Le mani sporche
- Autore: Jean-Paul Sartre
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Narrativa Straniera
Correva l’anno 1948 quando Jean-Paul Sartre decise di consegnare al proprio pubblico un nuovo "eroe" del suo esistenzialismo, profondamente influenzato dall’assassinio di Trockij avvenuto 8 anni prima. Simone de Beauvoir, compagna di vita di Sartre, ebbe l’opportunità di conoscere a New York un ex segretario di Trockij, il quale fornì alla donna numerosi e significativi dettagli che lo scrittore francese non esitò a fare suoi nella stesura della vicenda di Hugo, protagonista de Le mani sporche e rientrante nei più riusciti personaggi teatrali dell’autore in esame.
Il protagonista è un giovane militante delle forze di estrema sinistra dell’Illiria (regione storica dei Balcani occidentali, corrispondente a diverse aree di Albania, Montenegro, Kosovo, Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Slovenia) di estrazione sociale borghese, significativamente attratto però dagli ideali e principi comunisti, nonché anarchici, che spingeranno Hugo a mettersi a servizio di un gruppo di estremisti volti a far fronte contro l’occupazione tedesca.
Tutta la vicenda ruota attorno all’omicidio di Hugo nei confronti di Hoederer, figura di riferimento del partito comunista, il quale ha l’obiettivo di patteggiare con le forze di destra: un omicidio pianificato da alcuni membri del partito non aderenti alle direttive del nuovo capo di riferimento. Non può che essere questa l’occasione perfetta per Hugo, l’opportunità di lasciare per la prima volta un proprio e concreto segno nella storia. "Sono nel partito per dimenticarmi", asserisce il protagonista, il quale porta sempre con sé nella sua valigia delle fotografie ritraenti sé stesso da giovane con l’intento di nasconderle a chiunque, persino a sua moglie Jessica.
Hoederer e Hugo mettono in scena un perfetto confronto fra due linee di pensiero ben precise, nonché i due poli opposti del dramma in questione, incarnando visioni del tutto contrapposte del modo di interpretare l’azione politica. Il capo del partito proletario attinge a una concreta e viva fermezza d’animo, una ferrea volontà (nonché libertà) di mettere in discussione i valori del proprio partito di appartenenza; è Hoederer che è disposto, appunto, a sporcarsi le mani per la sopravvivenza del partito, scendendo a compromessi non esattamente comodi.
Me ne strainfischio dei morti. Sono morti per il Partito, e il Partito può decidere quello che vuole. Io faccio una politica d’uomo vivo, per gli uomini vivi.
Affermare una assoluta libertà d’azione che si dimostra svincolata da componenti etiche e prendere decisioni complesse, e talvolta controverse, diviene necessario per il bene del popolo, per il bene di una politica viva e all’avanguardia. D’altro canto, il protagonista Hugo incarna la purezza degli ideali politici, la necessità di far perdurare i principi ai quali ha deciso di aderire per dimostrare di appartenere a una concretezza che mai ha avuto modo di trovare nella sua misera vita da intellettuale borghese. Atteggiamento che manterrà fino all’epilogo della vicenda, quando egli si consegnerà ai compagni di partito che hanno aderito alla politica di Hoederer e di conseguenza perseguitato il protagonista per il suo atto omicida. "Non recuperabile" afferma Hugo nella battuta finale del dramma, rifiutando qualsiasi tipo di scomodo compromesso che avrebbe eventualmente intaccato la sua nuova e perfetta immagine di idealista.
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