- Autore: Mariano Sabatini
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Dopo i precedenti titoli, L’inganno dell’ippocastano e Primo venne Caino, lo scrittore e giornalista Mariano Sabatini conclude la sua trilogia con l’ultimo romanzo dedicato al personaggio di culto dovuto alla sua fervida fantasia, il giornalista d’inchiesta Leo Malinverno, con Mutevoli nascondigli (Indomitus, 2026).
Lo avevamo lasciato, dopo una lunga e tormentosa indagine, alle prese con il Tatuatore, un feroce serial killer che la polizia, pur avendone confermato la colpevolezza, non era riuscita a catturare. Ora, nell’incipit del romanzo, Malinverno sulla sua Lambretta sta scendendo di notte lungo la Panoramica, la strada romana tutta curve che scende da Monte Mario, quando nello specchietto retrovisore incrocia gli occhi di ghiaccio di Michele Ardito, l’inafferrabile Tatuatore, che lo insegue su una Passat malconcia. Nell’inevitabile incidente Leo finisce in una scarpata ma si salva, Ardito muore sul colpo.
Può cominciare una nuova storia, anche se Malinverno ha subito ferite serie che lo terranno incatenato tra ospedale e riabilitazione a lungo. Aveva perso la sua collega Carla Tesei, aveva altresì perso il posto nel quotidiano di cui era la firma più brillante, la sua convalescenza si presenta lunga e faticosa, ma un delitto terribile interrompe la monotonia delle sue giornate: un celebre scrittore di best seller, noto in città e non solo per le sue numerose frequentazioni, non tutte raccomandabili, viene ucciso, decapitato in un luogo sconosciuto, mentre un video mostra la diretta delle torture indicibili a cui l’uomo era stato sottoposto. Dopo questa scena “splatter”, l’amico di Malinverno, il questore Jacopo Guerci, indaga, ma del corpo non si trova traccia. Anche il giornalista, malgrado le difficoltà fisiche, decide di scendere in campo, anzi si fa aiutare da due giovani e agguerriti giornalisti, Jimmy Caviglia e Giulio Matsuda, che dovrebbero aiutarlo ma si dimostreranno molti ambiziosi e desiderosi di crescere per loro conto.
Rivalità professionali fortissime del mondo della cronaca giudiziaria mettono a dura prova amicizie e rischiano di far fallire le stesse indagini, che mostrano una Roma assetata di sangue, di ambizioni, di denaro e droga, di inconfessabili segreti: un mondo in cui non ci sono innocenti, né tra gli scrittori famosi, né tra la gente di televisione, tantomeno tra i politici. Un senatore della Repubblica è mischiato con le peggiore e violenta delinquenza della capitale, mentre un giro di prostituzione con ragazze spesso minorenni, “carne fresca”, mostrano uomini adulti dai vizi torbidi, pronti a ogni nefandezza, compresi torture e delitti.
L’aspetto che più mi intriga nei romanzi di Mariano Sabatini è la sua profonda conoscenza del territorio di Roma, del suo circondario, dei suoi abitanti. Nella ricostruzione romanzesca vediamo alternarsi l’interno di Palazzo Madama, con i suoi gelidi custodi, e il Serpentone di Corviale, testimonianza di una stagione dell’urbanistica romana tanto ambiziosa quanto fallimentare. I “poveri” di questa storia, la signora Pina, sua figlia Ilaria, suo marito mezzo americano, Vincenza e suo figlio Marco Oberdan vivono in questa stecca abitativa al limite estremo della capitale, priva di servizi, di manutenzione, di decenza. Marco però è il segretario-assistente dello scrittore Petronio Grigo, la vittima ancora non ritrovata, dopo essere stato anche quello di suo padre, Valerio Grigo. Studente modello a Lettere, ambizioso, introdotto in un ambiente socialmente ed economicamente tanto diverso dal suo, Marco sta provando a emergere, perché in possesso di documenti e materiali che nessuno conosce. Ma la sua ambizione gli costerà carissima.
Sabatini descrive case, quartieri, strade, appartamenti eleganti dei Parioli e capannoni abbandonati nella periferia più fatiscente, con la stessa precisione tanto toponomastica quanto umana nel disegnare interni miserabili contrapposti a compound abitati da cafonissimi e potenti neoricchi. Non ci sono donne con cui Leo, inguaribile dongiovanni, divide il letto: tranne la collega Ornaghi, elegante e diafana, ballerine ai piedi, che sogna. La più anziana Misa, moglie, ormai vedova di Petronio Grigo, è la caricatura, molto ben descritta, di certe donne romane ricche e potenti, arroganti e volubili, truccate e vestite in modo ostentato, come l’amica e rivale Laura Valbruni, che adora i piedi dei maschi, esibendo un feticismo da fotoromanzo.
Il titolo del libro si deve ad una bella citazione del grande Carlo Levi:
Chissà che la morte non ci trovi più, che il tempo si smarrisca, e che possiamo restare celati nei mutevoli nascondigli.
Parole chiave che ritornano nella trama del romanzo: la morte, implacabile, il tempo inesorabile, i nascondigli che sono quelli reali e quelli dall’anima.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mutevoli nascondigli
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