Con Ta promesse, pubblicato da Gallimard nel gennaio 2025 (tradotto per la casa editrice Clichy a luglio 2026 col titolo La tua promessa, traduzione di Tommaso Gurrieri), Camille Laurens, nata Laurence Ruel-Mézières a Digione nel 1957, agrégée in Lettere moderne, già insegnante in Normandia e per dodici anni in Marocco, membro dell’Académie Goncourt dal 2020 e vincitrice del Prix Femina 2000 con Dans ces bras-là, consegna al pubblico il suo tredicesimo romanzo. Il libro, insignito del Grand Prix RTL-Lire 2025 il 24 marzo 2025 e già venduto in oltre 36.000 copie secondo GFK, si impone come uno dei titoli più discussi della stagione letteraria francese.
Il romanzo si apre con una scena di forte impatto: la scrittrice Claire Lancel è accusata di aver colpito alla testa il suo ex-compagno, Gilles Fabian, un metteur en scène di marionette, che ora è in coma. La storia si sviluppa come un thriller psicologico, ricostruendo a ritroso, attraverso i colloqui di Claire con la sua avvocatessa, come si è arrivati a questo drammatico epilogo.
La narrazione ripercorre la relazione tra Claire e Gilles, iniziata nel 2013 e apparentemente idilliaca. I due si erano fatti una promessa reciproca: lui le aveva chiesto di non scrivere mai di lui, mentre lei gli aveva chiesto di non tradirla mai. Tuttavia, la relazione si trasforma presto in una storia di manipolazione e controllo, in cui Gilles si rivela un uomo privo di empatia, un "marionnettista perverso" che cerca di controllare ogni aspetto della vita di Claire. La tensione culmina quando Claire scopre una lettera che le rivela un segreto di Gilles, portandola a compiere il gesto violento che dà inizio al romanzo
Ta promesse non è semplicemente un romanzo sull’amore tossico. È un’autopsia letteraria delle dinamiche di potere che si annidano nelle relazioni intime, un dispositivo narrativo che costringe il lettore a diffidare di ogni voce, e una riflessione metaletteraria sul rapporto tra scrittura, verità e tradimento. La citazione di Rachel Cusk posta in esergo, "Un artista deve essere spietato, ma una donna vuole essere desiderata. Ogni donna artista deve risolvere questo conflitto a modo suo", pone immediatamente il dilemma centrale: Claire Lancel, scrittrice affermata, dovrà scegliere tra l’esigenza di verità della scrittura e l’illusione di felicità offerta dall’amore.
La prima cosa che colpisce in Ta promesse è la sua architettura narrativa. Laurens rifiuta la linearità del romanzo sentimentale tradizionale e costruisce un dispositivo a scatole cinesi che alterna: il racconto in prima persona di Claire, che si rivolge direttamente all’avvocato e al giudice, in un continuo movimento di flashback e flashforward; le deposizioni dei testimoni, l’amica Carole, la psicologa Émilie, l’amico Georges, l’agente letterario Rob Simmons, la giovane amante canadese Marina Nikitine, che offrono punti di vista contrastanti e mettono in crisi la versione della narratrice; inserti poetici in versi liberi, con un on impersonale che segnala la dissoluzione dell’io di Claire; una favola distopica, La maladie de Nark, che trasfigura la vicenda personale in parabola politica sull’assenza di empatia come male sociale; il Portrait-robot, un lungo capitolo finale in cui la voce narrante si rivolge direttamente a Gilles, in un tu che è insieme accusa, elegia e autopsia. Questa moltiplicazione delle voci e dei registri è il vero punto di forza del romanzo. La “Revue des Deux Mondes” definisce la struttura oscillante tra il documentario criminale Netflix e il processo giudiziario, con testimonianze che si intersecano e flashback che si susseguono al ritmo delle voci dei familiari e degli avvocati.
Il thriller non è una concessione al gusto del pubblico, ma una forma gnoseologica: la verità, come in un giallo, non è data all’inizio, ma va conquistata attraverso l’indizio e l’errore. Il lettore è messo nella stessa posizione di Claire: crede alla storia d’amore, si lascia sedurre, e solo gradualmente, attraverso le crepe nel racconto, le contraddizioni nelle testimonianze, i dettagli che non tornano, comincia a sospettare che qualcosa non funzioni. Ta promesse è una dimostrazione magistrale dell’emprise. Laurens non si limita a raccontare una storia di abuso: la spiega, la seziona, la classifica. Attraverso la voce dell’esperto psichiatra chiamato in tribunale, il lettore apprende le tre fasi canoniche della dinamica perversa: primo, bombardamento sentimentale, seduzione, idealizzazione; secondo, denigrazione, svilimento; terzo, distruzione. Séduire, réduire, détruire.
