- Autore: Colette
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Chissà se ancora oggi i nostri cani e gatti, acciambellati sopra i divani o mentre raschiano con gli artigli il legno delle porte per richiamare la nostra attenzione, chiacchierano fra di loro dandosi del voi, citando autori classici e disquisendo con fare aristocratico, quasi da veri filosofi del piacere, della beatitudine di un raggio di sole che ne riscalda il pelo o della goduria dei resti di pollo che finiscono nella loro ciotola. Di certo lo fanno i due protagonisti di Dialoghi di animali di Colette (L’orma, 2025, trad. dal francese di Francesca Bononi, postfazione di Lorenzo Flabbi), il terzo volume con il quale la casa editrice romana impreziosisce il suo pregiatissimo progetto Chantier Colette.
Il testo, che ha conosciuto una stesura lunga e travagliata (una primissima versione già nel 1904, una seconda già ampliata l’anno successivo, fino alla stesura definitiva data alle stampe nel 1930 dal Mercure de France, storica realtà editoriale strettamente connessa a Rachilde, alla quale è dedicato il volume), raccoglie una dozzina di dialoghi fra Kiki-Zuccherino, un “gatto certosino”, e Toby-Cane, un “bulldog striato”, due animali domestici che condividono osservazioni e riflessioni sulla loro vita quotidiana. Il microcosmo nel quale si muovono, costituito non solo da un appartamento ma da dimore in campagna, il dietro le quinte di un teatro e il quartiere tutto intorno, offre ai due saggi – ma pur sempre bestiali – personaggi mille e più tematiche da affrontare, in un’esplosione di osservazioni che spaziano dei più piccoli gesti ai traumi dell’esistenza. A ruotare come astri donatori di vita intorno ai due ci sono, ovviamente, i padroni, due semidivinità indicate semplicemente con un “Lui” e una “Lei”, sempre rigorosamente in maiuscolo.
Kiki e Toby battibeccano, spesso non sono d’accordo, hanno sempre una risposta pronta, si conoscono e si deridono a vicenda, si pungolano sulle debolezze l’uno dell’altro, a volte mal si sopportano com’è ovvio che sia. Pare metterli d’accordo soltanto l’adorazione (certo, spesso difficile) della coppia Lui-Lei e una fame atavica che viene a rimestare stomaco e anima a entrambi prima di ogni pasto.
KIKI-ZUCCHERINO, altezzoso: Stai russando.
TOBY-CANE, che faceva finta di dormire: No, sei tu.
KIKI-ZUCCHERINO: Ma figuriamoci. Io faccio le fusa.
TOBY-CANE: È la stessa cosa.
KIKI-ZUCCHERINO, liquidando la discussione. Grazie a Dio, no! (Silenzio) Ho fame. Di là non sento trafficare coi piatti. Ma non è ora di cena?
TOBY-CANE, si alza e si stiracchia a lungo le zampe anteriori, i gomiti rivolti all’esterno; sbadiglia e scocca una lingua araldica dalla punta arricciata: Non lo so. Ho fame.
KIKI-ZUCCHERINO: Lei dov’è? Come mai non sei attaccato alla sua sottana?
Eppure Dialoghi di animali non va scambiato per un’opera satirica né una favola che prende in prestito la lunga tradizione degli animali parlanti per fare la morale ai bipedi pensanti. Dall’osservazione a quattro zampe dei protagonisti Colette tira fuori un’indagine sull’umano e un dagherrotipo della vita di tutti i giorni. Sulla coppia dei padroni, come su ogni coppia e ogni individuo, cala sempre il male, ora sottoforma di incidenti ora di crisi amorose; e le due bestie parlanti, astri onnipresenti intorno agli umani, ne risentono e ci riflettono sopra. Senza dimenticare l’inesorabile scorrere del tempo.
KIKI-ZUCCHERINO: La febbre!
TOBY-CANE, fanatico: La sua febbre profuma più della salute di chiunque altro!
KIKI-ZUCCHERINO, facendo spallucce: E poi dicono del fiuto dei cani! Le convinzioni dei Due-Zampe si reggono sulle favole per bambini. Sai bene che la febbre…
TOBY-CANE, sottovoce: Sì. Fa paura.
KIKI-ZUCCHERINO: Fa paura, ti fa venire i brividi alla schiena, un senso di disgusto nelle narici e spasmi ovunque. Sulla soglia di una camera dove c’è la febbre ci si blocca, si cerca qualcuno, si ha paura di ciò che potrebbe esserci nascosto. Lei se ne stava lì coricata, sola e bollente, e io l’ho guardata a lungo, pronto a scappare, dicendomi: “Chi mai ci sarà dietro le tende? Chi è che la opprime e la tormenta, facendola gemere così nel sonno?”
La travagliata e lunga stesura dell’opera ci ricorda così che, anche in questo testo all’apparenza strampalato o perlomeno inusuale, Colette non si è tirata indietro dal cuore pulsante di tutta la sua opera, intessendo sotto un ennesimo titolo la magica e affascinante indagine sui rapporti e gli incontri degli individui; in questo caso, con una giravolta stilistica che ne segnala ancora una volta l’estro, ha semplicemente sostituito i soliti boudoir e gioielli con un paio di vibrisse e un tartufo schiacciato e rimpiazzato i discorsi pronunciati sottovoce fra gelosia e passione con un delizioso concerto di miagolii e latrati.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Dialoghi di animali
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