Nel 2025 si è tenuto a Milano un convegno dedicato alla scrittrice americana Flannery O’Connor, in occasione del centenario della sua nascita avvenuta a Savannah, in Georgia, il 25 marzo 1925. Questa esperienza ha dato origine a un volume collettivo dal titolo Il cielo e la polvere. Visioni e universi di Flannery O’Connor, a cura di Benedetta Centovalli, con la collaborazione di Fernanda Rossini (Mimesis Edizioni, 2026, collana “Eterotopie”).
Come afferma Camillo Fornasieri, direttore del centro culturale dove si è tenuta la rassegna, celebrarla era necessario
in quanto una delle maggiori scrittrici del Novecento, imprescindibile autrice nella letteratura del nostro tempo per la sua visione aspra e metafisica della vita.
I contributi inseriti provengono da studiosi, critici, o autrici e autori, italiani e stranieri, che in un modo o nell’altro si sono accostati a lei e alla sua opera per non abbandonarla mai più. Da Romana Petri a Luca Doninelli, Mario Andreose, Marisa Caramella e Andrea Fazioli, da Sandra Petrignani a Giuseppe Zucco, per la prima parte intitolata Il mistero e la grazia. Per la seconda parte invece, intitolata Universi e visioni, troviamo Mark Bosco, Francesco Valenti, Marshall Bruce Gentry, Angela Alaimo O’Donnell, Elisa Buzzi e chiude Alessandro Matone, oltre ai contributi della curatela. Un mosaico di voci che riflette sull’impatto di Flannery nelle loro vite e nella narrativa mondiale.
Due sono gli assi portanti dell’analisi: la fede – cattolica convinta, la sua esistenza sarà ben presto incrinata da una grave malattia genetica ereditata dall’amato padre che la porterà alla morte a soli 39 anni – e il suo essere del Sud; una zona degli Stati Uniti aspra e rurale, a larga maggioranza protestante e dove vigeva la segregazione razziale.
Un mondo popolato da un campionario irresistibile di freaks, tutti protestanti, che incontriamo anche nei “Racconti”, il suo capolavoro, testo di riferimento per ogni insegnante di scrittura creativa, da Raymond Carver in giù. In "Un brav’uomo è difficile da trovare", il racconto che Harold Bloom suggerisce come primo approccio alla lettura di O’Connor, un evaso chiamato il Balordo stermina, in un efferato paranoico crescendo, una famiglia, intrattenendo un dialogo surreale con una svampita, querula nonnina, ultima vittima.
Per capire i segreti della sua prosa è essenziale il concetto di “rivelazione”. In essa infatti si annida e al contempo svela l’arte di Flannery O’Connor – arte che lei intendeva, riprendendo San Tommaso d’Aquino che adorava e leggeva ogni sera prima di andare a dormire, “ragione in atto”. Flannery prende a cazzotti chi la legge esattamente come lei da bambina prendeva a cazzotti il suo angelo custode. Se non si è disposti a questo difficilmente si potrà apprezzarla.
Così la lotta con l’angelo, con la madre, con la malattia, con i pregiudizi della fede, con quelli razziali, si riverbera nei suoi testi nella lotta con il lettore.
È dunque il male che attraversa i personaggi da lei creati e la sofferenza che ne deriva a renderli per così dire realistici, nel tentativo di arrivare a una vita autentica, e questo lo sperimenta altresì il pubblico. Questo è il punto di forza che la rende universale.
Un’esistenza la sua, e come si è detto, segnata dal dolore e affrontata con grande determinazione e coraggio. Breve, ma definire intensa sembra quasi un eufemismo. Una donna del Sud, che si muoveva su due stampelle in mezzo agli amati pavoni, una diagnosi di lupus a venticinque anni e che viveva la scrittura con raro senso di responsabilità.
Oltre ai racconti di cui era ed è maestra, ha lasciato anche due romanzi, La saggezza nel sangue del 1952 e Il cielo è dei violenti del 1960, e ne Il cielo e la polvere vengono citati più volte; tuttavia, la seconda parte del libro indaga anche il mondo interiore della narratrice attraverso i diari e le lettere, con aneddoti, spunti e informazioni, prima fra tutte viene fornita una risposta all’annosa questione se fosse o meno razzista. Un’opera d’arte dev’essere valutata per il valore intrinseco, è vero, ma anche il dato biografico è importante per capire cosa spinge e come si muove uno scrittore per dare un senso compiuto al suo lavoro creativo. Ecco, questo aspetto è fondamentale per la comprensione di, per esteso, Mary Flannery O’Connor. Basti ricordare qui che amava dire di sé: “scrivo come scrivo perché sono cattolica, non malgrado lo sia”.
Al termine dei contributi troviamo due interviste inedite, sezione curata da Fernanda Rossini, che evidenziano ancora di più l’intelligenza e l’ironia di Flannery, e un articolo del "Corriere della sera" del 1968 di Claudio Gorlier, studioso piemontese che mentre era visiting professor negli Usa ha avuto modo di incontrarla nel 1963.
Il cielo e la polvere, pur essendo un saggio critico, non è di natura accademica, destinato a chi già conosce Flannery O’Connor, così come a studiosi e addetti ai lavori grazie a una ricca bibliografia a corredo. Se al contrario non si è mai letto nulla di lei può essere di valido ausilio per entrare nel suo mondo o in accostamento a qualche prima lettura. Quel che rimane, a prescindere dalla categoria alla quale si appartiene, è un prezioso ricordo di un genio femminile che sin da giovane aveva le idee chiare e la volontà di non lasciarsi condizionare dagli altri e dalle correnti letterarie.
- Autore: Benedetta Centovalli (a cura di)
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mimesis
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il cielo e la polvere. Visioni e universi di Flannery O’Connor
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