Il personaggio di Gilles Fabian è costruito come un caso clinico esemplare. La sua professione, marionnettista, è una metafora trasparente: Gilles tira i fili delle persone come tira quelli dei suoi pupazzi. Il blog “Dolce Bellezza” nota come le marionette di Gilles non siano solo di legno: alcune sono di ghiaccio, e devono essere maneggiate con abilità estrema perché le articolazioni non si spezzino; durante lo spettacolo, il pupazzo fonde lentamente. È un’immagine potentissima della relazione con Claire: apparentemente solida, in realtà destinata a liquefarsi, a dissolversi sotto il calore della realtà.
La grandezza di Laurens sta nel rifiuto della caricatura. Gilles non è un mostro urlante, ma un uomo pacifico, sorridente, servizievole, la cui violenza è tutta sotterranea, fatta di silenzi, di frasi ambigue, di piccoli sabotaggi, l’incidente del vaso che distrugge il computer di Claire, le critiche velate al suo corpo, l’indifferenza calcolata. È il pervers narcissique nella sua accezione più insidiosa: quello che nessuno, al di fuori della vittima, è disposto a riconoscere come tale, un pericoloso sociopata, privo di ogni compassione, che tira i fili e usa i meccanismi di ogni perverso.
Particolarmente significativa è la scena della promessa, che dà il titolo al romanzo. Gilles chiede a Claire di non scrivere mai di lui; Claire, in cambio, gli chiede di non tradirla. Nessuno dei due manterrà la promessa. Ma Laurens è attenta a distinguere: la promessa di Gilles è una trappola per neutralizzare l’unica arma che Claire possiede, la scrittura; la promessa di Claire è un atto di fiducia che si rivelerà fatale. La “Revue des Deux Mondes” sottolinea come Ta promesse non sia tanto la storia della relazione nefasta tra Claire e Gilles, quanto la messa a nudo dei meccanismi dell’emprise attraverso la loro dissezione, fredda e implacabile.
Claire Lancel è una protagonista che divide. Da un lato, è una figura di grande complessità: scrittrice affermata, madre di una figlia, segnata dalla perdita di un figlio neonato, esperienza che Laurens stessa ha vissuto e che ha narrato in Philippe, del 1995, ha costruito la propria identità sull’autofiction, il racconto di sé come materia letteraria. La sua promessa di non scrivere di Gilles è, in questo senso, una mutilazione: le viene chiesto di rinunciare al proprio strumento di conoscenza e di sopravvivenza.
Dall’altro lato, la critica ha giustamente rilevato come Claire rischi di scivolare nel ritratto agiografico. Raphaëlle Leyris, nel podcast “Le Masque et la Plume” di France Inter, ha criticato il mancanza di sottigliezza del romanzo: Camille Laurens gioca con il suo stesso personaggio e il suo doppio Claire Lancel, ma ne dà l’immagine di una iper-vittima che ha solo qualità, una generosità e una candore ammirevoli. La Leyris cita anche alcune frasi che suonano imbarazzanti per un libro di Camille Laurens, come “Ho una dipendenza per l’anima umana” o “Detesto la mondanità”. Patricia Martin si è detta delusa, e altri recensori hanno parlato di romanzo scolastico e a tratti esasperante. Tuttavia, queste critiche trascurano un aspetto fondamentale: la cecità di Claire è il soggetto del romanzo, non un difetto della sua caratterizzazione. Laurens non scrive un giallo in cui l’eroina è stupida; scrive un romanzo sull’illusione amorosa come struttura cognitiva. Claire non è sciocca: è una donna che ha scelto di fidarsi, e che paga questa scelta con la propria dissoluzione. Il processo, che occupa buona parte della seconda metà del libro, diventa così non solo un procedimento giudiziario, ma un esame di coscienza collettivo: chi è la vittima? Chi è il carnefice? E se la vittima, a un certo punto, fosse diventata carnefice a sua volta?
La scrittura di Laurens è tesa, precisa, sensuale. La sua prosa alterna frasi brevi e taglienti a periodi lunghi e sinuosi, in un movimento che mima l’oscillazione della protagonista tra lucidità e accecamento. Claire Stolz, su “Acta fabula”, sottolinea come il libro valga soprattutto per le sue qualità propriamente letterarie e per il lavoro di scrittura che conduce il lettore a un vero godimento di uno stile di cui ogni tratto si rivela significante. Il lessico è ricco di riferimenti musicali e operistici, Tosca, Don Giovanni, Couperin, Amy Winehouse, che funzionano come contrappunto emotivo alla vicenda: l’opera come teatro delle passioni estreme, la musica come linguaggio dell’indicibile. Il titolo stesso del romanzo che Claire scrive alla fine, Le Baiser de Tosca, allude a un celebre episodio operistico in cui nessuno dei due contraenti mantiene la propria promessa, e in cui la trahison de l’un ne vaut pas mieux que celle de l’autre.
