- Autore: William Faulkner
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- ISBN: 9788845923357
Quando nel 1926 William Faulkner pubblica Soldiers’ Pay, La paga dei soldati (Adelphi, 2008, a cura di M. Materassi), il romanzo appare come un’opera d’esordio ancora incerta ma già ricca di intuizioni.
Al centro della narrazione c’è il ritorno a casa di Donald Mahon, un aviatore ferito durante la Prima Guerra Mondiale. La vicenda si svolge in una piccola città della Georgia e si concentra soprattutto sulle reazioni della comunità davanti al corpo mutilato del soldato e alla memoria traumatica del conflitto.
Il ritorno a casa di Donald Mahon, povero figliolo, era press’a poco come una delle nove meraviglie del mondo. Entravano vicini curiosi e gentili, uomini che restavano in piedi o sedevano gioviali, ragguardevoli, pieni di premure.
L’incapacità di Mahon di comunicare trasforma la sua presenza in un enigma e il personaggio rappresenta una sorta di proiezione psicologica delle fantasie e delle frustrazioni legate alla guerra. Il silenzio del reduce è narrativamente decisivo: impedisce qualsiasi ricostruzione lineare dell’esperienza bellica, e Faulkner sembra suggerire che il trauma della guerra non può essere raccontato in modo diretto.
Il tema centrale non è la guerra, ma ciò che resta dopo di essa: il silenzio, la perdita di senso, e la difficile ricostruzione delle relazioni umane. Simbolicamente il soldato diventa una sorta di figura mitica: un eroe attorno al quale si organizzano metafore di morte e rinascita. La trama sentimentale, entro cui si collocano i personaggi come la fidanzata Cecily, la vedova Margaret e il soldato Gilligan, serve in realtà a mostrare la fragilità dei legami sociali dopo il conflitto.
C’era quel sottile effluvio di antagonismo che si crea inevitabilmente in una stanza dove si trovano due ragazza carine, ed esse seggono esaminandosi l’un l’altra con minuziosa attenzione.
I personaggi si comportano quasi come figure teatrali o allegoriche mentre la narrazione insiste su immagini poetiche e metaforiche che rallentano l’azione. Il romanzo manifesta una tensione tipicamente modernista: la guerra non è raccontata direttamente ma emerge come trauma diffuso che altera le relazioni sociali e la percezione del tempo. In questo senso si inscrive nella narrativa della cosiddetta “lost generation”, accanto alle opere di autori come Hemingway che raccontano il dopoguerra come un’epoca di disillusione collettiva.
Solidi uomini d’affari interessati alla guerra solo in quanto prodotto secondario dell’auge o della caduta del signor Wilson, e interessati a ciò solo dal punto di vista dei dollari e dei cents.
La paga dei soldati non è un capolavoro nel senso pieno del termine ma mostra la nascita di uno sguardo letterario destinato a trasformare la narrativa americana del Novecento. Dal punto di vista stilistico infine, non possiede ancora la complessità formale delle opere maggiori di Faulkner, tuttavia diversi elementi prefigurano la sua futura poetica: la molteplicità dei punti di vista, l’attenzione alle tensioni morali della comunità e una prosa già fortemente lirica, tutti elementi che contribuiranno all’assegnazione del Premio Nobel nel 1949.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La paga dei soldati
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