I ricordi della vita vissuta in un borgo tra gli Appennini evocano un immaginario potente, radicato nella nostra memoria antropologica e letteraria. Un tempo antico, scandito dal ritmo delle stagioni e dalla centralità della vita domestica. Il tempo sospeso che richiedeva il senso di responsabilità nell’aiutare la famiglia a spalare i passaggi quando la neve era alta, o ad accudire gli animali nelle stalle. Attorno al fuoco si consumava il rito del racconto. Gli anziani tramandavano storie, fiabe, leggende locali e fatti di cronaca passata. Era il momento in cui l’infanzia assorbiva l’identità e i valori della propria comunità. Roberto Margelli, nato a Castelluccio, incarna il legame tra tradizione e modernità. Laureato in Economia e Commercio, dirigente nel settore bancario, è membro del Rotary Club Bologna Valle del Savena e un atleta poliedrico che si è distinto a livello internazionale nell’Hyrox, e ha scritto per Giraldi Editore Montruccio (2026).
Castelluccio è un piccolo borgo in provincia di Bologna, portato nel cuore dell’autore, dall’aspetto di un pugno chiuso, “l’apice verso il cielo”, dove quando il vento soffia porta con se odori del bosco, di resine e castagne. La storia di Roberto è di chi vi è nato, di un montruccio - venivano chiamati così gli abitanti, con una parola dal suono duro quando scendevano a valle, e che ha, come tanti, “la fierezza e l’orgoglio delle proprie radici”, il senso di comunità; un uomo legato alla cultura e alle tradizioni del luogo.
Scrivere Montruccio è stato per me un atto di restituzione verso le mie radici e un tentativo di dare voce a quell’identità forgiata tra le pietre di Castelluccio. È il racconto di un mondo dove il rigore della montagna non è solo un clima, ma un codice morale.
Castelluccio ha radici antiche: deve il suo nome a Lucio Silla, che si fermò nella valle con il suo accampamento, e al Castello di Manservisi, severo e potente, che domina sul paese. Una conca che viene descritta sentimentalmente dall’autore come una finestra verso l’infinito. Roberto ha respirato quell’aria fin dalla nascita, si nasceva in casa “riscaldati da un calore umano e di legna”; un’aria che curava ogni male, limpida e pura, e che diventava penetrante e acre, in casa, per i sigari toscani e la pipa del nonno. La poesia di un tempo che abbiamo lasciato alle spalle, luoghi di memoria e di affetti immutati. Si accudiva l’orto, gli animali, e insieme ci si riuniva per la raccolta dei frutti, come per le castagne, “l’oro dei poveri”. In ogni casa vi era un cuore al centro, la stufa, la Sovrana. Tutto ruotava intorno a lei: la vita, il caldo, il cibo, la sopravvivenza stessa. Accanto a lei prima di ritirasi nelle camere da letto, avamposti artici, in letti con le lenzuola di flanella e il Prete, recipiente con la brace viva, infilato sotto le coperte. E del forno a ridosso della Sovrana, pronto a custodire nel suo caldo ogni ben di dio: pane, mele cotte, lasagne, dolci, “una meraviglia!”. Le donne e le mamme si industriavano perché ogni lira faceva la differenza; ora cuoche, ora sarte con la Singer nera e oro a pedale, ora contadine. Uno dei ricordi più ricorrenti per il nostro autore è il ciclo della lana, “quella grossa, ruvida, guerriera contro il freddo”, dal gomitolo alla maglia; disfatta si trasformava in quadrati per la coperta per finire, quando non si poteva più riutilizzare, in presine in cucina. In paese vi era la bottega del tutto, la ricordo anche io con emozione quando andavo dai miei nonni. Si trovava ogni cosa, dalle caramelle ai quaderni, dalla pasta sfusa ai legumi, dal sapone del bucato all’acqua di colonia. E poi la corriera per andare a scuola: si partiva che era ancora buio e si arrivava un’ora prima delle lezioni; e al suono della campanella sarebbe iniziato poi un altro viaggio.
Nonostante la fatica e il freddo, Roberto e gli altri montrucci sapevano una cosa che i ragazzi di pianura non avrebbero mai capito: tornavano in paradiso nella loro terra, un luogo in cui ci si sentiva liberi e padroni di se stessi.
La montagna come maestra di vita e di etica come lo era per Mario Rigoni Stern, Montruccio è la personale storia dell’autore, scritta senza nessuna nostalgia ma solo con un intento etico, “un atto di restituzione” verso le proprie radici. Un luogo il cui rigore climatico ha formato e temprato alla gratitudine, alla solidarietà, come un severo ma saggio educatore per l’animo umano.
- Autore: Roberto Margelli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Giraldi Editore
- Anno di pubblicazione: 2026
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Montruccio
Lascia il tuo commento