Caligola
- Autore: Albert Camus
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2018
Circa nove mesi prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, lo scrittore e filosofo esistenzialista francese Albert Camus decide di consegnare al proprio pubblico un nuovo paladino della sua filosofia dell’assurdo. Dopo il Mersault de La morte felice, steso tra il 1936 e il 1938, lo scrittore originario di Algeri fa ricadere la sua scelta sul leggendario imperatore folle Caligola, costruendo attorno al protagonista un dramma degno di successo e che si inserisce perfettamente, pur attingendo al genere teatrale, alla sua filosofia esistenzialista.
Non bisogna cadere in errore considerando quello di Camus un “teatro dell’assurdo”; quest’ultimo rappresenta un genere di dramma parallelo, e che riscosse un largo successo fra la borghesia grazie ad autori come Samuel Beckett o Jean Tardieu. Di pari rilievo è la vicenda editoriale del dramma in questione, Caligola (Bompiani, 2018, trad. di Camilla Diez): una prima edizione, come anticipato all’inizio, vede la sua stesura nel 1939 ed è rappresentata in teatro nel 1945, caratterizzata dai tradizionali 3 atti; la versione definitiva vede il suo completamento solo nel 1958, presentando, invece, ben 4 atti e apportando modifiche altamente significative al prodotto finale.
Lo spropositato potere che ha nelle mani l’imperatore Caligola e che rende quest’ultimo, secondo i libri di storia romana, il più folle dei suoi innumerevoli detentori, fa da grande pretesto per immergere anche questo personaggio nella filosofia di Camus. Lo stesso imperatore è consapevole della mancanza di senso nella guida di un impero; infatti, secondo Caligola,
non è più immorale derubare direttamente i cittadini che infilare tasse indirettamente nei prezzi delle derrate di cui non possono fare a meno.
È questo il punto di partenza per legittimare quella che sarà la condotta del detentore del potere: sfidare l’assurdità con l’arma posseduta solo dall’imperatore, la libertà. “Vedrete quanto vi costerà la logica!”, esclama Caligola ai suoi uomini più vicini: una logica assurda e l’unica impregnata di valore libero fra tutti i suoi sudditi di Roma. Sudditi che lui stesso odia, in quanto nessuno di loro ritiene sé stesso libero e vincolato da valori a priori e futili. Consequenziali, quindi, sono le decisioni folli che prende l’imperatore, causando volontariamente carestie, esecuzioni capitali di massa e derubando apertamente i cittadini.
Non manca la volontà, da parte dell’imperatore, di sfidare anche le divinità, eliminando del tutto la rivalità con esse, innestando nel dramma un altro elemento di profondo dibattito nella filosofia esistenzialista. Caligola ha piani ben precisi: essere libero fino in fondo e affrontare l’assurdo dell’esistenza servendosi del suo dono più prezioso. Le battute finali portano perfettamente in scena l’epilogo non solo della vicenda del folle imperatore, ma anche della stessa filosofia di Camus: in seguito alla congiura condotta dai sudditi, Caligola verrà ucciso brutalmente. Egli è tradito dalla sua stessa libertà; sarà schiacciato dalla sua stessa volontà di aver sfidato l’assurdo, e la libertà tanto auspicata dal sovrano si rivelerà nient’altro che autodistruttiva. Nella partita a scacchi fra l’individuo e l’assurdo, il secondo prenderà il sopravvento con ogni possibilità, condannando l’uomo al non senso dell’esistenza, a spingere il proprio sasso verso la cima del monte.
Caligola
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