Cosa succede quando un lettore conosce più di una lingua? Cosa accade alla lettura? Sappiamo che esistono vari tipi di bilingui (si veda Il cervello bilingue), quindi non parliamo qui solo di chi è stato esposto da bambino a più lingue (o dialetti!) ma anche dell’apprendimento da adulti. È abbastanza intuitivo il fatto che il livello di padronanza della seconda lingua, nonché la frequenza d’uso, incidano su quanto stiamo per analizzare.
Detto ciò, resteremmo sorpresi nel notare quanto spesso la nostra mente associa e collega significati, ma anche codici culturali persino mentre legge nella sua lingua principale (chiamiamola lingua madre). Anche quando si legge nella propria lingua, per esempio in italiano, un lettore bilingue non legge mai esattamente come un lettore monolingue.
Qualche cifra sul bilinguismo in Italia e nel mondo
Per dare un’idea ai lettori di questo articolo di quanto l’argomento potrebbe di fatto interessare anche loro, soffermiamoci un attimo su qualche dato.
Le stime su quanti bilingui (e plurilingui) esistano al mondo non sono perfettamente precise, tuttavia i linguisti hanno alcune cifre abbastanza condivise. Circa il 40% della popolazione mondiale è bilingue, cioè usa regolarmente due lingue, mentre un ulteriore 15–17% è multilingue (tre o più lingue). In totale, quindi, oltre la metà dell’umanità usa più di una lingua.
Molti linguisti, tra cui François Grosjean, sottolineano che la percentuale reale è probabilmente ancora più alta, perché in molte regioni del mondo le persone usano una lingua locale o dialetto a casa e una lingua nazionale o internazionale a scuola, al lavoro o nei media. Se includiamo queste situazioni (che sono molto comuni in Africa, Asia, Medio Oriente ed Europa meridionale), diventa plausibile dire che la maggioranza dell’umanità vive quotidianamente tra due codici linguistici. Il bilinguismo è presente in tutti i continenti, attraverso tutte le classi sociali e in tutte le fasce d’età. In questa prospettiva il monolingue puro è l’eccezione.
Anche in Italia, dove l’italiano sembra dominare lo spazio pubblico e culturale, la realtà linguistica è più sfumata di quanto si immagini. Secondo i dati più recenti dell’ISTAT sull’uso della lingua, meno della metà degli italiani usa esclusivamente l’italiano in tutti i contesti della vita quotidiana. Una parte consistente della popolazione alterna infatti l’italiano al dialetto, soprattutto in famiglia o nelle relazioni informali. Se negli anni Ottanta quasi un terzo degli italiani parlava prevalentemente dialetto in casa, oggi questa quota è scesa sotto il 10%, ma il dialetto non è scomparso: si è trasformato in un codice che convive con l’italiano, usato in contesti diversi della vita quotidiana.
A questo si aggiunge la conoscenza delle lingue straniere. Circa sette italiani su dieci dichiarano di conoscere almeno una lingua straniera, soprattutto l’inglese, seguito da francese e spagnolo. Inoltre, una parte crescente della popolazione ha una lingua madre diversa dall’italiano, portando nel panorama linguistico del paese nuove tradizioni linguistiche e culturali.
Il risultato è che anche in Italia, spesso considerata un paese linguisticamente uniforme, milioni di persone vivono in una condizione di pluralità linguistica: passano da un codice all’altro a seconda delle situazioni, delle relazioni e dei contesti. È proprio in questo spazio di passaggio che prende forma l’esperienza del lettore bilingue, che anche quando legge in italiano porta con sé l’eco di altre lingue.
Cosa accade al libro letto da un lettore bilingue?
Molti lettori che vivono tra più lingue fanno prima o poi una scoperta curiosa: la presenza di un’altra lingua nella propria mente cambia l’esperienza dell’incontro con i libri, anche quando non si sta leggendo in quella lingua. Le parole italiane non arrivano mai completamente da sole: dietro di esse affiorano altre possibilità, altre sfumature, altri ritmi che appartengono a sistemi linguistici diversi.
A volte è un dettaglio quasi impercettibile: una parola che suggerisce un’associazione diversa perché esiste anche in un’altra lingua; una metafora che richiama un’immagine culturale differente; una battuta che fa intuire come suonerebbe in un altro idioma. Altre volte il fenomeno è più evidente: il lettore riconosce un gioco linguistico intraducibile, percepisce il lavoro della traduzione, oppure immagina spontaneamente come quella frase potrebbe esistere in un’altra lingua. A questo si aggiunge il fenomeno del code-switching, il passaggio spontaneo da una lingua all’altra a seconda della situazione. Anche la lettura può attivare questo movimento: ogni lingua richiama immaginari culturali e registri emotivi diversi.
In questo senso, il lettore bilingue non possiede semplicemente due vocabolari, ma due prospettive linguistiche che convivono nella stessa esperienza di lettura. Anche quando legge in italiano, la presenza di altre lingue nella sua memoria modifica leggermente il modo in cui le parole risuonano. I libri non cambiano materialmente, ma assumono forme diverse nella mente di chi li legge e ciò è vero sia da un punto di vista psicologico, laddove il vissuto di ciascuno reinterpreta il contenuto del libro, sia linguistico.
