. In generale comunque di tratta di una sorta di animali con caratteristiche antropomorfe, che incarnano pregi e difetti di varie tipologie umane che la scrittrice ha avuto modo di conoscere nella sua vita.
Si tratta di un capitolo della saga, il quarto in ordine cronologico come già scritto, dal carattere fortemente riflessivo e adatto anche ai lettori adulti, pur mantenendo una vena ironica, giocosa e divertente, tipica dei libri per bambini e in particolare di quelli scritti da Tove Jansson. L’autrice invita i suoi lettori a riflettere sul senso del fare memoria, inserendo, per trattare meglio questo tema, lo stratagemma di una narrazione autobiografica da parte del protagonista, un vero memoir o memoriale in italiano, genere letterario diventato molto comune in seguito e anche ai nostri giorni. Tove Jansson lo fa come sempre con l’ironia, la positività, la curiosità e l’amore per la vita che da sempre la caratterizza, ma senza nascondere le difficoltà che la vita riserva e in particolare soffermandosi sul tema del viaggio, inteso come percorso di vita che ci conduce alla maturità e alla consapevolezza di chi siamo o almeno di chi vorremmo essere. Si legge e si sente dire spesso che è il viaggio, cioè il percorso, ciò che conta e che può portare alla felicità, più che la destinazione finale, la meta, ma in realtà l’autrice sembra anche volerci indicare che la realizzazione personale è davvero l’aspetto più importante. Tanto è vero che il protagonista Papà Mumin e anche altri personaggi della storia manifestano più volte la loro ambizione e desiderio di diventare famosi per qualcosa, per poi ripiegare su altre scelte, rendendosi conto che questo non è poi così importante. Tale realizzazione, e quindi l’obiettivo, è raggiunto solo se è quello che noi davvero desideriamo e non quello dato dalle aspettative che la società o le persone che ci conoscono hanno su di noi. Non importa essere famosi agli occhi delle persone e raggiungere il successo, ma seguire una strada che porta a realizzare noi stessi e in linea con le nostre possibilità e i nostri desideri. Soltanto noi quindi possiamo stabilire se siamo soddisfatti del traguardo raggiunto, perché è qualcosa di molto personale.
Inoltre prendendo spunto da una sua celebre frase - "Forse il problema del nostro tempo non è che abbiamo troppe informazioni. È che abbiamo smesso di farci domande" - si tocca anche il tema della conoscenza e della capacità di sapersi interrogare su tanti aspetti misteriosi ma affascinanti della nostra esistenza e invita anche i giovani lettori a farlo.
La sua visione della vita può essere ben rappresentata dalle parole contenute in un paesaggio di un altro suo celebre romanzo per adulti, Fair play:
In fondo ciò che conta è questo: non stancarsi mai, non cadere nell’indifferenza, continuare a coltivare la propria inestimabile curiosità - sarebbe come arrendersi alla morte.
Le memorie di Papà Mumin è stato pubblicato in lingua svedese in Finlandia (l’autrice appartiene infatti a questa minoranza linguistica da sempre presente in questa nazione) per la prima volta nel 1950 con il titolo originale Muminspappans bravader e in Italia da Salani nella collana “Gl’Istrici” per la prima volta nel 2007 con la bella traduzione come sempre di Annuska Palme Larussa Sanavio, svedese trasferitasi in seguito in Italia, e ristampata nella recente edizione del 2025, in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita dei Mumin.
Tove Jansson (1914-2001) è nata a Helsinki ed è stata pittrice, scultrice e illustratrice di libri per bambini oltre che scrittrice di opere di narrativa per grandi e piccoli. Le memorie di Papà Mumin è un delizioso libro sul senso della memoria, sulla propria crescita e maturazione personale e sul senso da dare alla propria esistenza, non rinnegando la propria inclinazione e natura, ma sapendosi adattare e cogliere anche le occasioni che le vita ci riserva.
Questa autrice si dimostra straordinaria nella sua capacità di cogliere sempre con una buona dose di ironia, ma anche grande sensibilità, i molteplici aspetti e le sfumature della vita, senza mai risultare didascalica o fare la morale a nessuno, ma sapendo cogliere l’aspetto migliore delle persone e della nostra esistenza, con uno sguardo sapiente che sa essere a tratti lucido, razionale e concreto, ma all’occorrenza originale e dotato di quella curiosità e fantasia essenziali per rendere la nostra esistenza un meraviglioso sogno. Tove Jansson non è quindi mai banale, si conferma anzi una grande scrittrice perché mostra nella sue opere la sua naturale, unica e straordinaria capacità di farci riflettere puntando sull’ironia, sulla leggerezza e la positività delle sue storie che ben si adattano, come Le memorie di Papà Mumin e di tutta la saga di questi fantastici personaggi ai lettori più giovani, ma che forse anche noi adulti dovremmo riscoprire per vivere al meglio la nostra esistenza.
- Autore: Tove Jansson
- Genere: Libri per bambini
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Salani
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le memorie di Papà Mumin
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