- Autore: Giorgio Ghiotti
- Categoria: Poesia
- Casa editrice: Vallecchi
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788882522377
Ebbene, Giorgio Ghiotti, che da tempo si era guadagnato un pezzo di lettori per le sue poesie e per i suoi libri di narrativa, ora ha una riconoscibilità, che anche chi scrive non può non ammettere. Nell’assoluta devozione anche per altri poeti, ci si imbatte nei testi di Ghiotti, che non rinuncia al suo stile minimalista ed evocativo. Anche in questo libro, dal titolo Due paradisi (Vallecchi, 2025, curatela di Isabella Leardini), la musa che gli viene in sogno e in veglia è Biancamaria Frabotta, amica e complice, scomparsa poco tempo fa, per anni compagna e sodale di Renzo Paris.
Il poeta ha bisogno di chiamare a sé i suoi amori lirici, che sono stati importanti anche nel secolo scorso: oltre a Biancamaria, Patrizia Cavalli e le altre, non necessariamente italiane. Tutte donne dal grande temperamento, che hanno vissuto la lora paziente notorietà quando "le petit enfant" Ghiotti andava sotto il tavolo a giocare, essendo di pochi anni.
Mentre nei versi di Capita a volte, di sera soprattutto, poesia non completa:
Nel vuoto della casa poche ore / prima vivandiera di avere una visione, / come un anticipo di qualcosa che mai / avresti voluto possedere, una rivelazione / inconcludente, terribile, presunta: / come crescerà la mia leggenda / se di voi dovrò accettare anche la perdita, / lasciarvi entrare in altri paradisi - / se quello era l’epilogo chi più dirà / com’ero bella fatale disadorna, / uomo oppure donna, perfetto ospite / di casa - come parlavo lenta trascinata / da una certezza sovrana che mi avrebbe / fatta sua per sempre, mia eterna stagione / inconcludente, mia immeritata sorte.
Questa manciata di poete insufflano, ispirano l’aria dove Ghiotti cammina o sta fermo in un terrazzo, dove il passaggio di consegne avviene, perché è come qualcuno che ti dà un grande incarico per ricordare le amiche e farsene di nuove. Anche questo amabile gioco degli specchi dove il poeta diventa "la poeta", da quando il termine "poetessa" è stato messo su in soffitta. E non che lo scrittore non abbia amore per poeti "uomini", che però trova già sufficientemente omaggiati.
Isabella Leardini, che ha curato il testo, dice del suo protetto che ha il dono raro della "sprezzatura", un’aristocratica distanza che non gli permette di essere totalmente nel presente, ma come se fosse il custode dei versi dello scorso secolo. Che poi a vederlo, talvolta, con una sigaretta in mano che ride e la sua grande testa che indossa gli occhiali da vista, sembra veramente il testimone del passato e del futuro nell’arte dello scrivere versi e periodi narrativi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Due paradisi
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