- Autore: C.S. Lewis
- Genere: Fantascienza
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
Ho già parlato, in un precedente articolo, della scommessa che fecero C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien a Oxford. Lewis avrebbe scritto una trilogia dello spazio e Perelandra è il secondo romanzo della "Trilogia dello spazio", pubblicato da Adelphi 1994.
Il professor Ransom, ritornato sulla Terra da Malacandra, riceve la visita di un certo Lewis (autore e narratore nel romanzo) che viene accolto nella dimora del filologo da entità invisibili, gli eldila; Ransom gli racconta quanto è accaduto su Perelandra, pianeta nel quale è giunto volontariamente chiuso in una bara.
La storia prende l’avvio dall’arrivo di Ransom sul pianeta Perelandra, molto diverso da Malacandra, un mondo sul farsi, una Terra primigenia. Il professore rimane esterrefatto dalle forme della vegetazione, dai fiumi e dai laghi, dal fatto che non si portano vestiti, dall’incontro con la Signora Verde, un essere femminile che si comporta come se fosse la prima donna venuta al mondo - è palese il riferimento all’evento della Genesi e ai nostri progenitori Adamo ed Eva. In questo caso però la Signora Verde non ha ancora incontrato il re (Adamo) e rimane stupita dal portamento e dall’aspetto del terrestre piombato nel mondo di Perelandra. Benché entrambi siano nudi, Ransom e Signora Verde non si desiderano e nel frattempo sono raggiunti da Weston che, come un qualunque inglese di matrice coloniale, ha un moto di disprezzo verso "l’indigena". Ma avrà il suo benservito.
Entra in scena il Nemico dell’umanità, Lucifero, che si impadronisce di Weston ormai privo di anima e ridotto a uno zombi. Il Maligno, nelle vesti di Weston, punta a corrompere l’innocenza della Signora Verde (Eva) e a condurre l’umanità verso il peccato come è accaduto sulla Terra. Ransom comprende che il suo destino è impedire che questo avvenga e lotta disperatamente contro Weston. È interessante notare la rilettura che Lewis fa della Genesi: l’umanità si può ancora salvare dal peccato. In questa parte l’autore si avvicina al Paradiso perduto di Milton e all’ultima cantica della Divina Commedia. Il linguaggio si fa molto simbolico come del resto si può comprendere nell’attività di filologo di Lewis stesso a Oxford. Elementi celtici e cristiani si fondono insieme in un cristianesimo particolare, degno di un convertito come era Lewis nel 1943.
Ma il romanzo ha uno sviluppo più ampio di quanto si pensi, nel momento in cui il protagonista, per salvare la Signora Verde, duella fisicamente con il Non Uomo e cade in una buca che si rivela una caverna (trasparente il richiamo a Platone), piena di ostacoli da cui, a fatica, come a dorso di mulo, si tira fuori.
A differenza di Dante, in questo viaggio verso la salvezza non ha un compagno che lo guidi. La sua forza è la fede nell’essere supremo oltre la missione di salvare l’umanità dal peccato. Pagine e pagine sono dedicate al suo venire alla luce (l’amore per i dettagli di Lewis mi sembra addirittura eccessivo) e alla fine la sua lotta è coronata dal successo, tanto che si ritrova in un prato fiorito simile al Paradiso Terrestre di memoria dantesca. La simbologia è evidente: discendere agli Inferi per trovare se stessi senza il peso del peccato.
L’ultima parte del libro è dedicata al lungo discorso fatto da Ransom agli eldila e agli Oyarsa sulla dottrina cristiana e la caduta degli uomini nella rete del demonio. Ma su Perelandra questo non avviene. Ransom ha compiuto la sua missione e perciò è pronto a raccontare la sua storia e tornare sulla Terra (o Thulcandra, come viene chiamata dagli alieni) in una bara di cristallo; è pronto a raccontare la sua storia al narratore. Il cerchio si chiude.
Se devo essere sincera, Perelandra è un romanzo difficile e, a tratti, noioso. Le discussioni teologiche prevalgono rispetto a Lontano dal pianeta silenzioso, a detrimento della narratività. Meravigliose le descrizioni sul pianeta Perelandra, la vegetazione e gli animali, che sembrano aiutare Ransom nella sua ricerca mettendo insieme paganesimo e cristianesimo. Il messaggio è evidente: il Bene deve trionfare sul Male. Perelandra è una Thulcandra ideale, un mondo in cui è possibile vivere, e sperare questo nel 1943 era l’annuncio migliore che si potesse fare all’umanità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Perelandra
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