- Autore: Fleur Jaeggy
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2026
Per entrambe il silenzio era d’oro, anche all’inizio dell’amicizia. In copertina ci sono Fleur Jaeggy e Ingeborg Bachmann a Vienna nel 1970. Questo sintetico memoir ha come titolo Gli ultimi giorni di Ingeborg (Adelphi, 2026), sulla morte non prevista della Bachmann, che finalmente era considerata una scrittrice, una poeta, una traduttrice sopraffina. D’altronde il suo italiano era molto buono, si faceva capire e lei comprendeva gli italiani, in particolare i "romani de’ Roma".
Il primo capitolo dal titolo La casa dell’acqua salata, che di per sé già vale il costo del libro, parla di una vacanza lunghissima; entrambe si liberarono da impegni per stare sole un mese intero. Jaeggy scrive:
Ingeborg aveva appena detto via da Roma, non pensare a niente, niente lettere, telefonate e dover rispondere. Il suo tavolo in via Bocca di Leone era cosparso di lettere non aperte.
Ebbene sì, prima di internet, mail, chat, social media, c’erano le lettere, sempre tante perché mischiate con le bollette del gas e della luce. Figurarsi per chi faceva un lavoro "intellettuale".
Fleur Jaeggy è sorprendente, i suoi lettori già sanno che di un mese di vacanza la scrittrice se la sarebbe cavata con pochissime parole. In questo caso poco al sole, poco al mare anche se la Bachmann nuota benissimo. Le spiagge italiane o i fine settimana a Capri o vivere a Roma sembrano pretesti per tenersi lontane dai luoghi di nascita. In effetti Jaeggy è nata a Zurigo, tutto un altro modo di vivere, e Ingeborg a Klagenfurt, in Austria. Ospiti pochissimi, un Italo Calvino quasi muto, già legato a Chichita, e il loro vivere separate e insieme nella consuetudine del thè, per scambiare pareri su qualche poesia o fatti di attualità, ma sempre con la convinzione che stessero prendendo in giro chi le vedeva come lesbiche giovani che vivono perlopiù sole. Ma non importava, non capivano, quindi si prendevano in giro tra loro. Semplicemente non avevano curiosità di come apparissero loro agli altri.
Il secondo capitolo ha come titolo Di Ingeborg. La Bachmann aveva delle gambe bellissime, era piena di vita e non parlarono mai di morte, anche se l’autrice di Malina, tradotto in Italiano per i tipi di Adelphi, diceva a Fleur che la vecchiaia era orribile e di rimando la Jaeggy diceva che tutto è orribile. "Tutto è davvero orribile, e non per finta", dove il nichilismo dell’una non intacca il sorriso dell’altra, che la giudica troppo triste.
Ma la tristezza vera o presunta non le impedisce di sposarsi con Roberto Calasso, e chiese alla Bachmann di venire con loro al viaggio di nozze. La filosofa disse di no, ma l’autrice di I beati anni del castigo spesso si aspettava atteggiamenti ed emozioni dalle altre persone che lei trovava legittime, ma non lo sono, nemmeno ora che ha ottantacinque anni.
Il capitolo finale Gli ultimi giorni di Ingeborg è una condanna alla pigrizia dei soccorsi per salvare l’austriaca. La svizzera Fleur sembra aver perso la fiducia dell’Italia verso l’amica di Klagenfurt. Non hanno fatto molto per salvarla, mentre era ancora a casa in via Giulia, a Roma. Il Sant’Eugenio non può più fare molto per la giovane donna. La stanza asettica è piena di mosche e, nel terribile trapasso, la Jaeggy alza la voce: "Almeno copritela".
Più si sottrae dalle parole più il silenzio è devastante. Pagine che lasciano il segno e la distanza.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Gli ultimi giorni di Ingeborg
Lascia il tuo commento