Freud. Lettere alla figlia Anna. Ventuno missive inedite
- Autore: Sigmund Freud
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2026
Da queste lettere inedite che Freud spedì a sua figlia Anna, dal titolo Freud. Lettere alla figlia Anna. Ventuno missive inedite (L’orma editore, 2026, a cura di Eusebio Trabucchi), troviamo dal fondatore della psicoanalisi le preoccupazioni e le speranze di ogni padre.
Anna è la figlia che rimase col padre per diventare psicoanalista lei stessa. Ebbe un’infanzia travagliata, questa figlia, tolta da scuola nel 1910 per un’operazione all’intestino che le fece perdere peso, e con un carattere "irragionevole". Un’altra lettera arrivò due anni dopo, con Anna sedicenne che si trovava ricoverata a Merano per i soliti problemi di inappetenza, che il padre trattò con affetto, nonostante le altre due figlie maggiori del dottore, che si sposarono presto, assolutamente indifferenti agli studi del padre. Anna Freud risolse i suoi problemi scolastici presentandosi come privatista. Freud chiude le lettere con "il tuo papà". La figlia Sophie, già con due bambini, morì a causa dell’influenza definita spagnola, nel 1920. La famiglia fu sopraffatta da questo dolore.
Freud ebbe con Anna un rapporto totalizzante e quando lei, diciottenne, partì per l’Inghilterra per delle conferenze, la mise in guardia dal dottor Jones con parole da padre possessivo:
So da fonti molto affidabili che il dottor ha la serie intenzioni di corteggiarti. È senza dubbio il primo caso della tua giovane vita e non penso certo di privarti della libertà di cui hanno goduto le tue due sorelle maggiori.
Un padre che ha fatto già una scelta per l’estrema intelligenza di Anna, che poi diventerà la sua allieva migliore e che da grande non fu sempre d’accordo con le tesi del genitore. Un patriarca, un uomo risoluto, al punto che dJones rivelò che era già stato sposato, ma viveva da separato già da molti anni, ma lui lo stimava molto, peccato il vizio del gioco dove perdeva tutto. Uno studioso della psicoanalisi messo in cattiva luce, perché la figlia capisse il pericolo cui andava incontro.
Ma fu così anche quando Anna diventò grande, di uomini non si doveva parlare; era troppo per lui, che pure aveva perso una figlia bellissima come Sophie, cui la febbre spagnola prese il sopravvento, come già scritto. Freud era un genio, ma aveva bisogno di persone che credevano nella sua teoria. Chi più di un familiare stretto, che non sembrava interessata a sposarsi? Forse la figlia non gli perdonò il mancato corteggiamento, ma più perché il divario anagrafico tra lei e il dottor Jones era notevole; poi Freud morì prima che iniziasse il secondo conflitto mondiale, ma l’Austria era già stata annessa alla grande Germania, nel 1938. Era malatissimo ma odiava Hitler perché era “l’austriaco folle". Poi ci sono le lettere che mandava a Anna dove parlava profusamente della moglie, cui lui era devoto, ma ne capiva le idiosincrasie, i gesti di stizza. La condizione ideale dello studioso era un rapporto a tre: la lamentosa moglie e Anna, la figlia geniale.
Le lettere sono bellissime e invito i lettori a comprare questo bellissimo "pacchetto", dove troveranno il padre della psicoanalisi e il padre reale, che non era molto diverso dai borghesi di Vienna.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Freud. Lettere alla figlia Anna. Ventuno missive inedite


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