Il decadentismo apre una nuova stagione in cui la tradizionale differenza tra io e non io viene meno e il soggetto non si riconosce più nella società in cui vive, poiché la sua identità si trova disseminata nei meandri di una memoria che non ha più né tempo né luogo sicuri. In altre parole, la minaccia dell’incognito turba il sogno dell’avvenire di ogni soggetto che aneli a un rapporto diretto con ciò che lo circonda.
La difficoltà di una comunicazione oggettiva è la conseguenza di un ripiegamento su se stessi, che apre le porte all’analisi introspettiva.
Pascoli, D’Annunzio e Svevo: tre declinazioni del decadentismo
In Pascoli ciò fa nascere la poetica del fanciullino, ovvero di un’anima senziente che rivela il proprio sguardo sul mondo attraverso la meraviglia e lo stupore nutrendosi delle aspettative del sublime che il poeta intende mostrare di volta in volta, come riflesso dei propri ricordi, allo scopo di superare il trauma infantile dell’assassinio del padre.
In D’Annunzio la dimensione mitica del superuomo crea un’atmosfera in cui la percezione soggettiva del reale si staglia sull’avvenire che il poeta sembra aver programmato come possibilità di sbocco delle proprie istanze superegoidi, portatrici di un superiore destino dell’individuo che lo innalza a essere superiore a dispetto delle masse popolari.
Con Svevo la dimensione mitica della scrittura cede il passo a quella della realtà intesa come momento episodico della vita quotidiana che evidenzia l’entrata in scena della figura dell’inetto, vittima dell’alienazione perché relegato alla sfera del soggettivismo puro, conseguenza questa della nascente società di massa che anela alla costruzione di un avvenire basato sulla metafisica del progresso, che non lascia spazio all’immaginazione del libero arbitrio. Ed è proprio con Svevo che viene meno la libertà intesa come libero gioco delle facoltà mentali, ovvero come possibilità delle istanze dell’io di operare in sintonia l’una con l’altra; la libertà è falsata cioè dal nascente materialismo della società del denaro e del possesso.
L’inetto nell’opera di Svevo
Svevo elabora la propria poetica come terreno di costante confronto tra l’individuo e la realtà, una dinamica che si sviluppa su più livelli.
Sul piano introspettivo, tale confronto si traduce in un conflitto interno all’io che porta alla luce la propria nevrosi, ovvero la propensione all’autoinganno e l’incapacità di instaurare una relazione autentica con se stesso. Sul piano dei rapporti sociali, invece, esso si manifesta come una tensione competitiva in cui il soggetto tenta di affermare la propria supremazia sugli altri, sia attraverso l’anticipazione nelle scelte sia mediante l’imposizione nell’atto comunicativo. Tale prospettiva si colloca nell’orizzonte del darwinismo sociale, secondo cui la vita è intesa come lotta per la sopravvivenza e affermazione del più forte.
Tuttavia Svevo decostruisce ironicamente questa logica, ribaltandone gli esiti: nei suoi romanzi l’ordine narrativo non sancisce la vittoria del più adatto, bensì mette in scena la sconfitta esistenziale dell’inetto, esempio del disadattato moderno.
I tre romanzi di Svevo e la maturazione della sua visione del mondo
Un primo esempio emblematico è rappresentato da Alfonso Nitti, protagonista del romanzo Una vita, la cui tragica fine, il suicidio, deriva dall’impossibilità di governare i propri impulsi, non in sintonia né con le esigenze e i sentimenti altrui né con un’identità personale sufficientemente strutturata da resistere alla spersonalizzazione imposta dalla nascente società di massa. L’io sveviano si configura pertanto come un soggetto chiuso in un cerchio solipsistico, incapace di instaurare una relazione autentica con l’esterno e refrattario a ogni forma di coinvolgimento empatico. Il piacere che egli prova non deriva dalla condivisione, ma si riduce a un’esperienza effimera, scaturita dal disordine pulsionale i cui desideri restano confinati nell’inconscio, privi di una finalità orientata al riscatto o alla valorizzazione dell’individuo. In questa prospettiva la memoria, intesa come processo fondato sulla condivisione affettiva, risulta assente poiché l’io è incapace di uscire da se stesso per dialogare con l’altro.
Nel romanzo Una vita, l’incomunicabilità tra soggetto e realtà è il riflesso di un impulso inconscio atto a dominare il prossimo; tuttavia, l’incapacità dell’inetto di contestualizzare i propri bisogni determina un progressivo allontanamento dal mondo esterno che si dissolve in una dimensione simbolicamente rappresentata come “selva oscura”, anticipatrice del suo fallimento.
In Senilità, tale condizione si configura in modo diverso: la soggettività di Emilio Brentani si confonde con l’ambiente circostante, degradato e indifferente ai bisogni del protagonista, che contribuisce in modo decisivo alla sua disfatta sottolineando ancora una volta l’incapacità dell’individuo di stabilire relazioni autentiche con gli altri.
Con La coscienza di Zeno Svevo conduce a ulteriore maturazione la propria condizione: il protagonista, Zeno Cosini, è pienamente consapevole della propria tendenza alla menzogna, che utilizza come meccanismo difensivo per rimuovere gli ostacoli frapposti tra sé e il mondo esterno. Tale atteggiamento, però, non trova mai una reale approvazione degli altri alimentando una continua autoillusione. Infatti la sua “guarigione” non è il frutto di un percorso terapeutico consapevole, ma l’esito fortuito di una serie di coincidenze che gli consentono dapprima di spostare sugli altri la responsabilità della propria malattia e successivamente, in un’ultima, visionaria immagine, di prefigurare la distruzione del mondo come condizione necessaria per l’emergere di una nuova realtà. Tale catastrofe, letta in chiave simbolica, allude forse alla possibilità, seppure inconscia, di un rinnovamento esistenziale che si origina proprio dall’ottica dell’inetto.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il decadentismo: verso la progressiva frammentazione dell’io tradizionale
Naviga per parole chiave
Cultura Gabriele D’Annunzio Giovanni Pascoli Italo Svevo News Libri Storia della letteratura
Lascia il tuo commento