Le rane
- Autore: Mo Yan
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
Le rane (Einaudi, 2013, trad. di Patrizia Liberati) non è di certo un romanzo da prendere alla leggera. Anzi. Prima di approcciarsi al racconto, bisogna essere ben consapevoli della portata emotiva della storia che Mo Yan, autore Nobel per la letteratura nel 2012, tratteggia con linguaggio altamente lirico ed evocativo.
A livello contenutistico, il romanzo si concentra sul rapporto della popolazione cinese con la politica di controllo delle nascite – la cosiddetta “politica del figlio unico” – istituita dal governo cinese alla fine del XX secolo, e sulle conseguenze pratiche e psicologiche derivate dall’applicazione di questa legge. Questo si traduce nel testo in un mosaico di personaggi, un coro di voci che mostra al lettore la sofferenza e la violenza subite. Il tema centrale è lampante e pervasivo: Mo Yan non si distrae un secondo e il lettore, di conseguenza, non ha un attimo di tregua. Se nella prima parte, infatti, l’autore costruisce il contesto della storia grazie a episodi di vita quotidiana apparentemente scollegati dal tema principale, non appena si entra nel vivo dello sviluppo narrativo Mo Yan drammatizza un susseguirsi di scene sempre più violente (psicologicamente e non), che raggiungono il culmine nel finale, dove viene mostrato chiaramente che nessuno riesce a salvarsi dalle conseguenze psicologiche di tali atti. Non solo. Il lettore è chiamato a un ulteriore sforzo immaginativo ed emotivo, poiché la narrazione segue sì la storia delle vittime, ma dal punto di vista del carnefice. Il lettore si ritrova così a doversi immedesimare nella controversa protagonista: Wan Xin, levatrice prima e addetta al controllo delle nascite poi. Fedelissima al partito, la donna non si fa scrupolo a garantire che la legge venga applicata, svolgendo con dedizione il suo incarico perfino all’interno della propria famiglia. E tuttavia anche una fede cieca nel partito reclama un prezzo da pagare, prezzo che si manifesta in una forte crisi di coscienza, illustrata dall’autore con incredibile maestria nell’ultima parte del libro.
La forza della scrittura di Mo Yan, tuttavia, non si mostra solo nel suo lirismo, ma anche e soprattutto nella sua capacità di rimanere imparziale. Durante tutta la narrazione, infatti, il lettore viene abbandonato al testo, in un’esortazione a sviluppare un proprio, individuale pensiero critico. Ciò avviene attraverso la caratterizzazione dei personaggi stessi, rispetto ai quali non traspare alcun giudizio morale e che vengono dipinti con una complessità tale da renderli estremamente umani nei propri dilemmi etici. L’immagine che la penna di Mo Yan dipinge, allora, è quella di una realtà sfaccettata, realistica e quanto più oggettiva possibile. Nel seguire le direttive del partito, Wan Xin non si muove alla cieca, ma guidata dalla propria bussola morale, secondo la quale il controllo delle nascite sarebbe stato proprio il lascito della Cina al mondo e per il mondo; un modo per la Nazione di contribuire al benessere dell’umanità combattendo la sovrappopolazione. Così questa tematica si inserisce nell’ultima parte del romanzo, portando alla luce una nuova chiave di lettura e complicando ancora di più il discorso. Il lettore si ritrova davanti a un nuovo dilemma morale: è giusto applicare queste riforme, in nome di un bene più grande? Anche in questo caso, l’autore non fornisce una risposta.
Per il lettore Occidentale, poi, viene naturale paragonare la politica abortista cinese con il modo in cui questo tema viene affrontato in Occidente. Interessante, allora, il discorso sul controllo dei corpi, che sviluppa un ulteriore livello di lettura. Se negli Stati occidentali, infatti, la contraccezione è principalmente focalizzata sul corpo femminile, la necessità di applicazione della legge costringe la Cina a un pragmatismo che non distingue tra uomo e donna, ma che pratica interventi medici ad ambo i sessi senza distinzioni.
In conclusione, Le rane è un romanzo denso, stratificato, in grado di porre il lettore davanti a uno spaccato sociale dipinto con estrema chiarezza e lucidità. Come tale, si dimostra una lettura emotivamente impegnativa, ma in grado di restituire una grandissima ricchezza.
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