Addio!, scritta a Sogliano nel 1882, è un’accorata lirica giovanile di Giovanni Pascoli confluita postuma nella raccolta Poesie varie. Nel componimento l’autore si rivolge direttamente alle amate sorelle Ida e Maria, da cui deve momentaneamente separarsi per intraprendere un viaggio, ed esprime il forte tormento per un distacco che non può evitare. Nella mente di Pascoli, che non è mai riuscito ad elaborare i lutti del passato, questa separazione forzata assume i connotati del trauma.
Il testo, oltre all’affetto a dir poco smisurato per le sorelle, riflette una volta di più l’ossessione del poeta per la ricostituzione e la protezione del "nido" precocemente infranto dalla morte dei familiari.
“Addio!”: testo della poesia
Carissime sorelle, io parto io vado;
ma sento che il mio cuor vuol rimanere.
Rimanere egli vuol, né mio malgrado;
non vuol venir, né contro mio piacere.
Rimanga presso il vostro dolce amore,
rimanga presso voi, povero cuore!
io senza lui, povero cuore ardente,
andrò lontano disperatamente.Adorate fanciulle, andrò ben lunge
e non sarò felice, oh no! di certo:
dove la vostra voce a me non giunge,
ivi è la solitudine e il deserto.
Là dove non vi vedo e non vi sento
non ha prezzo per me l’oro e l’argento:
dove non odo le vostre parole
io non lo vedo, non lo vedo, il sole!Mie soavi bambine, oh! ricordate
questo fuggiasco, questo pellegrino!Pensate a lui felici e sventurate,
pensate a lui la sera ed il mattino:
quando il sol nasce, e quando se ne muore,
nei momenti del gaudio e del dolore.
Credete che nel nostro immenso affanno
i pensier nostri si rincontreranno.S’incontreranno sempre e si diranno
soavi cose per l’aërea via.
Quanta felicità v’augureranno
da parte della triste anima mia!
E voi? Ma i vostri voti io li so bene,
so le vostre preghiere alte e serene!
Voti e preghiere? Invano, invano, invano!!!
fin che, o fanciulle, io vi sarò lontano!
“Addio!”: struttura, metrica e figure retoriche
Addio! si compone di strofe di versi endecasillabi secondo lo schema rimico ABABCCDD.
L’andamento è cadenzato, scandito da frequenti vocativi e numerosi esclamativi, i quali hanno il compito di evidenziare il profondo sconforto dell’addio mettendone al contempo in luce la grande dolcezza.
Queste le principali figure retoriche presenti:
- anafora: le parole ripetute rendono il ritmo più musicale e accentuano la sensazione di dolore che si intende trasmettere al lettore. Es: "Rimanga presso il vostro..." e "Rimanga presso voi..." (versi 5-6) e "io non lo vedo, non lo vedo" (v.16);
- allitterazione: la dolcezza dei suoni in v, l, s dà rilievo alla terribile sensazione di abbandono e aumenta lo struggimento;
- sinestesia: "dolce amore" (gusto + sentimento);
- metafora: "la solitudine e il deserto", dove l’aridità del luogo indica l’animo desolato del poeta;
- antitesi: nello stesso verso c’è l’espressione "felici e sventurate", a indicare l’incertezza che regna sul destino delle due ragazze;
- climax e ripetizione: "io non lo vedo, non lo vedo, il sole!", dove la ripetizione dell’affermazione acuisce la sensazione di privazione della luce che il poeta prova quando le sorelle non sono con lui;
- personificazione: "povero cuore", dove l’organo diventa quasi un’entità a sé, che si rifiuta di lasciare le fanciulle che tanto ama.
“Addio!”: l’amore fraterno, la dipendenza affettiva e la ricostituzione del nido
Addio! è innanzitutto un’appassionata dichiarazione d’amore fraterno che Giovanni Pascoli dedica alle sorelle minori Ida e Maria, quest’ultima conosciuta come Mariù, ma al tempo stesso è anche la dimostrazione poetica ed evidente della dipendenza affettiva che egli ha nei loro confronti.