Anche qui la psicolinguistica ci viene in aiuto. François Grosjean sottolinea che il bilingue non è la somma di due monolingui, ovvero padroneggiare due lingue, anche nei casi in cui il livello di conoscenza è molto elevato e comparabile ad un livello di madrelingua, non significa avere una conoscenza esattamente identica delle due lingue. Il vissuto di ognuno fa sì che buona parte del vocabolario coesista nelle due lingue, ma ne resti sempre una parte che sarà relegata all’una o all’altra lingua, non conoscendone il termine corrispondente esatto. Ciò sia perché non tutto è esattamente traducibile da una lingua all’altra, ma anche perché l’uso delle proprie lingue non avviene sempre negli stessi contesti.
Il lettore bilingue è un lettore tra due mondi
La condizione del lettore bilingue è quella di colui che abita tra due mondi, colui che sta nella soglia: quella tra due sistemi linguistici e culturali. Quando legge, si muove dentro una lingua, per esempio l’italiano, ma porta con sé anche l’eco di altre parole, altri ritmi, altre strutture mentali. La lettura diventa così uno spazio di transizione, in cui le lingue non sono compartimenti chiusi ma territori che si sfiorano e si completano a vicenda.
Il lettore bilingue svolge un ruolo simile a quello narrato dal mito greco del dio Hermes, il messaggero, interprete, mediatore tra gli dèi e gli uomini: una figura liminale, custode delle soglie e dei passaggi. Il suo nome è legato alla parola greca hermēneus - interprete, mediatore. Hermes nella sua versione più irredenta (ovvero nel suo aspetto Ombra) è il protettore dei mercanti, quindi colui che più di tutti riesce a incantare con le sue parole, a “vendere” appunto. Il linguaggio per Hermes è uno strumento non solo di comunicazione ma anche di negoziazione e di persuasione. Come psicopompo, Hermes è messaggero di Zeus e ha la facoltà di mediare tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra il mondo di sopra e quello di sotto, il mondo cosciente e l’inconscio.
Due mondi, due linguaggi, due modi diversi di comunicare e un’unica figura in grado di interpretare nel senso più ampio del termine. Un’altra immagine simbolica ci arriva dal mondo romano: quella di Giano, il dio bifronte che guarda contemporaneamente in due direzioni e rimanda al concetto di doppio che non è mai identico. Non è il dio delle lingue, ma delle soglie e degli inizi: rappresenta la condizione di chi abita due prospettive, speculari eppure opposte.
Infine Ecate, la dea dei crocicchi, dunque delle scelte, delle possibilità, spesso rappresentata da tre figure femminili rivolte rispettivamente in direzioni diverse. Quale figura potrebbe rappresentare meglio il lavoro di traduzione, di scelta e di compromesso!
Libro, tradurre, tradimento: legami etimologici fra lettore e autore
Questa riflessione ci conduce verso un altro aspetto del libro stesso: ovvero la sua traduzione.
Come accennato, spesso leggiamo opere in traduzione, si tratta dunque di riscritture che permettano al lettore di capire non solo le singole parole, ma tutto un contesto culturale. Dunque tradurre è sempre un po’ tradire, tradire l’originale, tradire il pensiero e l’intenzione dello scrittore. E possiamo anche spingerci a considerare il tradimento che subisce il lettore che leggerà attraverso il filtro del traduttore. Ma non solo: il lettore stesso, quando legge, tradisce inevitabilmente il testo originale rielaborandolo in base al proprio vissuto. E ancora di più il lettore bilingue aggiungerà un suo filtro linguistico ulteriore. Dunque anche leggere è tradire.
Tuttavia, consideriamo il verbo tradire nella sua accezione etimologica: deriva dal latino tradere, composto da tra- (oltre, al di là) e dăre (dare). Il significato originario era “consegnare, affidare o trasmettere”. L’evoluzione verso il senso negativo di “consegnare al nemico” o “venire meno al patto di fiducia” è avvenuta nel latino tardo, influenzata dal racconto evangelico. Ebbene, tradire significa dare in custodia, dunque il primo a tradire un’opera è proprio il suo stesso artista, lo scrittore che consegna la sua opera nelle mani di chi vorrà fruirne. Il tradimento è nella natura stessa di un’opera.
Lettori bilingui famosi: Borges e Lahiri
Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges raccontava di essere cresciuto in una casa dotata di una vasta biblioteca di libri in inglese e di aver scoperto molti classici prima in inglese che in spagnolo. Per questo amava provocare sovvertendo l’ordine del tradimento: “l’originale è infedele alla traduzione”.
Quando Jhumpa Lahiri, scrittrice americana di origini bengalesi, si trasferì a Roma e decise di leggere e scrivere solo in italiano (In altre parole e Perché l’italiano?), riferisce nei suoi libri-mémoire di sentirsi di nuovo bambina quando affrontava la lettura nella sua nuova lingua. Leggere in una lingua acquisita, infatti, rallenta indubbiamente la lettura, ma ha il vantaggio di far risuonare più forte ogni parola.
Cambiare lingua non significa soltanto cambiare parole. Significa cambiare il modo in cui un libro risuona nella mente e nel mondo emotivo del lettore. Ed forse è proprio questo il privilegio del lettore bilingue: scoprire in ogni libro più realtà e, in ultima analisi, più versioni di se stesso.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Leggere tra due mondi: la lettura nell’esperienza del bilingue
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