Con l’imporsi del neoliberismo su vasta scala, il concetto di alienazione ha aggiornato la sua connotazione materiale all’ontologia del cosiddetto homo consumens (Bauman). Attraverso il braccio armato dei mass media, gli invisibili detentori del potere perpetuano un globale Truman show dove felicità e libertà obbligatorie fanno il paio con emergenze di vario tipo; funzionali a testare il grado di acquiescenza di una progenie-zombi (i metaforici golden retriever del nuovo saggio di Giorgio Bianchi) deprivata di progettualità e pensiero autonomo. A un certo punto del decennio di fango (anni Ottanta), il marxismo viene spacciato come obsoleto, sbarazzarsene risulta persino liberatorio, intanto che il liberismo si impone come il nuovo spettro aggirantesi per l’Europa. Lo spauracchio comunista brucia come il fantoccio di Re Carnevale, e del resto anche i muri, le statue, il Moloch sovietico cederanno di lì a poco. Incede il tempo del Paese dei Balocchi Occidentale, mezzo secolo dopo la storia rivela di fatto la fine della baldoria, l’avvenuta trasformazione dei creduloni in ciuchi: come al risveglio da un sonno di bella addormentata si scoprono la crisi strutturale dell’economia e l’aumento esponenziale dello sfruttamento dei lavoratori-morti-vivi.
I lettori più prudenti non temano l’alzo zero di questa introduzione, poiché siamo appena all’inizio: La società dei golden retriever. Il potere invisibile e la manipolazione di massa (Diego Bianchi, Meltemi 2026) non lesina infatti staffilate; restituisce l’attuale panne socio-esistenziale attraverso analisi pungenti, prove provate, come se non bastasse attraverso taglio e passo diacronici: ogni dittatura esordisce in sordina e trasborda in progress, quella del Capitale non ha fatto eccezione, giungendo oggi al punto di non ritorno. Scrive Bianchi:
Abbiamo lasciato l’individuo nel momento esatto in cui la sua docilità si era fatta perfetta: non più costretto, ma guidato, indotto a suon di blandizie e spintarelle, gratificazioni e piccole punizioni; non più sorvegliato contro la sua volontà, ma offerto spontaneamente allo sguardo, felice di esserlo. Resta però, in fondo a quella scena, una domanda che la scala dell’individuo non può contenere. Che cosa accadrebbe se la medesima logica non si limitasse a plasmare l’individuo ma si applicasse anche a interi gruppi umani? Per rispondere occorre cambiare lente e con essa il campo di indagine: abbandonare la psicologia e salire alla geopolitica, dove i protagonisti non sono più gli utenti ma le nazioni, e dove si profila una distinzione [...] quella tra popoli ancora storici e popoli ormai post-storici.
Il saggio è incentrato dunque sul raggio amplissimo della manipolazione di massa. Su una condizione severa, senza sbocchi apparenti, che Bianchi declina con l’acume, l’indipendenza, e l’efficacia che mancano agli opinionisti di corte al soldo del “potere invisibile”.
La società dei golden retriever è un lucido anti-manuale sul come e perché si addestrano oggi le popolazioni mondiali. Sul come è successo e perché succede che le attuali società somigliano sempre più a uno sconfinato allevamento di cani bene addestrati. Post-umani assuefatti all’andazzo, inidonei ormai persino a concepire (a ipotizzare) qualcosa che si estrinsechi secondo coordinate diverse da quelle attuali, e questo è forse l’aspetto più spaventoso: la diffusa passività con cui generalmente si subiscono le derive - politiche, sociali, e di pensiero.
Quelle di Diego Bianchi sono allora cronache del dopo bomba (Philip Dick) senza la bomba, poiché il terreno dello scontro è divenuto ormai mentale: una “guerra cognitiva”, perpetuata da un sistema di sorveglianza e condizionamento che aliena l’individuo da sé stesso, influenzandone le scelte, i bisogni, mistificandone i valori.
Il volume è corposo (328 pagine, 17 delle quali di sola bibliografia), riesame della parabola crescente dei tanti “strumenti di influenza” sociale posti in essere: dalla proto-comunicazione strategica di Edward Bernays al contributo decisivo ricoperto da cinema e media in quanto “fabbriche di senso e immaginario”. Dalle guerresche piattaforme social al diffondersi ipnotico-esponenziale dell’intelligenza artificiale. Ciascuno di questi stadi pseudo-evolutivi sembrerebbe suggerire, al contrario, l’attestarsi di un capillare apparato di controllo. Di un insieme trasformativo delle società in “società-fattorie”, sedi delle più disparate sperimentazioni psico-comportamentali subdolamente condotte sui cittadini.
La neotenia è la ritenzione, nell’animale adulto, dei tratti fisici e comportamentali del cucciolo. È il principio a cui si deve l’aspetto dei personaggi dei catoni animati – testa grande su corpo piccolo, occhi enormi – e, in natura, la ragione per cui certe specie da adulte conservano fattezze e indole infantili: cranio più sviluppato del muso, fronte convessa, guance piene, arti corti, e soprattutto una propensione al gioco che nell’adulto selvatico scompare. Nel caso del cane, furono proprio questi caratteri – la giocosità, l’aggressività ridotta, la maggiore docilità – a essere premiati inconsapevolmente dai cacciatori-raccoglitori, primi inconsapevoli selezionatori, che sceglievano fra i lupacchiotti quelli più mansueti e meno inclini al dominio, i più vicini al comportamento del cucciolo che a quello del lupo adulto. All’attuale disomogeneità nei cani si è giunti “fermando” progressivamente, attraverso la selezione, lo sviluppo di ciascuna razza a uno stadio corrispondente a una precisa età del lupo. Generazione dopo generazione, questa preferenza si è fissata a livello genetico, plasmando l’animale nel carattere e nell’aspetto insieme. Ed è avvenuta, non è un dettaglio, procedendo dal comportamento verso l’estetica, non il contrario. Il risultato è la cosiddetta scala neotenica, in cui ogni razza è come “congelata” a un preciso stadio di sviluppo del lupo [...] Il punto decisivo, per la tesi di questo volume, è che la posizione della scala non riguarda solo l’aspetto ma il carattere.
La copiosa parabola finale (pp. 281-283) non vi suoni peregrina. È riportata in forma volutamente estesa, in quanto esemplificativa - dentro metafora - del senso ultimo di un saggio lucido e impietoso, idoneo soprattutto a chi avesse ancora orecchie buone per intendere. Meglio ancora se in assoluta autonomia.
- Autore: Diego Bianchi
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La società dei golden retriever. Il potere invisibile e la manipolazione di massa
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