SuperTondelli. Il mio amico segreto
- Autore: Enrico Brizzi
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2025
Un libro di tante pagine. Uno scrittore che scrive di un collega famosissimo negli anni Ottanta del secolo scorso, che cessò di vivere il 16 dicembre 1991. L’omaggio di Enrico Brizzi a Pier Vittorio Tondelli, per gli amici Vicky, per i conoscenti Pier, è contenuto nel saggio SuperTondelli. Il mio amico segreto (HarperCollins, 2025).
Brizzi fa un lavoro certosino, e intervista tutte le persone che sono gravitate nel mondo "tondelliano". Nato a Correggio, nel 1955, una cittadina vicino Reggio Emilia, lo stesso che ha dato i natali al cantante Ligabue, Tondelli viene da una famiglia piccolo borghese, per i pregiudizi ma non per l’economia domestica. Marta, la madre, e Brenno, il padre, erano commercianti al dettaglio di generi alimentari. Pier era un bambino che andava ogni domenica a messa, e il pomeriggio nell’oratorio. Spesso veniva messo in disparte per la sua timidezza. La sua fu un’infanzia cattolica nella Bassa emiliana, dove il partito d’elezione era quello comunista, ma la madre era democristiana. Quello che spaventava in Tondelli adolescente era l’altezza, 1,90 centimetri, ma non si fermò: in totale 1,94 centimetri, e per questo, se parlava con una persona bassa gli veniva la gobba. Tutto in lui era esagerato: le letture, l’urgenza di scrivere, la fede cattolica, e innamorarsi delle liceali, che se lo lasciavano, gli dava un senso di sollievo, perché se le vedeva con un altro era attirato dal fidanzato nuovo. Cattolico, altissimo, omosessuale: due accettazioni e un segreto, l’essere gay. Quelli più effeminati le chiamava le "checchine", e in ogni caso a Correggio non c’erano.
Dopo il diploma frequenta il DAMS, questa costola universitaria che sembrava adatta a chi non voleva lavorare, perché leggere e scrivere sono scempiaggini da scioperati. Fu interrogato in una sessione da Umberto Eco, prese 29 e ci rimase malissimo. Gianni Celati insegnava narratologia, ma si aspettava il massimo dai suoi studenti. Senza giri di parole, se non avevi una voglia "pazzesca" di leggere e di scrivere, avevi sbagliato il tuo percorso di vita. Viveva già a Bologna, Pier, e prendeva sul serio le parole di Celati, ovvero di scrivere storie, di inventarsi storie.
Brizzi mette tutto di quegli anni, ma era troppo piccolo anagraficamente per ricordarsi, come la strage di Bologna il 2 agosto del 1980 di matrice neofascista. Non si capisce perché gli anni Ottanta vengono rappresentati come anni leggeri, quelli del riflusso. Tondelli aveva l’età per ricordarsi tutto, ma era preso dalla scrittura di un librone, come questo di Brizzi. Ricevette una telefonata per andare a Milano col suo "pallottone" e incontrò Tagliaferri per i tipi di Feltrinelli. Tondelli era convinto che li libro fosse piaciuto, ma gli fu detto che doveva togliere almeno duecentocinquanta pagine e fare sei racconti. Imparò che scrivere era levare, mai aggiungere, e anche la parte emotiva esplicitata troppo aveva bisogno di una parte descrittiva. Altri libertini, il titolo scelto, venne pubblicato nel 1980 in ventimila copie. Era pieno di tossici, di siringhe, di eroina e di ragazzi che si prostituivano con maschi anziani a pagamento. Venne sequestrato per oscenità, poi di nuovo pubblicato in centomila copie. La critica letteraria si divise. Poi si cercò un rivale per fare pubblicità e venne scelto Andrea De Carlo: quello meno adatto. Figlio di borghesi, era bello, elegante, non alto quanto PVT (Brizzi chiama Tondelli con tre maiuscole), e la contesa non ci fu. Finiti gli esami universitari, fu obbligato a fare il soldato. Tra ventenni maschi, PVT si sentiva a suo agio ma era il più "vecchio" della brigata. Finito l’anno, scrisse Pao pao, nel 1982, sulla leva obbligatoria. Le recensioni non furono buone. Il suo mentore e adorato Alberto Arbasino scrisse che era un libricino. Per PVT fu una coltellata.
Dal momento che Pier voleva lavorare come scrittore e non altro, si buttò in una operazione totalmente commerciale. Era passato a Bompiani e l’editor fu Elisabetta Sgarbi. Il libro fu un successo clamoroso e l’autore riuscì a vivere a Milano, perché economicamente se lo poteva permettere. Ma stava già male. Brizzi sull’AIDS scrive un capitolo corposo, esaustivo; a noi interessa perché su questo PVT scrisse il suo libro più bello, ossia Camere separate, che uscì nell’anno della caduta del muro di Berlino, sempre per Bompiani. La storia di uomo che ha perso il suo compagno. Il romanzo si legge meglio con la musica de The Smiths. L’adorazione di PVT per Morrissey rasentava il fanatismo.
Brizzi scrive anche cose sue, ma sottotono, e ci tiene a farci capire come erano gli anni ’80. Il suo essere scrittore lo mette da parte, ancora amareggiato forse di aver avuto successo col suo primo romanzo, Jack frusciante è uscito dal gruppo, e poi un po’ dimenticato. Questo che è uscito è un libro biografico di quattrocento pagine, completo e scritto in modo meraviglioso. Tondelli è stato il suo amico segreto.
SuperTondelli. Il mio amico segreto
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