- Autore: C.S. Lewis
- Genere: Fantascienza
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
C.S. Lewis fu, insieme a Tolkien di cui era amico e collega, studioso di letterature nordiche antiche, facente parte degli Inklings, cioè in norreno gli inchiostratori, gruppo di intellettuali che si riuniva a Oxford per commentare le loro opere. C.S. Lewis e Tolkien fecero un patto: Lewis avrebbe scritto una trilogia dello spazio, il secondo del tempo con Il signore degli anelli. Sappiamo tutti come andò a finire. Tolkien fu ed è celebratissimo come autore, Lewis molto meno, anche se Le Cronache di Narnia gli diede la fama di autore per ragazzi.
Lontano dal pianeta silenzioso (Adelphi, 2011, trad. di Germana Cantoni De Rossi), scritto nel 1938, fu il primo della trilogia cosmica e il più famoso romanzo della fantascienza non americana degli anni gloriosi del genere.
Un filologo, come era Lewis, Edmund Ransom, viene rapito da due loschi scienziati, Decine e Weston, che lo portano nel pianeta Malacandra, per noi terrestri Marte, per essere, così credono, sacrificato al dio supremo, chiamato Oyarsa. Random riesce a scappare dai suoi aguzzini e a conoscere i primi abitanti di quello strano mondo, i Hrossa, che lo aiutano e lo curano. Ma il pianeta è abitato da altre creature, i signori e i pfilligi, razze del tutto pacifiche anche se dall’aspetto non umano. Il filologo impara la loro lingua e le loro abitudini, cosa che lo rende curioso verso gli altri tanto da considerare pregiudizio il razzismo dell’uomo bianco, e stringe legami di amicizia con i nativi. Decine e Weston però lo cercano e addirittura uccidono il suo migliore amico Hurru.
In questo contesto ha inizio la seconda parte del libro, in cui si vede come la Terra, Thulcandra in linguaggio indigeno, sia definita il pianeta silenzioso, privo di contatto con lo spazio per la malvagità degli abitanti guidati da un essere un tempo luminoso, eldil nella loro lingua, ora oscuro. Trasparente il rinvio alla caduta degli angeli e a Lucifero, la creatura del dio supremo Melaldil si può identificare con il dio cristiano.
Random incontra gli eldila, che gli appaiono come esseri luminosi, quasi invisibili agli occhi umani ma comunicativi e pieni di intelligenza verso chi li rispetta e li ama; inesorabili invece verso Weston e Devine, che ancora cercano Ransom. Il finale è prevedibile, anche se non è da raccontare per non rovinare la sorpresa al lettore.
Lontano dal pianeta silenzioso è un buon romanzo (non ottimo) di fantascienza teologica, essendo ricco di riferimenti filosofici e religiosi, specie nella parte finale in cui a Ransom viene svelato il mistero di Thulcandra, il pianeta silenzioso; una parte decisamente da leggere in modo critico e che richiede da parte del lettore la conoscenza del testo biblico. Lewis non dimentica il suo impegno di professore, anzi nella figura di Ransom appare l’amico Tolkien, che cerca di imparare le lingue malacsndriane mostrando curiosità verso il modo di vivere degli indigeni e un’adesione a un mondo di pace che stava per essere messo in crisi dalla Seconda Guerra Mondiale, dato che il romanzo fu pubblicato 1938. Lewis racconta di pace, uguaglianza ma anche della mancanza di amore di Thulcandra, pianeta detto silenzioso perché la malvagità conduce a essere sordi agli altri secondo la sua visione religiosa (non dimentichiamo che si convertì al cattolicesimo) ed era voluta da Satana. Il suo messaggio è però pieno di speranza: se gli uomini cominceranno a parlarsi, il mondo migliorerà e diventerà colorato come Malacandra.
Che altro dire? Il romanzo è molto piacevole e molto visivo; sono indimenticabili i colori del pianeta e la descrizione del paesaggio immaginato, come la vetrata di una cattedrale medioevale. C.S. Lewis romanziere e C.S. Lewis studioso del Medioevo si danno la mano in un mondo che sembra avere dimenticato il valore del simbolo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lontano dal pianeta silenzioso
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