La Giornata internazionale della lingua madre fu istituita ormai ventisei anni fa dall’UNESCO per il 21 febbraio di ogni anno
per promuovere la madrelingua, diversità linguistica e culturale e il multilinguismo (Wikipedia).
Tradotto dall’inglese Mother tongue, in italiano può indicare sia la lingua materna (la lingua cui si è stati esposti da giovanissimi, parlata dalla madre) sia la lingua madre (lingua di origine, riferimento culturale, non necessariamente coincidente con la lingua madre). Useremo qui lingua madre per semplificare. Sebbene sulla separazione dei due concetti non ci sia ancora accordo su un paradigma chiaro e del tutto definito, tuttavia è opportuno chiedersi oggi da dove derivi l’esigenza di celebrare questo concetto.
La data prescelta, 21 febbraio, ricorda la dimostrazione pacifica del 1954 organizzata dagli studenti in Pakistan per il riconoscimento della lingua bengalese violentemente repressa dalla polizia locale. Una ricorrenza dunque che dà voce e conferisce dignità a tutte le lingue e alle rispettive culture che incarnano. In un’epoca plasmata dalla fluidità sociale, digitale, relazionale, il linguaggio si conferma non solo strumento di comunicazione, ma custode di memoria, pensiero e differenza.
La lingua come casa e come ponte
Viviamo in ciò che Zygmunt Bauman ha definito una società liquida: confini incerti, appartenenze flessibili, identità plurime. In questo mondo, la lingua madre non è un solo codice linguistico da padroneggiare, ma una vera e propria dimora da abitare, un insieme di norme e codici comportamentali da rispettare, un ventre, materno appunto, in cui crescere e rifugiarsi quando tutto intorno appare estraneo. Tuttavia, proprio perché le identità si spostano e si riplasmano, la lingua madre resta un ponte: è ciò che ci collega alle nostre radici, ma può anche diventare connessione verso nuove comunità.
Celebrare le lingue madri è dunque riconoscere che parlare è un atto che definisce chi siamo e come vediamo il mondo. Non è solo una questione culturale: è politica, etica, antropologica.
Tenuto conto delle molteplici forme contenute nel concetto di lingua madre, oggi celebrarla significa anche celebrare il multilinguismo, il rispetto per l’alterità e la cultura propria e altrui.
Jhumpa Lahiri e il viaggio nella lingua altra
Link affiliato
Un esempio intenso di questo dialogo tra lingua, identità e appartenenza è il percorso di Jhumpa Lahiri, scrittrice americana di origini bengalesi che ha deciso di vivere la propria identità multipla scegliendo una terza via ovvero una lingua adottiva ed elettiva: l’italiano. Nel suo saggio Perché l’italiano? (Einaudi 2025), e ancor prima nel mémoire In altre parole (Guanda 2015) Lahiri racconta la propria migrazione linguistica: da scrittrice di successo in inglese a studiosa e autrice in italiano. Questa scelta non è semplice: è scomoda e insieme liberatoria, perché costringe a ripensare se stessa e il proprio rapporto con la scrittura, ma anche con le sue lingue materne, essendo cresciuta nel bilinguismo, e alla sua stessa identità profonda, mettendo in prospettiva le radici, l’appartenenza e le culture che la abitano.
Il cervello bilingue: non solo metafora, ma scienza
Link affiliato
Se l’esperienza di Lahiri ci accompagna dal punto di vista dell’intimità individuale e della pratica letteraria, il saggio Il cervello bilingue di Maria Garraffa, Antonella Sorace, Maria Vender (Carocci Editore, 2020) ci offre una prospettiva scientifica sul multilinguismo. Il bilinguismo in passato è stato vittima di pregiudizi dovuti anche alla carenza di studi in questo campo. Le neuroscienze e la psicolinguistica ha restituito dignità al bilinguismo come pratica educativa ma anche come modello che appartiene a molte minoranze, oltre che a chiunque sia stato esposto a due lingue o dialetti.