Particolarmente riuscito è l’uso del on nei poemi: un pronome impersonale che cancella l’identità di Claire e la riduce a pura voce sofferente, a soggetto senza soggettività. È la lingua della depersonalizzazione, della perdita di sé che l’emprise produce. Laurens, che ha teorizzato la questione della ripetizione come nevrosi in Encore et toujours, del 2013, mette in scena in Ta promesse la ripetizione “névrotique des amours malheureux”, la coazione a ripetere che spinge Claire verso uomini che non potranno mai renderla felice.
Il processo che chiude il romanzo non è un deus ex machina: è il punto di approdo di una ricerca della verità che Claire conduce su se stessa prima ancora che su Gilles. La sentenza, due anni di reclusione, di cui diciotto mesi con la condizionale, per “coups et blessures involontaires”, non assolve né condanna definitivamente, ma lascia aperta la domanda che attraversa tutto il libro: chi è la vera vittima?
La risposta di Laurens è ambigua e coraggiosa: Claire è vittima di Gilles, ma è anche artefice della propria cecità. Gilles è un manipolatore, ma è anche un uomo ferito, un bambino abbandonato dalla madre, un orphelin de l’amour che cerca negli altri lo specchio che non ha mai avuto. Non c’è un colpevole unico, sembra dire Laurens: c’è un sistema di sofferenza che si riproduce, di promesse tradite che si accumulano, di parole svuotate che circolano senza più significato. In questo senso, Ta promesse è un romanzo anti-romantico: non celebra l’amore, ma ne smonta i meccanismi, ne denuncia le illusioni, ne mostra le rovine. Eppure, paradossalmente, è anche un romanzo d’amore: perché solo chi ha amato può scrivere con tanta precisione del dolore dell’abbandono, della vertigine del tradimento, della nostalgia di un tempo in cui tutto sembrava possibile.
La citazione di Philip Roth che Laurens aveva pensato di porre in esergo, “Il fatto è che capire gli altri non è la regola, nella vita. La storia della vita è sbagliarsi sul loro conto, ancora e ancora, con accanimento, e, dopo averci ben riflettuto, sbagliarsi di nuovo”, è la chiave di volta del romanzo. Per leggere un romanzo come per amare qualcuno, bisogna essere dupes. La sospensione consensuale dell’incredulità che Coleridge identificava come condizione della lettura è la stessa che rende possibile l’amore.
La storia non può essere letta senza tenere conto del contesto biografico di Camille Laurens. L’autrice gioca maliziosamente con le corrispondenze tra la sua eroina e la propria storia: Claire Lancel, come Laurens, ha perso un figlio e ha scritto di lui; è stata vittima di molestie sui social network per una recensione controversa; è stata citata in giudizio dal suo ex compagno per aver descritto momenti della loro vita intima. La stessa Laurens ha ammesso, durante la promozione del libro, di essersi ispirata a una relazione che ha vissuto lei stessa, pur avendo aggiunto molteplici elementi di finzione. Questa dimensione autofinzionale è centrale nel romanzo. La promessa che Gilles estorce a Claire, non scrivere mai di lui, è la stessa che, secondo la finzione romanzesca, l’autrice avrebbe fatto al suo compagno. E il romanzo che tenete tra le mani è la prova del tradimento: Laurens ha scritto di lui, ha infranto la promessa. Ma è anche la rivendicazione di un diritto: il diritto della scrittrice a trasformare la materia della propria vita in letteratura, a tradire la promessa per fedeltà alla verità.
Ta promesse è un romanzo sulla scrittura come atto di resistenza. Claire infrange la sua promessa, scrive di Gilles, e in questo tradimento trova la sua salvezza: la scrittura è l’unico modo che ha per sopravvivere alla dissoluzione, per dare forma al caos, per trasformare il dolore in conoscenza. La promessa infranta non è una sconfitta morale, ma una vittoria epistemologica: è il trionfo della verità sull’illusione, della letteratura sulla menzogna. Laurens, con questo romanzo, tiene la sua promessa: quella con se stessa, con la letteratura, con il lettore. Ci consegna un libro crudele e tenero, intelligente e viscerale, costruito con la precisione di un orologiaio e la passione di un’amante tradita. Un libro che, come l’amore, non mantiene tutte le sue promesse, ma che proprio per questo rimane vivo, contraddittorio, indimenticabile.
- Autore: Camille Laurens
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Edizioni Clichy
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La tua promessa
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