Mandorla amara
- Autore: Cristina Cassar Scalia
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Vani, ascoltami: ho la netta impressione che si tratti di una situazione complicata assai. Una di quelle faccende che solo tu saresti capace di sbrogliare.
È così che Adriano Calì, il “grande medico legale” e suo migliore amico, riassume al vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi il caso in cui lui stesso, ospite dell’imbarcazione dell’avvocata Maria Giulia De Rosa – Giuli –, si è imbattuto durante una gita in mare verso le Eolie, nel nuovo romanzo di Cristina Cassar Scalia, Mandorla amara (Einaudi, 2025).
La trama si apre con la sconvolgente scoperta di sette cadaveri su uno yacht di lusso, l’Almond, di proprietà di Edoardo Lavinaio, il magnate delle mandorle, uno che, partendo dal mandorleto di famiglia, ha creato un impero. In seguito a un avviso della Capitaneria di Porto diramato a tutte le imbarcazioni presenti nel tratto di mare antistante a Marina di Cottone, due membri dell’equipaggio di Giuli, Adriano e Gaetano, salgono sulla barca che, non ancorata, ha i motori accesi, ma non dà alcun segno di vita.
Dopo il tragico ritrovamento, una delle ipotesi circa la causa della morte delle sette persone a bordo riguarda il monossido di carbonio, ma il colorito cianotico e le labbra color rosso scuro non lasciano dubbi: avvelenamento da cianuro.
Nel ricevere la telefonata dell’amico che l’avverte di aver chiesto che sia lei ad essere incaricata del caso, Vanina si sente sollevata:
Non vedeva l’ora di tornarsene all’isola felice della sua vita catanese, di rivedere Adriano e di buttarsi “con tutte le scarpe” nel caso complicato che si profilava l’orizzonte. Era quello che le serviva, dopo giorni di momentaneo ritorno alle indagini sulla criminalità organizzata. Faceva bene a non cedere ai superiori che le chiedevano di tornare a occuparsi stabilmente di quello anche a Catania.
Il gradito ritorno, per i suoi affezionati lettori, di Vanina, è dunque legato a un’indagine che si presenta particolarmente intricata e delicata: non solo si svolge in ambienti dell’élite economica siciliana, ma, ricostruendo le ultime ore delle vittime, emergono rancori, rivalità, affari poco trasparenti, legami sentimentali segreti e tradimenti. Quale può essere, in questo contesto, il movente? E poi, la vittima designata era una sola e gli altri sono stati “danni collaterali”, oppure gli obiettivi erano più di uno?
L’attività investigativa subisce una svolta quando vengono recuperati i dati da cellulari e computer: informazioni compromettenti che forniscono possibili spiegazioni sul colpevole e sullo scopo dell’avvelenamento – non un gesto impulsivo, ma premeditato con cura. Solo dopo interrogatori, confronti e false piste, Vanina riesce a ricostruire ciò che è successo veramente, grazie a un dettaglio apparentemente insignificante, insieme a una testimonianza contraddittoria, di cui si rende conto contemporaneamente all’amico Patanè.
Apprezzata per i dialoghi efficaci, in cui il dialetto si innesta senza forzature, per l’ambientazione mediterranea, in cui vengono esaltati i diversi aspetti tipici della “sicilianità”, i quali si alternano alle dinamiche interpersonali e alle indagini, nonché per la protagonista, di cui emergono ancora una volta anche vulnerabilità e doti umane, questa nuova avventura investigativa si chiude lasciando intravedere la tensione di un prossimo caso da risolvere e una sensazione amara, proprio come il sapore della mandorla che dà il nome al romanzo.
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