Questo saggio scientifico-divulgativo permette di avvicinare la ricerca alla realtà del quotidiano. Il bilinguismo è dimostrato un vero e proprio vantaggio sia da un punto di vista sociale e professionale, ma non solo. I vantaggi del bilinguismo sono anche e soprattutto cognitivi e metalinguistici. Ciò significa che conoscere due lingue agevola l’accesso ad ulteriori lingue; inoltre l’allenamento al quale è sottoposto il nostro cervello permetterebbe di costruire delle difese utili al declino cognitivo, come ad esempio l’Alzheimer. Le ricerche di Sorace mostrano che il bilinguismo non “confonde” il cervello; al contrario, lo rende più flessibile, gli permette di acquisire maggiore capacità di controllo attentivo e sofisticate strategie di gestione linguistica.
In una società dove sempre più persone crescono, studiano o lavorano in contesti plurilingui, queste intuizioni non sono secondarie: ci ricordano che il multilinguismo costa fatica, ma arricchisce, che non è un ostacolo alla comunicazione, ma una risorsa cognitiva e sociale.
Racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima
Link affiliato
Un terzo suggerimento, questa volta narrativo, è la silloge dell’autrice di questo articolo Guanti bianchi. Racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima (DrawUp, 2015). Da linguista e psicologa, esperta in psicolinguistica del bilinguismo, ho trattato la tematica in forma narrativa e mi perdonerete la segnalazione autoreferenziale che tuttavia rientra a pieno titolo nell’argomento che rappresenta per me un campo di interesse e di studio. Abitare più lingue significa accettare una certa instabilità, ma anche riconoscere che, proprio in quella instabilità, può nascere una forma più ampia di appartenenza. Ce ne parla tra le righe anche il romanzo Gli altropologi di Ayşegül Savaş
Multilinguismo nella società liquida: opportunità e sfide
Nella cosiddetta società liquida, i flussi migratori, le reti digitali e la globalizzazione rendono il monolinguismo e il monoculturalismo sempre più un’eccezione. Le lingue si intrecciano e si fondono. Ciò porta con sé opportunità immense: dialogo interculturale, creatività nuova, nessi cognitivi inediti.
Eppure porta anche sfide. Le dissonanze identitarie ne sono un esempio: questa pluralità può essere ricchezza, ma anche spaesamento. La lingua madre custodisce l’infanzia, le prime narrazioni di sé; la lingua acquisita offre nuove possibilità di espressione, ma può far sentire in esilio rispetto alle proprie radici, perdita linguistica nella fusione con altre, esclusione linguistica.
Il contatto tra lingue genera ibridazioni, prestiti, contaminazioni. È un fenomeno naturale che ha sempre accompagnato la storia dei popoli. Ma nella contemporaneità globalizzata, la sproporzione di potere tra lingue forti e lingue deboli, lingue che godono di maggior prestigio di altre, lingue espressioni di culture economicamente più rilevanti nel mondo odierno, accelera processi di erosione linguistica.
La Giornata Internazionale della Lingua Madre è un’occasione per chiedersi non solo quante lingue parliamo, ma come le valorizziamo, come le trasmettiamo, come le cuciamo nella trama delle nostre vite.
Festeggiare la lingua madre significa celebrare le voci che rendono il nostro mondo ricco e plurale. La lingua non è un elemento statico, ma un movimento: si perde, si ritrova, si ridefinisce. Il multilinguismo non è solo pratica, ma atteggiamento mentale, una sfida e un dono per chi vuole abitare pienamente la complessità del nostro tempo.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tre libri per celebrare la Giornata internazionale della Lingua Madre
Naviga per parole chiave
Cultura Come si scrive? Libri da leggere e regalare News Libri Jhumpa Lahiri
Analisi interessante sui vari aspetti sia della lingua madre sia del bilinguismo o multi linguismo. Ritengo comunque a fronte di un mondo cosiddetto globalizzato che mostra però diverse criticità, che sia sempre importante mantenere ferma la propria lingua, conoscerla bene, arricchirla e ciò non significa non aprirsi ad altre lingue e culture. Poi dipende dalle proprie esperienze, mestieri, attitudini.