A occhi aperti. Saggi, discorsi, scritti vari
- Autore: Ingeborg Bachmann
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2025
Ingeborg Bachmann non era soltanto una poeta, ma un’intellettuale di grande carisma, una giornalista e una scrittrice. Il trentesimo anno, edito da Adelphi, che ha pubblicato quasi tutti gli scritti della Bachmann in varie collane, è considerato uno dei migliori racconti del Novecento.
Nata in Carinzia, in Austria, nel 1926, studiò nel suo paese natale, per poi laurearsi, a Vienna, su una tesi contro Martin Heidegger; ora è stato pubblicato un libro che contiene un mélange di carte sparse, dal titolo A occhi aperti. Saggi, discorsi, scritti vari (Adelphi, 2025, curatela e traduzione di Barbara Agnese).
Nella prima parte c’è un saggio che parla quasi esclusivamente di Ludwig Wittgenstein, un filosofo di grande talento che pochissimi conoscevano. Non andava a festeggiare in un locale, né a cene tra scrittori, gli si attaglia alla perfezione un motto del giornalista Karl Kraus: "Sono famoso, ma ancora non si è sparsa la voce". La Bachmann aveva letto tutto sul filosofo, anche la frase che su quello che non sappiamo bisogna tacere, e la condotta di vita di Wittgenstein faceva pensare a un’esistenza mistica, di chi si accontenta di una casupola e una sedia. A parte il modo di vivere, ciò che attraeva Bachmann era la consapevolezza di Wittgenstein sui limiti dell’uomo e del suo linguaggio. Nessuno sa perché siamo in questo mondo, laicamente parlando.
Poi la filosofa austriaca aveva un debole per la musica e nella seconda parte del libro scrive di Maria Callas. La cosa sorprendente della Callas è come appariva in scena, come spostava gli oggetti, come si sedeva al tavolo; e non solo il belcanto, ma il suo corpo che entrava nel personaggio in modo totale.
Da austriaca non poteva non scrivere su Musil in terra di Cacania, nel libro capolavoro L’uomo senza qualità. Ma era uno scrittore anche molto criticato, tanto che l’autrice lo difende così:
E quindi che senso ha domandarsi se questo romanzo sterminato sia da considerarsi fallito o no? Come potremmo, invece, rendergli davvero giustizia?
Questo perché Musil fa parlare il personaggio più importante del libro, Ulrich, che dice di essere un’espressione importante andata perduta.
Mentre come cronista scrive un pezzo sulla paura di viaggiare in aereo e va a finire che, una volta letto, anche chi non lo dava a vedere vacilla e ammette di stare in cielo su un aereo nelle tratte lunghe e non dormire dà dei brividi di paura.
Come di consueto un elzeviro sugli adolescenti degli anni Settanta a Roma, che erano tutti stupidi, e un articolo con lo sguardo totale sulla capitale di immensa bellezza.
Purtroppo le persone non leggono gli scritti sparsi, ma si ricordano come sono morti i personaggi famosi. Bachmann, è appurato, dopo il suicidio di Celan che amò disperatamente, incominciò a fare un uso improprio di barbiturici e benzodiazepine. La famosa sera a via Giulia, la sigaretta diede il fuoco a una vestaglietta di nylon, ma Ingeborg Bachmann non era in grado di chiedere aiuto per i troppi farmaci assunti. Non ebbe nemmeno la fortuna di morire subito ma dopo tre settimane al Sant’Eugenio di Roma, tra indicibili sofferenze. A noi restano le sue poesie e i suoi scritti, belli e pieni di speranza, ma anche tristi. Lei scriveva in tedesco e il muro di Berlino non era certo caduto ancora. Ebbene, come molti austriaci e tedeschi i campi di concentramento non erano ancora stati del tutto metabolizzati. Forse per questo Celan si uccise: non c’era amore che poteva lenire un avvenimento così orribile.
A occhi aperti. Saggi, discorsi, scritti vari
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