Perché l’italiano? Storia di una metamorfosi
- Autore: Jhumpa Lahiri
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Perché l’italiano? Storia di una metamorfosi (Einaudi, 2025): un mémoire in cui Jhumpa Lahiri torna a interrogare il nodo più intimo e insieme più esposto della sua scrittura, ovvero il rapporto tra lingua e identità. Non si tratta di un semplice saggio autobiografico, ma di un’articolata meditazione sulla migrazione linguistica come forma di esistenza, scelta e necessità insieme.
Tematica già affrontata nella sua prima opera in lingua italiana, In altre parole, l’identità linguistico-culturale è al centro della riflessione letteraria e personale dell’autrice da sempre. I suoi romanzi e le sillogi di racconti scritti in inglese in precedenza trattano delle varie sfaccettature della vita in un paese di adozione, sviscerando l’argomento da varie prospettive. L’incontro con l’italiano ha poi offerto all’autrice l’opportunità di una riflessione focalizzata sulla lingua come elemento culturale, sia individuale che sociale, che accompagna ogni migrazione e, in particolare, ha accompagnato quella di Lahiri.
L’italiano, scrive Lahiri, è emerso nella sua vita come “una nuova isola di un arcipelago”. L’immagine è rivelatrice: nessuna lingua è continente compatto, nessuna è patria omogenea e dai confini definiti. L’inglese e il bengalese — le due lingue dell’infanzia, della famiglia, della formazione dell’autrice — non sono mai state per lei un approdo pacifico, ma piuttosto poli tra cui oscillare. La “terza lingua”, l’italiano, nasce allora come via alternativa, uno spazio altro, separato, scelto: non lingua materna né lingua dell’integrazione, ma lingua di adozione volontaria.
Scrivere in italiano diventa una ricerca per placare l’angoscia della solitudine che accompagna l’autrice fin dall’infanzia, cresciuta tra due mondi linguistici e culturali senza sentirsi mai completamente a casa in nessuno dei due. La migrazione linguistica non è qui un gesto di emancipazione facile: Lahiri sceglie deliberatamente la difficoltà, l’insicurezza, la perdita di controllo. In questo senso, la scrittura in una nuova lingua è assimilata dall’autrice stessa a una forma di cecità, richiamando quella realmente vissuta in età matura da Lalla Romano: scrivere senza vedere pienamente, affidandosi al tatto, all’ascolto, all’errore.
Eppure l’italiano è anche un rifugio. Non una protezione identitaria, ma un luogo di silenzio e di riflessione, in cui l’autrice può sottrarsi alle aspettative che in passato hanno gravato su di lei bambina e ragazza, quando, da un lato, la famiglia la voleva bengalese mentre la comunità esterna, dall’altro, la riconosceva esclusivamente come americana. La sua è una scelta profondamente letteraria, che rivela un’autrice colta, consapevole, anche traduttrice attenta di opere della tradizione classica e italiana. Non è un caso l’interesse dichiarato per Domenico Starnone, sentito vicino proprio perché anch’egli bilingue, diviso tra napoletano e italiano: nella sua opera Lahiri riconosce una tensione affine, un’idea di lingua come campo di forze, mai neutro né innocente.
Il tema dell’identità e dell’appartenenza attraversa tutto il libro, ma viene costantemente sottratto a ogni retorica. Lahiri non cerca una sintesi pacificata: la metamorfosi del titolo non è un approdo, bensì un processo in atto, spesso doloroso.
La scrittura migliore arriva da una spietata introspezione
afferma l’autrice, e questo libro ne è una prova esigente: l’italiano diventa lo strumento per guardarsi senza indulgenza, per smontare le narrazioni rassicuranti sull’identità migrante.
Perché l’italiano? è dunque molto più di una dichiarazione d’amore per una lingua straniera. È un libro sulla perdita come condizione creativa, sulla migrazione linguistica come forma estrema di conoscenza di sé. In questa scelta di “scrivere altrove”, Lahiri non cerca una nuova casa, ma accetta finalmente di abitare la transizione.
Perché l'italiano?: Storia di una metamorfosi
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