Storia di Matilde
- Autore: Giovanni Mariotti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2018
Al centro del libro di Giovanni Mariotti Storia di Matilde (Adelphi, 2018), c’è una figura femminile ambigua e assente che domina il ricordo e la rovina del narratore, il quale tenta invano di afferrarne il senso attraverso memorie, deliri e desideri confusi. Il romanzo è un viaggio ossessivo nella memoria e nell’identità. Matilde è una presenza-assenza che trasforma chiunque la tocchi. La narrazione è circolare, disturbante, intellettuale. Nessuna risposta, solo vertigine.
Questo libro fa male nel modo più silenzioso possibile, come un colpo che non ti accorgi di aver preso finché non ti accasci, come un amore finito che non hai mai cominciato davvero, come una donna che non saprai mai chi è del tutto. Storia di Matilde è una confessione che non si chiude, un tentativo disperato di afferrare un’identità che scivola continuamente fra le dita. Matilde è tutte le donne e nessuna, è la figura assente che genera e distrugge, che plasma gli uomini e poi li lascia lì, svuotati, a chiedersi chi erano prima di lei.
Mariotti non racconta, scava. Non spiega, lascia che la voce narrante si frantumi nella memoria, nel desiderio, nella nostalgia che deforma ogni immagine. Matilde non viene raccontata mai da fuori. Esiste solo nella mente e nella carne di chi l’ha amata, o creduto di amarla. Tutto il romanzo è una vertigine: si avanza senza capire se è passato o presente, se è sogno o delirio, se si sta ricordando qualcosa che è accaduto o che sarebbe potuto accadere. La memoria diventa veleno. Il desiderio diventa trappola. Matilde è il fuoco attorno a cui gira il narratore, consapevole che scottarsi è inevitabile e che smettere di girare è morire.
La scrittura è colta, a tratti lussureggiante, eppure affilatissima. Non c’è compiacimento, non c’è compiutezza. Ogni pagina è un passo in più verso un’ossessione che non si scioglie mai. Il tempo si sfilaccia, i nomi si confondono, i luoghi sembrano tutti identici, perché l’unico centro di gravità è Matilde, che resta opaca, ambigua, bellissima, assente. E il narratore – e noi con lui – non fa che girare attorno a questa assenza, tentando di darle un contorno, un senso, un peso. Ma ogni definizione fallisce. Matilde è troppo. Matilde è altro.
Storia di Matilde è un romanzo che parla d’amore, ma senza mai dirlo. Parla di attaccamento malato, di smarrimento, di costruzione e distruzione dell’identità maschile intorno a un’icona femminile che non concede mai davvero se stessa. E in questo, Mariotti ha il coraggio di sporcarsi. Di dire quanto può essere egoistico un amore assoluto. Quanto può distruggere. Quanto può confondere il bisogno di possedere con l’illusione di capire.
Non si legge per trovare risposte, Storia di Matilde. Si legge per imparare a stare dentro alle crepe. Per capire che ci sono persone che ci cambiano senza mai esserci davvero. Che ci seducono con la loro distanza. Che ci afferrano proprio mentre ci respingono. Matilde è l’enigma che non si scioglie, è il corpo che non si afferra, è il volto che non si dimentica anche se non lo si è mai guardato davvero. È la memoria che ci inchioda alla solitudine, al dubbio, all’amore che non si spegne perché non è mai stato reale.
Storia di Matilde
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Un libro perfetto per...
A chi ha amato chi non si lascia mai davvero amare. A chi ha perso la testa per chi non c’era. A chi cerca un romanzo colto, denso, spiazzante, che non cerca di piacere ma di ferire con grazia. A chi non ha paura di stare dentro un’ossessione.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storia di Matilde


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