A gettarlo nell’angoscia più nera è l’imminente partenza per un viaggio che lo terrà per un po’ lontano dalle due donne; si tratta di una separazione momentanea, ma che nel caso del poeta romagnolo, oppresso dal peso dei lutti familiari che non è mai riuscito a elaborare, assume i contorni della sciagura.
Nei versi di Addio!, in un incalzante crescendo di drammaticità, Pascoli esterna tutta l’angoscia che gli lacera l’anima al pensiero di dover lasciare il "nido" faticosamente ricostituito al momento del ricongiungimento con Ida e Mariù; adesso che deve allontanarsi da loro ancora una volta, egli prova la terribile sensazione di un nuovo disfacimento dell’unione familiare, di casa ancora una volta "spezzata". Da qui la condizione di scoramento e di solitudine esistenziale che gli deriva da una semplice partenza, una situazione comune che chiunque altro vivrebbe con assoluta normalità.
Ma la lirica fa luce proprio sul rapporto a dir poco strettissimo, secondo gran parte della critica addirittura morboso, che intercorre fra Pascoli e le sorelle, che vivono tutti insieme con l’intento di ricostruire la famiglia che hanno perduto; il poeta idealizza Ida e Mariù e le vede come angeli salvifici che lo proteggono dal mondo esterno, le cui brutture non devono entrare mai più nel "nido" a contaminarlo con la malattia e la morte. Se si tiene presente questo presupposto, è facile comprendere come mai l’allontanamento fisico venga percepito da Pascoli come un insopportabile impoverimento dell’anima: al di fuori di casa, lontano dal nido e dalle sorelle, per il poeta il mondo diventa una landa desolata e deserta, un luogo buio e inospitale in quanto non illuminato dalla luce irradiante di Ida e Mariù.
Pascoli e la regressione all’infanzia
Nonostante siano adulte, in Addio! Pascoli si rivolge alle sorelle usando le espressioni "adorate fanciulle" e "soavi bambine", e non si tratta di vezzeggiativi ma di una regressione psicologica a tutti gli effetti. Questo linguaggio, infatti, mostra la volontà di congelare il rapporto fraterno all’ambito infantile, che è puro in quanto non contaminato da fattori inquinanti, ad esempio il matrimonio, come avviene invece nell’età adulta. Il poeta rifiuta la realtà e con questo goffo espediente cerca di riportare indietro le lancette dell’orologio, a quando la famiglia era unita e non ancora toccata dai lutti che l’avrebbero in seguito decimata.
Secondo tale logica, è perfettamente normale che Ida e Mariù non siano viste come individui emancipati, bensì principalmente come le custodi del "nido" familiare, l’unico spazio chiuso e protetto dove Pascoli si sente al riparo dalle minacce provenienti dall’esterno.
Per dovere di cronaca, è opportuno ricordare che il poeta e le due sorelle più piccole non solo vanno a vivere nella stessa casa, ma instaurano fra di loro un legame talmente esclusivo da chiudere ogni possibilità a eventuali relazioni sentimentali al di fuori. Qualsiasi manovra di allontanamento volontario viene vista come un tradimento, al punto che quando Ida, nel 1895, si sposa distruggendo in tal modo il "nido" tanto faticosamente ristabilito, Pascoli ha un crollo nervoso.
Addio! e gran parte della produzione poetica pascoliana nascono proprio da questo particolare stato d’animo: l’impellente e vitale necessità di tornare bambino attraverso il complesso rapporto con le sorelle, per riuscire a resistere ai dolori della vita adulta.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Addio!”, la poesia di Giovanni Pascoli dedicata alle sorelle Ida e Maria
Poesia struggente ma a mio avviso non tra le più belle di Pascoli.
Complimenti all
autrice dellarticolo!