Dopo L’inganno dell’ippocastano, Mariano Sabatini, noto scrittore e giornalista romano, aveva pubblicato nel 2018 questo romanzo, che ora rivive con una nuova edizione (Indomitus Publishing, 2026): si tratta del noir-giallo-thriller-pulp dal titolo biblico Primo venne Caino, che ci riporta nella Roma agostana avvolta da un’afa insopportabile.
“Primo venne Caino”: trama del romanzo
A Roma torna il giornalista Leonardo Malinverno detto Leo, che stava trascorrendo una piacevolissima vacanza a Santorini con la giovanissima italo-greca Eimi, con la quale intratteneva una complicata relazione, data la grande differenza d’età, da pochi mesi. Nella capitale era stato chiamato dall’amico poliziotto Jacopo per un orrendo delitto commesso sul corpo della vittima, il giovane Simone Intrieri, soffocato con una busta di plastica, legato e a cui era stata asportata una porzione di pelle che recava inciso un tatuaggio. In realtà l’indagine era stata affidata ai Carabinieri: il maggiore Walter Sgrò, cugino di Jacopo, non sapeva come muoversi e aveva chiesto aiuto al poliziotto, il quale, a sua volta, aveva convocato il giornalista d’inchiesta Leo, noto per le sue intelligenti e coraggiose intuizioni.
Ovviamente come in ogni thriller che si rispetti i delitti si susseguono, sempre più feroci, a opera del serial killer ormai divenuto per la stampa “Il Tatuatore”. Il maggiore Sgrò però non fa un passo avanti nell’indagine, affetto da una patologia che tiene nascosta: è alcolista. Invece, anche se non autorizzato dal suo giornale, il cui direttore è in ospedale, Leo Malinverno segue le sue piste, e le sue indagini hanno vari riscontri. Ma nel frattempo la sua collega più cara, Carla Tesei, si è ammalata gravemente; suo padre Arrigo, che non frequenta da anni, si è presentato a casa sua cercando aiuto, la giovane Eimi si sente trascurata e il rapporto con Leo si avvia a una crisi senza molti esiti positivi. In questo concentrato di problemi, con il caldo implacabile dell’agosto romano, Leo non esita a indagare a fondo e a capire che i tre delitti, quanti sono ormai diventati, hanno un nesso che li lega.
Come sempre nei romanzi di Mariano Sabatini, Roma resta il palcoscenico principale in cui si muovono protagonisti e comparse di questo libro pieno di spunti sociali, umani, sentimentali. Leo ha rapporti complicati con le donne, che lo assediano e lo corteggiano; invece, malgrado la bellezza fresca di Eimi, lui finisce per dedicarsi all’amica malata, a cui offre conforto e affetto nei suoi ultimi giorni di vita. Magari distraendosi per un attimo con la moglie del suo capo, o con l’intelligente collega Vilma, o visitando una anziana attrice ormai in disarmo che lo vorrebbe concupire. Si mangia e si beve nelle osterie romane, si frequentano ambienti ricchi del centro storico, si raggiunge la casa di famiglia in montagna, con la 126 gialla della madre prof di lettere classiche, con il caminetto acceso e buoni cibi locali, mentre le indagini per stanare il Tatuatore proseguono senza sosta.
Un romanzo ricco di riferimenti letterari
Sabatini cura molto gli interni, dove si incontrano i personaggi dei suoi libri: ecco una stampa di Norman Rockwell, lumi di design contemporaneo, scaffali pieni di libri, musica. Ci sono tante citazioni di grandi libri, da Dante (canto IX della Commedia, “Tre furie infernal di sangue tinte /che membra feminine avieno e atto / e con idre verdissime eran cinte”) a Thomas Mann - I Buddenbrook è il libro che accompagna i viaggi e le notti insonni di Leo. Come dicevo, c’è tanta Roma attraversata nei suoi tanti quartieri, da Testaccio, dove sorge l’osteria Pappa Solidale, sulle cui pareti campeggiano i ritratti stranoti di Anna Magnani, Sordi e Fabrizi, all’Ara pacis di Richard Meier, sul ponte di Ripetta; dal ristorante di Heinz Beck sulla terrazza dell’aeroporto di Fiumicino al cimitero acattolico di Testaccio, dove riposano i grandi poeti inglesi che avevano amato Roma, Keats e Shelley. In mezzo a delitti pulp, l’amore per la nostra città: è questa la cifra dei romanzi di Sabatini, che li rendono originali e piacevoli da leggere.
Recensione del libro
Primo venne Caino
di Mariano Sabatini
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