Estranea alle avanguardie del Novecento, la lirica di Vincenzo Cardarelli (1887-1959) vicino all’area rondista si esprime in paesaggi naturali “maturi” di cui il simbolo più scoperto è l’estate e figure levigate, immobili, effimere, sottilmente inquietanti come quella immortalata in Ritratto, contenuta nella silloge Poesie del 1942, il volume che raccoglie il corpus dell’intera produzione poetica.
“Ritratto”: testo della poesia
Esiste una bocca scolpita,
un volto d’angiolo chiaro e ambiguo,
una opulenta creatura pallida
dai denti di perla,
dal passo spedito,
esiste il suo sorriso,
aereo, dubbio, lampante,
come un indicibile evento di luce.
Versi liberi di varia misura, con rime imperfette che conferiscono musicalità senza quella chiusura, quella rigidità della rima perfetta: scolpita/spedito; denti/opulenta/lampante; evento.
“Ritratto”: analisi della poesia
Il poeta enumera, secondo una scala che allarga progressivamente il campo dal particolare all’insieme, alcuni tratti di una figura femminile, collocata in un’atmosfera al di fuori del tempo e dello spazio nella dimensione favolosa del ricordo. L’elenco (labbra, viso, aspetto, dentatura, incedere) si conclude nel sorriso che tutto comprende, perché le singolarità si confondono in una nebbia luminosa. La bellezza del volto appare straordinaria e sovraumana, al punto da sembrare degna di una creatura celeste, sottolineata dalla metafora "volto d’angiolo". Il termine "angiolo", variante toscana e popolare di angelo, tratteggia una bellezza popolana dai contorni forse lievemente volgari.
Più avanti un doppio ossimoro conferisce una nota di ambiguità. Il primo ossimoro è "volto chiaro e ambiguo" (indefinibile? equivoco?). Il secondo ossimoro, "opulenta creatura pallida", mette in relazione contrastiva l’aspetto florido con il pallore, a introdurre un che di sofferente e malato. Il bianco dei denti risplende in metonimia con il chiarore iridescente tipico delle perle. Un chiarore che richiama per associazione l’aggettivo "pallida" del verso precedente; la rapidità e sicurezza dell’incedere contribuiscono a delineare un’immagine di leggerezza incorporea.
La ripresa in anafora del verbo "esistere" ribadisce la perentorietà della visione e nello stesso tempo il dissolversi dei contorni della creatura femminile nella luminosità enigmatica del suo sorriso, che viene connotato da aggettivi che sembrano escludersi a vicenda: "aereo", "dubbio", "lampante", rispettivamente accennato, enigmatico, evidente.
In chiusura la similitudine "come un indicibile evento di luce" paragona esplicitamente l’apparizione della donna a un fenomeno straordinario a causa del suo splendore indescrivibile.
La poesia è un esempio di quello stilnovismo novecentesco che trasforma l’apparizione della donna in un’esperienza così intensa da non poter essere descritta, ma non dolorosa come nello stilnovismo tragico di Guido Cavalcanti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Ritratto”: lo stilnovismo novecentesco nei versi di Vincenzo Cardarelli
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